Fmi: «Italia sulla buona strada»

12/04/2007
    giovedì 12 aprile 2007

    Pagina 15 – Economia

      IL RAPPORTO

      L´Outlook del Fondo monetario prevede un deficit al 2,2 nel 2007. "Buon ritmo di crescita del Pil"

        Fmi: "Italia sulla buona strada
        ma l´extragettito non va speso"

          Anche sul debito
          c´è la convinzione
          che scenderà nei
          prossimi anni

            DAL NOSTRO INVIATO
            ELENA POLIDORI

            WASHINGTON – «Il governo italiano è sulla strada giusta», assicurano gli esperti Fmi snocciolando i principali risultati macroeconomici. E dunque: dopo una lunga fase di calma piatta, il paese crescerà quest´anno al ritmo dell´1,8% e all´1,7 nel 2008. I conti pubblici sono «in miglioramento» con un rapporto deficit-Pil destinato a scendere al 2,2% (l´anno prossimo 2,4%). Persino il moloch del debito, sia pure a piccoli passi, comincia a invertire la rotta: 106% del Pil quest´anno, 105,3 nei prossimi dodici mesi. Ma attenzione: il «tesoretto» delle entrate fiscali, in aumento continuo come dimostrano anche i dati di ieri, va utilizzato senza ripensamenti per ridurre ancora sia il disavanzo che il debito. Sono miliardi preziosi che «vanno risparmiati» e non dilapidati anche perché già quest´anno il cospicuo gruzzolo ha contribuito all´aggiustamento generale dei conti «più che uno stretto controllo della spesa».

            Nella conferenza stampa di presentazione del «World economic outlook», il librone congiuntural-statistico sull´economia mondiale, gli economisti Fmi devono riconoscere che l´Italia «ha avuto una performance più forte rispetto a quella da noi attesa». Sono «in ripresa» gli investimenti; le esportazioni nette hanno contribuito alla crescita e ai consumi. A questo punto «noi ci sentiamo tranquilli con le nostre proiezioni». Ma dai loro ragionamenti e in qualche maniera anche dal quadro generale di questo Outlook, il primo che registra un «sorpasso» dell´Europa sugli Usa e una crescita mondiale che è la più alta dagli anni Sessanta, emerge un messaggio di fondo: per il domani, per mantenere una ripresa economica duratura e una situazione sostenibile della finanza pubblica, «molto deve essere ancora fatto». E in particolare, bisogna che il governo italiano continui «a controllare la spesa», visto che la pressione fiscale «è già relativamente alta». Questo controllo «è il fattore-chiave per il risanamento nel medio periodo», insieme ad un rilancio della produttività. Nel concetto di spesa – spiega Timothy Callen – «io includerei una moderazione salariale nei contratti degli statali».

            Ci tengono molto, gli esperti Fmi, a questo capitolo. Così come del resto ci tiene lo stesso Tommaso Padoa – Schioppa che proprio al Fondo monetario si è rivolto per avere consigli e suggerimenti su come utilizzare meglio i denari pubblici, senza sprechi inutili. Una «missione» ad hoc di un paio di settimane si è appena conclusa. Sicuramente il ministro dell´Economia, atteso a Washington domani, ne discuterà con tutto lo staff e con il managing director del Fondo, Rodrigo Rato, nel già previsto incontro bilaterale. Da quell´esame, infatti, è emerso che le leggi di bilancio italiane sono contorte e opache, che la proliferazione degli emendamenti ostacola l´approvazione parlamentare e impedisce un serio dibattito, che serve più efficienza: adesso si tratta di tradurre in concreto i cardini di queste «best practice» in vigore in altri paesi.

            Ora, sebbene l´Italia in fatto di performance economica continui ad essere tra i paesi più lenti di Eurolandia, dove la crescita media per quest´anno è del 2,3%, con punte del 3,6 in Spagna e del 2 in Francia, il suo stato di salute è comunque tale da spingere il nuovo capo economista del Fondo, Simon Johnson, a parlare di un «buon ritmo». È virtuosa anche per i consumi energetici. Sul versante dei conti poi nelle 300 pagine del librone oggi si riconosce che il paese «è riuscito ad imboccare la strada del risanamento». Peccato per il debito che «è ancora troppo alto», soffoca lo sviluppo italiano e dunque va aggredito da subito: il «tesoretto» deve servire, appunto, a questo.