Fnac Tagli ai negozi e nuovo look non solo la cultura, anche i tostapane

24/09/2012

I televisori hanno un prezzo sempre più basso, le vendite di cd, dvd e libri di carta sono destinate inesorabilmente a diminuire: così la Fnac, l’«agitatore culturale» che da quasi sessant’anni punta sulla formula tecnologia-libri-dischi, naviga in pessime acque. Soprattutto in Italia, indicata nel gennaio scorso come il Paese con le maggiori probabilità di chiudere. «Non abbiamo raggiunto la dimensione desiderata e non ci sono più le condizioni per andare avanti da soli — ha detto lo scorso gennaio il presidente Alexandre Bompard —. Studiamo tutte le opzioni possibili e prenderemo una decisione entro fine anno».
La nascita
Molti mesi sono passati, e l’avvicinarsi della scadenza di fine 2012 non lascia ben sperare per il futuro dei 600 dipendenti italiani di Fnac. La Fédération nationale d’achats des cadres venne fondata nel 1954 dall’allora militante comunista Max Théret che si avvicinò presto alla sinistra liberale e al partito socialista di François Mitterrand: durante l’era del primo presidente della gauche, la Fnac rappresentò uno dei presidi visibili dell’«eccezione culturale» francese: un luogo che era una specie di mecca per il cittadino appassionato di letteratura, fumetti, musica, cinema, fotografia e oggetti tecnologici correlati. Prezzi (leggermente) più bassi rispetto agli altri negozi, possibilità di ascoltare i dischi prima di acquistarli, consigli di venditori esperti e specializzati e, soprattutto negli ultimi anni, concerti, mostre di fotografia, presentazioni di libri. La legge sul prezzo unico dei libri, voluta dal ministro della Cultura Jack Lang, impedì ai magazzini Fnac di fagocitare le piccole librerie, giocando tutto sommato a favore del marchio, che ha sempre goduto di un’ottima immagine presso i consumatori e gli operatori culturali.
La crisi
Ma la diversità della Fnac sta ormai crollando sotto i colpi della rivoluzione digitale, e della crisi economica che ha colpito soprattutto l’Europa del Sud (i negozi Fnac sono oltre 100, in Europa e in Brasile).
Quanto al primo fattore, Fnac cerca di reagire migliorando la sinergia con il proprio negozio online Fnac.com, e lanciandosi — con successo — nei libri digitali: in questi giorni viene presentata la seconda versione del lettore di libri elettronici Kobo, fabbricato in Canada. Del primo Kobo, lanciato a novembre 2011, sono stati venduti in Francia 60 mila pezzi, tanti quanti il celebre Kindle di Amazon.
Ma non basta. Il management è stato costretto a varare un piano di risanamento che punta a raccogliere 80 milioni di euro per fare fronte a una riduzione del giro d’affari superiore al 5%. Quindi, abolizione di 310 posti in Francia e almeno 200 all’estero. E poi l’introduzione, per la prima volta, di spazi dedicati agli elettrodomestici, che hanno margini più alti e servono a bilanciare il crollo dei guadagni su schermi tv e computer. Aspirapolveri e tostapane, per quanto scelti tra marchi di gamma alta e di ottimo design, hanno fatto il loro ingresso in diversi grandi magazzini soprattutto in Francia, dove dipendenti poco entusiasti ora storpiano il nobile marchio cambiando l’acronimo in Fnac-Federazione nazionale aspirapolveri e caffettiere.
Il caso Milano
Ppr, il polo del lusso guidato da François-Henri Pinault, detiene il 100% di Fnac ma non sembra per adesso disposto a riversare sulla catena neanche una parte degli enormi benefici del settore moda del gruppo (al quale appartengono griffe come Gucci, Yves Saint Laurent, Bottega Veneta). Quanto all’Italia, resta ferma la posizione «studiamo tutte le opzioni possibili», che però si restringono con il passare dei mesi. La decisione finale sarà presa entro l’anno, e un rilancio appare improbabile. Si va verso la chiusura degli otto grandi magazzini di Torino (2), Milano, Genova, Verona, Firenze, Roma, Napoli, a meno che un altro investitore decida di intervenire formando una cordata con Ppr.
I 600 dipendenti italiani, età media 30-35 anni, scendono in piazza con lo slogan «Salviamo Fnac – Il lavoro per noi è un lusso». «A Milano Fnac è diventato nel tempo un presidio di cultura e di scambio — dice l’assessore alla Cultura della città Stefano Boeri —. Perdere Fnac sarebbe perdere uno snodo della nostra vita culturale. Il mio impegno sarà di far presente alla proprietà la nostra attenzione per l’utilità sociale di Fnac». Nelle prossime settimane, in assenza di una risposta chiara della proprietà, scatterà lo sciopero generale.