Fmi: «Ripresa fragile» L’Italia ha retto alla crisi ma urgono riforme

31/03/2010

Fragile, modesta e condizionata da quanto accadrà in Europa. Così è la «ripresa» economica italiana secondo il verdetto degli ispettori del Fondo monetario internazionale. Èl a premessa degli economisti di Washington alla richiesta, ripetuta ogni anno, di riforme strutturali a cominciare dall’allungamento dell’età pensionabile (che andrebbe anticipato) e dal fisco: le tasse in Italia sono troppo alte, «l’elevato» carico fiscale «pesa in modo sproporzionato su salariati e pensionati». Dopo aver esaminato i conti pubblici italiani, gli uomini guidati da Adam Bennet hanno sentenziato che il governo ha risposto bene alla crisi, come pure il sistema bancario, che si è dimostrato solido. Tutto questo però non basta. I conti pubblici vanno tenuti a bada, il rigore fiscale non è un’opzione, il debito pubblico va ridotto. «Sfide» che il ministro dell’Economia Giulio Tremonti, si è detto pronto a raccogliere, a cominciare dalla riforma del fisco, cosa che va dicendo da settimane, mostrando però di non avere alcuna fretta. Quanto ad anticipare l’allungamento dell’età della pensione per Tremonti l’osservazione del Fondo«è oggettiva e positiva, una valutazione in cui ci riconosciamo e in cui concordiamo pienamente ». Ancora ritocchi al sistema previdenziale? A sentire il ministro di direbbe di sì.
FRAGILITÁ La ripresa italiana è dunque dovuta a dinamiche «esterne», (molto dipenderà dalla Germania) e dalla ricostituzione delle scorte, inoltre «non è completamente affermata», dice l’Fmi. Il deficit 2010 si prevede ricalchi quello dell’anno passato, e come il debito andrebbe contenuto. «L’alto livello del debito pubblico e le deludenti performance di crescita – si legge nelle conclusioni del Fondo – potrebbero rendere vulnerabile l’Italia a choc esterni». «Condividiamo totalmente l’analisi, apprezziamo le valutazioni positive e raccogliamo la sfida delle riforme strutturali», ha commentato Tremonti. La Cgil, invece non condivide. Non almeno il giudizio sull’operato del governo. «A differenza di quanto sostiene il Fondo, le politiche adottate per fronteggiare la crisi non sono state all’altezza: si poteva fare molto di più pur in un quadro di conti pubblici in difficoltà», afferma il segretario confederale della Cgil, Agostino Megale. È mancato il sostegno alla domanda interna «perché non è stata adottata alcuna misura per sostenere i redditi da lavoro e da pensione, come dimostra il calo vertiginoso dei consumi -continua Megale -. Il rischio è che l’Italia esca dalla crisi con tempi più lunghi rispetto agli altri e con un tasso di disoccupazione oltre il 10%». Bene, invece il riconoscimento dell’alto carico fiscale su salari e pensioni: «per questo le nostre proposte di riforma per un fisco giusto. Servono risposte qui e ora con un bonus di circa 500 euro da erogare adesso e poi strutturalmente con 100 euro medi mensili di riduzione del prelievo fiscale da realizzare nei prossimi 3 anni, insieme alla riduzione della prima aliquota Irpef dal 23% al 20%». Anche la Uil chiede la riforma fiscale: «Concordiamo con il Fondo – afferma il segretario confederale Domenico Proietti – e aspettiamo la convocazione del tavolo di confronto con il governo ».