Foggia. Un affare da oltre 20 milioni all’anno

18/03/2005
      Sud
    venerdì 18 marzo 2005

    sezione: PUGLIA – pagine 8

    In città / Sono 44 gli istituti che si occupano di commercianti e artigiani

    Un affare da oltre 20 milioni all’anno

      Il racket delle estorsioni è arrivato a proporre ai commercianti foggiani le stesse " tariffe" degli istituti di vigilanza pur di non perdere quote di mercato; mentre a Cerignola il clan Di Tommaso ha tentato di " legalizzare" il pizzo fondando una società la Best Security che offriva servizi di vigilanza. L’interesse della criminalità organizzata offre una anomala riprova dell’importanza, anche economica, del settore della sicurezza privata, in cui operano 44 società che coprono praticamente tutti i 64 Comuni della provincia di Foggia. Un numero che « non ha riscontro in nessun’altra realtà italiana — commenta Mary Manocchio, segretario generale della Filcams Cgil — Ci sono più istituti di vigilanza in Capitanata che nell’intera provincia di Milano ».

      Scavando sotto la superficie si scopre, però, che tutte o quasi le società chiudono i bilanci in passivo; e che l’elemento su cui si fonda la concorrenza è il taglio, talvolta indiscriminato, del costo del lavoro. È il quadro, sintetico, offerto dal settore della vigilanza privata nel foggiano, dove « scontiamo la cattiva gestione del settore degli anni passati — afferma Roberto Annarelli, presidente di Assvigilanza, associazione aderente a Confcommercio che rappresenta 30 istituti — quando si è consentita l’apertura di una società in ogni Comune, anche con un solo dipendente ».

      Sono circa 800 i vigilantes foggiani; ma la metà lavora nei 4 5 istituti principali. Il fatturato del settore supera i 20 milioni di euro l’anno. Ma « i bilanci chiudono in passivo— continua Annarelli — perché il nostro è un settore molto sensibile alle sollecitazioni del mondo politico, più che a quelle provenienti dagli ambienti criminali » . Traduzione: gli istituti di vigilanza gonfiano i propri organici per " omaggiare" gli amministratori pubblici, con cui trattare per appalti e commesse; ma devono anche trovare spazio per le assunzioni raccomandate da qualche pezzo grosso della criminalità locale.

        Ecco spiegato, secondo i datori di lavoro, il singolare caso di bilanci chiusi quasi sempre in passivo. Anche quelli delle società più grandi, dove « non si riesce a ottenere l’applicazione del contratto collettivo di lavoro. Altrove — commenta Manocchio— basta questo a far scattare la revoca della licenza; da noi non è mai accaduto ». Così come «nessuna società di vigilanza — continua la segretaria della Filcams Cgil — ha mai agito direttamente per espellere i personaggi equivoci » . Il riferimento è ai familiari di noti pregiudicati prima assunti e poi licenziati a seguito dell’intervento della Prefettura o della Questura. Si tratta di « situazioni anomale — come le definisce il prefetto, Fabio Costantini — rispetto a cui la soglia di attenzione è sempre molto alta; ma qualche falla nei controlli può aprirsi ».