“Flessioni” Dai maiali ai computer: flessibili si diventa

14/04/2006

      luned� 11 aprile 2006
    Pagina 2 – Il Reportage

    Riforme – L’azienda ha chiuso. La ragazza ora frequenta il programma di riqualificazione statale: studia informatica e tra poco entrer� in una societ� di Copenhagen

      Dai maiali ai computer: flessibili si diventa

        DAL NOSTRO INVIATO A COPENHAGEN
        DANILO TAINO

          La vita �all’allevamento di maiali non era male – giura Pernille Jensen, 31 anni -. All’odore, alla fine, ti abitui e lo stipendio era buono�. L’impianto, per�, ha chiuso due anni fa. Non che il settore sia in crisi, in Danimarca: la Germania � un mercato portentoso e il primo produttore mondiale di maiali alimenta un flusso continuo attraverso il confine. Sono piuttosto gli ambientalisti e l’industria del turismo che negli ultimi tempi hanno costretto stalle e impianti danesi a ristrutturare e concentrarsi: vent’anni fa, le aziende erano 60 mila e allevavano 13 milioni di maiali all’anno; oggi ne crescono il doppio ma si sono ridotte a 13 mila. Cos�, Pernille ha perso il posto. � per� finita in un programma di riqualificazione statale: studia informatica e tra qualche mese entrer� in un’azienda di Copenhagen.

          Il mercato del lavoro danese, d’altra parte, non � diventato famoso in Europa per niente: le imprese che devono licenziare sono libere di farlo e chi finisce senza lavoro � accolto nei programmi pubblici di training (obbligatori se si vuole l’assegno di disoccupazione) e accompagnato verso un nuovo posto fisso. �All’inizio il mio stipendio sar� pi� basso ma spero che col tempo migliori� pensa Pernille. Ecco il nuovo Modello nordico: flessibilit� per l’economia, garanzie dallo Stato. Il Regno di Danimarca � forse il Paese pi� avanzato sulla strada delle riforme che stanno rifacendo il Welfare State e cambiando il modo di vivere dei cittadini. La stagione del tutto garantito, per�, � finita anche negli altri quattro Paesi nordici, Svezia, Norvegia, Finlandia e Islanda. Lo Stato-nanny, la tata che prende per mano in ogni momento della vita, sta trasformandosi sotto la pressione dell’immigrazione, dell’invecchiamento della popolazione, della concorrenza internazionale, dei Paesi a bassa tassazione che attraggono investimenti, imprese, posti di lavoro. Il folkhemmet – il termine che gli svedesi usano per indicare il senso di comunit� – cambia.

            Se domandate a uno scandinavo se preferisca meno tasse oppure pi� servizi, nell’86% dei casi vi risponder� che sceglie i servizi pubblici. I quali, d’altra parte, funzionano e hanno un rapporto di fiducia con i cittadini. Il problema � che, indipendentemente dal consenso, qualcosa sta succedendo. Innanzitutto, i Paesi baltici – Estonia, Lettonia, Lituania – offrono a chi vuole investire un ambiente sempre pi� simile a quello scandinavo ma con tasse sulle societ� minime o addirittura nulle. La capacit� dei cinque nordici di attrarre imprese grazie alla popolazione molto qualificata e alla qualit� delle infrastrutture si sta insomma erodendo. In secondo luogo, pi� di un’impresa sta considerando di seguire le orme di Ikea (controllata da una fondazione olandese) e Tetra Pak (con il quartier generale a Losanna) per sfuggire all’alta tassazione.

            Terzo, gli svedesi (ma in misura minore vale anche per gli altri) investono sempre pi� denaro all’estero per pagare meno tasse: quasi 600 miliardi di corone (60 miliardi di euro) sarebbero ormai fuori dai confini. In pi�, ci si chiede se gli scandinavi continueranno a essere disponibili a pagare tasse via via che arrivano nuovi immigrati. La popolazione danese, per esempio, � omogenea e si fida di uno Stato che usa il suo denaro in modo corretto, sostiene Torben Tranaes, professore all’Universit� di Copenhagen. �Ma una societ� pi� multietnica costituisce una minaccia a questa attitudine�: saranno disposti i popoli del Nord a pagare per servizi di cui usufruiscono sempre pi� gli immigrati?

              Tasse a parte, ci sono altri lati oscuri del Modello Nordico. Gli economisti, per dire, calcolano che in Svezia il tasso di disoccupazione – ufficialmente attorno al 6% – sia in realt� vicino al 20% se si considerano malattie, prepensionamenti e sussidi di Stato. In Danimarca e Norvegia un terzo dei lavoratori � impiegato nel settore pubblico.

                Quello che per� nell’Europa continentale si sa poco � che i Paesi nordici sono coscienti delle minacce e hanno iniziato a fare riforme che in qualche modo modificano il Welfare State cos� come era stato disegnato dai padri socialdemocratici. A Stoccolma, per esempio, la gestione della maggior parte degli ospedali � affidata a organizzazioni private (sempre finanziata dallo Stato) per aumentarne l’efficienza attraverso la competizione. Lo stesso succede a Oslo. La Finlandia ha abbattuto di sei punti percentuali la media della tassazione sulle persone fisiche. E anche nell’educazione – vanto del modello scandinavo – la Svezia sta incentivando la nascita di scuole private, finanziate dallo Stato ma meno orientate all’egualitarsimo e pi� al riconoscimento dei meriti. Insomma, tempi nuovi un po’ ovunque nel Nordeuropa. �Se devo essere franca – dice Pernille – non posso dire che i maiali mi manchino veramente�.