Flessibilità, scontro Marcegaglia-Camusso “Ce ne vuole di meno”

12/01/2012

Sembrava che, uscito dalla porta della trattativa sulla riforma del lavoro, l’articolo 18 rientrasse dalla finestra. Ametàmattina erastataEmma Marcegaglia a riportarcelo, parlando al termine del direttivo di Confindustria: «Il reintegro è un’anomalia italiana, esiste formalmente anche in qualche altro paese europeo ma sostanzialmente non viene usato». In realtà la specifica di Marcegaglia riguardava un capitolo del dossier che Confindustria ha presentato al ministro Fornero e nient’altrodipiù.Comehapoispecificato il vicepresidente Bombassei («Non è un tema, al centro del confronto c’è tutto il tema delle relazioniindustriali»),lamodificadell’articolo 18 non è una richiesta di Confindustria. Certo, se la Fornero la proponesse gli industriali non potrebbero che esserne contenti, ma non faranno di certo barricate per ottenerla. Dopo quasi quattro ore di incontro, Emma Marcegaglia è uscita rivolgendo un invito a tutte le altre parti sociali: «Noi ci sediamo a questo tavolo senza ideologia con grande senso di responsabilità e grande apertura. Ci aspettiamo che anche le altre parti sociali abbiano lo stesso atteggiamento perché se partiamo tutti dicendo “se si tocca questo saltatutto”,allora noipotremmodire che se cominciamo a parlare di forme di riduzione di flessibilità in entrata noi ci alziamo». Il presidente di Confindustria ha spiegato di aver «presentato un documento che faunconfrontoconglialtri Paesieuropei». «Abbiamo fatto questa scelta di non portare oggi una posizione di Confindustria, però abbiamo un documento che fa un confronto su temifondamentaliquali la flessibilità in entrata, gli ammortizzatori sociali e la flessibilità in uscita. Con il ministro abbiamo discusso questo documento: è fondamentale arrivare ad un accordo». Ai giornalisti che le chiedevano dell’articolo 18, Marcegaglia ha ribadito: «Non abbiamo discusso di un progetto da portare avanti,abbiamosemplicementepresentato qual è la situazione europea». Il nodo principale è quindi quello della riduzione della flessibilità con la Cgil che chiede quasi di azzerare le 46 forme di contratto e Confindustria che ribatte difendendola. Oggi a chiudere il giro di orizzonte del ministro Fornero sarà la
ReteImprese Italia, poi la prossima settimana arriverà la messa a punto della propostadi riformaela convocazione di tutte le parti sociali per il tavolo decisivo. Ieri intanto si è tenuto il primo Dei due giorni del Direttivo Cgil. Nella relazione introduttiva Susanna Camusso ha auspicato di arrivare ad una riforma del mercato del lavoro.«Siamoseriamenteinteressati a provare a fare un accordo sindacale con il governo ma, come sempre, sarà il merito a decidere». Lo strumento principale sarà una strategiacomune conCisleUil che saràmessaapunto,come anticipato ieri, in un incontro fissato per domanimattina:«Cisonotemiforti sui quali sembra esserci sintonia – ha affermato Camusso – a partire dalle posizioni espresse sulla riforma del mercatodellavoro, la riforma fiscale, il giudizio sulle pensioniepiùingeneralequellosullamanovra», logico quindi arrivare ad «una piattaforma comune». La Cgilalgovernochiedeprimaditutto di sfoltire «drasticamente le 46 forme contrattuali di ingresso nel mondo del lavoro,facendodell’apprendistato il contratto di ingresso nel mondo del lavoro»,mentre sulla riforma degli ammortizzatori sociali la proposta Cgil è «fondata su due pilastri: cassa integrazione e indennità di disoccupazione». Camusso chiede «la certezza di risorseperlacassaintegrazioneinderoga e l’allargamento della platea di sostegnoal redditoperi collaboratorie per l’intero mondo del precariato, anche perché l’emergenza occupazione sarà aggravata dalle scelte fattesul sistemapensionistico». Il segretario generale della Cgil infine ha ribadito la necessità di«avviarelaredistribuzionefiscale a favore del lavoro dipendente e dei pensionati» e la «regolarizzazione dei migranti, una scelta non più rinviabile». Il documento finale della maggioranza che riassume questi impegni è stato approvato con 109 voti (86,5%) contro i 17 (13,5%) della minoranza “La Cgil che vogliamo”. Oltre a riassumere le posizioni del segretario, si legge che il confronto non deve limitarsi almercatodellavoro,ma«deve urgentemente svilupparsi anche sugli interventi per lo sviluppo e il mezzogiorno, sui temi del fisco e dei redditi, per un welfare basato su diritti di cittadinanza».
CGIL: OGGI SI PARLA DI FIAT Oggi invece toccherà al segretario confederale Vincenzo Scudiere affrontare
il delicato argomento Fiat. L’accordo di gruppo che ha portato all’addio alle fabbriche della Cgil è un tema che crea attriti con la Fiom. Ma i punti di vista differenti non si dovrebbero tramutare in scontro aperto.