Flessibilità in uscita e salari differenziati

12/06/2002





Flessibilità in uscita e salari differenziati

Lina Palmerini

ROMA – Puntare a salari differenziati rivedendo gli attuali assetti contrattuali. È questo il suggerimento degli ispettori del Fondo monetario internazionale che alla riforma del mercato del lavoro italiano dedicano una parte corposa. Non bastano, dunque, le misure già messe in campo dal Governo, giudicate comunque «appropriate», ma serve anche accedere a una differenziazione salariale più marcata «tenuta troppo bassa dalla contrattazione collettiva nazionale» per aumentare le performance dell’occupazione. Ecco, quindi, l’invito rivolto direttamente alle parti sociali affinché affrontino «processi più decentrati di contrattazione salariale in modo da riflettere strettamente le differenze nei livelli di produttività, le condizioni del mercato locale e il costo della vita». Il capitolo-salari, nella relazione degli ispettori del Fondo, è uno dei nodi, accanto alle riforme strutturali, per aumentare il più basso tasso di occupazione dei Paesi dell’Ocse, quello italiano. «Una maggiore differenziazione salariale – si legge nel rapporto – innalzerebbe la domanda dell’economia formale, specie per i lavoratori». C’è però anche il richiamo alla moderazione salariale «che nell’ultima decade ha dato impulso all’occupazione, nel contesto di costruttive relazioni tra le parti sociali, insieme alle misure di liberalizzazione partite dalla metà degli anni ’90». Il riferimento è all’accordo del luglio ’93 e al pacchetto Treu, la legge del ’97 che ha introdotto prime e più spinte flessibilità contrattuali. Avanti, dunque, nella strada delle riforme in direzione della flessibilità accompagnandole però «alla riforma dell’insufficiente sistema italiano di ammortizzatori sociali». Su questo fronte il Fondo promuove la riforma «ad ampio raggio» del Governo scritta e poi tradotta concretamente nel disegno di legge delega sul mercato del lavoro «anche se le decisioni su alcuni aspetti critici non sono state ancora prese». Non manca il riferimento alla riforma dell’articolo 18 anche se non esplicitamente citato. Tra le raccomandazioni, c’è infatti anche quella di «allentare ulteriormente la legislazione a protezione degli occupati ed espandere il ricorso all’arbitrato per accorciare il periodo necessario per la risoluzione di eventuali dispute». Gli ispettori promuovono anche il dialogo sociale giudicando «importante» il «supporto» delle parti sociali e il loro coinvolgimento sui vari aspetti delle riforme sul lavoro. Soprattutto sul sommerso che «è un importante tema del programma» di Governo. La strategia sul mercato del lavoro deve essere però «ampia» perché, osservano gli ispettori, «il basso livello di occupazione in Italia riflette un insieme di fattori e non una sola causa». Non solo flessibilità ma è necessario anche «ridurre l’elevato cuneo fiscale sul lavoro» e «accrescere la differenziazione regionale dei salari». Le altre due raccomandazioni che arrivano dal Fondo sono in realtà già state messe in campo dal Governo. Si tratta infatti del «miglioramento dell’incontro tra domanda e offerta di lavoro specialmente per coloro che entrano per la prima volta nel mercato del lavoro ma anche per gli anziani, per facilitare una loro continua partecipazione al mercato del lavoro». Sul collocamento il ministero del Welfare si è, infatti, già speso concretamente: sia attuando con un recente decreto la riforma dei servizi all’impiego pubblici; sia prevedendo nella delega-lavoro (all’esame del Senato) la liberalizzazione del collocamento. Esplicito è, poi, il suggerimento di coniugare misure di liberalizzazione del mercato del lavoro con «riforme nell’insufficiente sistema italiano di ammortizzatori sociali al fine di assicurare un adeguato sostegno al reddito per i disoccupati pur salvaguardando gli incentivi alla ricerca di lavoro». Anche su questo fronte, il Governo ha già aperto un tavolo di trattativa con le parti sociali su riforma dell’articolo 18, ammortizzatori, incentivi all’occupazione. Insomma, mettendo insieme differenziazione ma anche moderazione salariale, politiche di emersione per il sommerso e riduzione del cuneo fiscale sul costo del lavoro, flessibilità e riforma degli ammortizzatori, l’Italia può vincere la doppia sfida indicata dal Fondo. «La bassa occupazione comprime il reddito pro capite, inoltre, la crescita della produttività ha subito una decelerazione in concomitanza con l’aumento dell’occupazione. La sfida è allora quella di conseguire allo stesso tempo un aumento dell’occupazione e della produttività».

Mercoledí 12 Giugno 2002