Flessibilità sostenibile,cioè innovazione tutelata

19/11/2002

              18 novembre 2002

              LAVORI.UN ’INIZIATIVA PARLAMENTARE DELLE ACLI
              DI LUIGI BOBBA

              Flessibilità sostenibile,cioè innovazione tutelata
              E poi serve un «libretto di risparmio formativo »

              Centomila firme per la flessibilità sostenibile.
              Sono quelle che le Acli hanno consegnato al presidente della Camera Casini per sollecitare il Parlamento a introdurre nuove tutele e riconoscere nuovi diritti specialmente per i lavoratori flessibili.
              Potrebbe sembrare un po’ strano che un’associazione di lavoratori si avventuri sul terreno rischioso della flessibilità. Ma ignorare i dati oggettivi della trasformazione epocale del lavoro o rinchiudersi in battaglie ideologiche, significa non voler dare risposte nuove ad un universo che presenta domande di tutela e rappresentanza totalmente
              inedite. Flessibilità come parola chiave per leggere questo ambiamento;
              sostenibile perché non possiamo lasciar scaricare sulle spalle delle persone tutti i rischi che tale cambiamento comporta.
              La nostra petizione popolare si è incrociata con la discussione in Parlamento della delega al governo per la riforma del mercato del lavoro e con le proposte elaborate da Treu e Amato per un nuovo codice dei diritti del lavoro. C’è però un punto, quasi del tutto assente nelle proposte governative, che rappresenta invece per le Acli un crinale decisivo per la tutela e la promozione del nuovo lavoro.
              E’ il riconoscimento dei diritti individuali di formazione: una nuova famiglia di diritti civici e di libertà che può arginare la crescente esclusione dall’accesso ai nuovi saperi.
              Se è vero, come sostiene Rifkin, che ogni anno ciascun lavoratore vede il 20% delle sue conoscenze diventare obsolete e inservibili, allora oltre all’accesso al mercato del lavoro, occorre guardare più lontano:
              alla permanenza nel mercato del lavoro, attraverso la promozione di una formazione continua dei singoli che sviluppi il capitale intangibile e offra a tutti la possibilità di cambiare lavoro o di rientrarvi quando
              si è disoccupati. Accanto alla petizione popolare, è nata così anche una specifica proposta di legge che sarà presentata questa settimana da deputati di forze politiche di maggioranza e di opposizione; quasi a
              dire che su temi di questa portata, non ci si può rinchiudere nei propri recinti, ma è necessario far venire alla luce le forze veramente riformiste ovunque siano collocate.
              La proposta si basa su un presupposto chiave: riconoscere ad ogni cittadino una dote personale di formazione da spendere nei diversi momenti della vita lavorativa e professionale. Una sorta di "libretto di risparmio formativo" dove depositare o attingere crediti da utilizzare quando si è inoccupati, disoccupati o semplicemente quando si vuole cambiare lavoro o migliorare il proprio profilo professionale.
              Tale scelta andrebbe necessariamente accompagnata da un adeguato intervento delle istituzioni: ovvero i versamenti su quel "libretto di risparmio formativo", dovrebbero essere ad opera del singolo
              lavoratore, delle imprese e delle istituzioni; naturalmente in proporzioni del tutto diverse in ragione della condizione di bisogno della persona. Così, attraverso la leva fiscale, voucher formativi e detassazioni di parte del Tfr, le istituzioni potrebbero sostenere in modo significativo prioritariamente coloro che sono a rischio di esclusione o che si trovano in condizione di marginalità o di precarietà nel mercato del lavoro. Accanto a questa innovazione occorre altresì creare un sistema di certificazione delle competenze lavorative acquisite per cui la mobilità non sia vissuta come precarietà nonché legare strettamente le politiche del lavoro con quelle familiari per assicurare libertà di scelta, specialmente per le donne. Idee per uscire dalla vecchia trincea della difesa del posto di lavoro e trovare invece regole e servizi nuovi per coniugare flessibilità e sicurezza.