Fmi, si rischia la recessione

10/04/2003

ItaliaOggi (Primo Piano)
Numero
085, pag. 3 del 10/4/2003
di Giampiero Di Santo


Il grido d’allarme degli esperti smorza l’ottimismo per gli sviluppi del conflitto.

Fmi, si rischia la recessione

Troppe le incognite su prezzi del petrolio e borse

È sospesa al filo della guerra in Iraq e del terrorismo internazionale la spada di Damocle della recessione mondiale. Secondo il Fmi, che ieri a Washington ha presentato il suo rapporto di primavera, è quasi impossibile prevedere l’impatto del conflitto sull’economia. Ma c’è il rischio di effetti pesanti per l’intero pianeta se gli eventi bellici provocheranno aumenti consistenti dei prezzi petroliferi in presenza di una diminuzione della produzione irachena, se la fiducia di consumatori e imprese venisse meno e se l’incertezza si traducesse in premi di rischio più alti, in una nuova contrazione dei prezzi azionari e in una brusca frenata di viaggi e attività turistica.

Non c’è traccia di ottimismo, insomma, nel rapporto del Fmi. Che nonostante gli ultimi sviluppi della guerra traccia un quadro poco brillante dell’andamento dell’economia mondiale (+3,2% nel 2003 e +4,2% nel 2004), del prossimo futuro degli Usa (+2,2% e + 2,9%, con il pericolo però di una fase di recessione e di scompensi legati all’esplosione dei deficit federale e commerciale e all’ulteriore calo delle borse) e di quello dell’Unione europea, con tassi di sviluppo dell’1,1% quest’anno e del 2,3% nel 2004.

Senza escludere naturalmente l’Italia, che con ritmi di crescita in linea con quelli medi dell’Ue dovrà attendere il 2008 prima di avvicinarsi, neanche troppo (il rapporto tra indebitamento netto e pil sarà dello 0,8%) al pareggio di bilancio.

LO STATO DI SALUTE DEGLI USA. Per evitare i rischi di recessione mondiale, secondo il rapporto, sarà indispensabile che gli Usa non sprofondino nel cosiddetto double dip (recessione-recupero-recessione), soprattutto in un periodo di estrema debolezza del Giappone e anche di Eurolandia.

Ecco perché i pericoli collegati a un prolungamento della guerra in Iraq e alla recrudescenza del terrorismo internazionale, a un nuovo calo della borsa e all’esplosione dei deficit gemelli (che potrebbero ripercuotersi sul livello dei tassi di interesse) dovranno essere valutati con attenzione dalla Federal reserve, che potrà, in caso di necessità, diminuire ancora il costo del denaro. ´Con la situazione di debolezza di Giappone ed Eurolandia la ripresa continua a dipendere pesantemente dagli scenari negli Usa’, sottolinea il documento. Tra i fattori positivi, il Fmi indica ´l’impressionante performance produttiva degli Usa, la continua espansione del pil e una produttività molto solida’. Anche se le proposte di bilancio federale per il 2004 ´preoccupano alla luce di una ripresa già assicurata dai tagli dei tassi e dagli incerti costi della guerra’.

EUROLANDIA RALLENTA, PATTO DI STABILITÀ PIÙ FLESSIBILE. Gli uomini del Fmi sono preoccupati, in particolare, per la Germania, la ex locomotiva d’Europa che segna il passo da tempo. Nel 2003 il colosso teutonico crescerà solo dello 0,5% e l’anno prossimo accelererà all’1,9%. Troppo poco per trascinare il resto d’Europa, che in media si dovrà accontentare di un ritmo di sviluppo dell’1,1% alla fine del 2003 e del 2,3% nel 2004.

Anche la Francia, del resto, non farà molto meglio, con percentuali di aumento della ricchezza pari all’1,2% e al 2,4%. Anzi, secondo il rapporto, è possibile perfino che queste stime si rivelino ottimistiche, perché oltre al pericolo (ormai sventato) di un conflitto prolungato in Iraq, c’è il rischio che gli effetti degli scandali societari e dell’esplosione della bolla speculativa sui mercati finanziari provochino un netto peggioramento. Ecco perché la politica monetaria della Bce dovrebbe essere allentata rapidamente ´nel caso in cui la situazione peggiorasse e l’euro si apprezzasse ancora’. Per di più, gli stabilizzatori automatici dovranno ´operare pienamente su un sentiero di risanamento sostenibile verso la regola dell’avvicinamento al pareggio di bilancio, anche se ciò dovesse tradursi in un superamento del limite del 3% nel rapporto tra deficit e pil nel 2003′.

L’ITALIA E I CONTI PUBBLICI. Nel 2003, secondo il Fondo monetario internazionale, l’economia italiana crescerà dell’1,1%, per poi accelerare al 2,3% nel 2004. Mentre il rapporto tra indebitamento netto e pil sarà pari al 2,4% alla fine di quest’anno e al 2,3% l’anno prossimo. Il rapporto del Fmi, insomma, non è certo molto dissimile da quello messo a punto dalla Commissione Ue.

Anche gli economisti di Washington rimproverano al governo italiano di avere fatto ricorso per il 2003 a misure di finanza straordinarie che renderanno indispensabile la loro sostituzione con fonti di gettito permanente nel 2004. E soprattutto, l’eccessivo ricorso alle sanatorie fiscali. In ogni caso, ´la lentezza della ripresa nella seconda metà del 2002 e l’andamento piatto di consumi e fiducia delle imprese fanno pensare a un rimbalzo dell’attività economica meno evidente di quanto fosse previsto in precedenza’. Con la conseguenza che solo nel 2004 si raggiungerà un tasso di sviluppo accettabile e solo nel lontano 2008 l’Italia si avvicinerà al pareggio di bilancio. Il rapporto tra debito e pil scenderà meno del previsto sia quest’anno (105,4%), sia nel 2004 (102,9%) mentre l’inflazione sarà del 2,4% nel 2003 e dell’1,6% nel 2004 e la disoccupazione, in salita dal 9% al 9,3%, dovrebbe ridiscendere al 9,1% nei dodici mesi successivi.