Flessibilità e contratti: si ritorna a trattare

18/06/2003


18 Giugno 2003

Flessibilità e contratti
Si ritorna a trattare
Questa mattina al Welfare primo incontro dopo il referendum
I sindacati chiedono modifiche radicali ai decreti appena varati


ROMA
Chiuso il capitolo del referendum sull’art.18 si riparte con la trattativa sui temi della flessibilità.
Il primo incontro è questa mattina, tra il sottosegretario del Welfare, Maurizio Sacconi, e i sindacati, che chiederanno profonde modifiche ai decreti di attuazione della riforma Biagi sul mercato del lavoro. Scontate le critiche della Cgil, che a suo tempo non siglò il Patto per l’Italia, non condivise la legge Biagi e contro questa riforma ha già annunciato due ore di sciopero: «Questo decreto – accusa Claudio Treves, responsabile del dipartimento lavoro della Cgil – è la negazione del ruolo della contrattazione, perché la svuota. Le norme sul part-time sono un’operazione indecente e quelle sul contratto a progetto un’operazione mistificante». La Cgil è poi contrarissima tanto allo «staff leasing», che alla certificazione dei contratti: «Uno strumento – dice Treves – che stravolge di fatto il ruolo di parti sociali, che devono tutelare le persone e non impedire la vertenzialità».
Ma anche Cisl e Uil hanno le loro riserve. La Cisl in particolare sulla cessione del ramo d’azienda, sul part-time e su tutte le parti che rimandano alla contrattazione individuale. «Inoltre – sottolinea il segretario confederale, Raffaele Bonanni – riteniamo sia necessario quantificare la flessibilità massima in azienda, così come accade sui contratti a termine e sul lavoro interinale». Sulla stessa lunghezza d’onda la Uil, d’accordo con la Cisl ad approfondire la discussione sul rapporto tra la contrattazione e l’intervento legislativo. Fabio Canepa, responsabile del mercato del lavoro del sindacato guidato da Angeletti, sottolinea poi la necessità di modifiche per quanto riguarda il part time visto che attualmente sono previste clausole potenzialmente penalizzanti per i lavoratori che hanno scelto questo tipo di contratto. Problemi ci sono, inoltre, su applicazione del lavoro a progetto, contrattazione e sulla cessione del ramo di azienda se questo non prevede cessione di beni.
Intanto non scende di tono la polemica tra il presidente di Confindustria, Antonio D’Amato, e i leader dei tre sindacati confederali sulle responsabilità del clima in cui è maturata l’uccisione di Marco Biagi. Ieri D’Amato, dopo il suo intervento all’assemblea degli industriali di Parma, ha replicato alle accuse di rozzezza giunte da Cgil, Cisl e Uil con una frase secca: «Biagi è morto. Qualcuno lo avrà ucciso».
A questa uscita di D’Amato le reazioni non sono tardate: «E’ sbagliato mettere in relazione lotta sindacale e delitto Biagi – ha replicato Angeletti -. Non c’entrano niente le intenzioni dei brigatisti con la realtà dei conflitti sociali. Questi ultimi fanno parte integrante della società democratica e non c’è rapporto di causa-effetto tra loro e il terrorismo».
Il segretario generale della Cisl, Savino Pezzotta, ha definito «quasi banale condannare chi non fa una distinzione netta tra il terrorismo, che resta elemento criminale ed eversivo, e una dialettica sociale, che può anche essere aspra e difficile». Ma poi ha anche aggiunto: «Non bisogna neanche creare alibi a certe forme di intolleranza. La condanna nostra nei confronti del terrorismo è chiara, netta, ma sul piano diverso è altrettanto chiara per certe forme di intolleranza, da qualunque parte provengano».
Da Bologna il senatore dei Ds Walter Vitali, ex-sindaco di Bologna, risponde invece ad alcune dichiarazioni fatte in una intervista a
la Stampa dal ministro del Welfare, Roberto Maroni. «Continua la campagna indecente che utilizza la memoria di Marco Biagi contro Sergio Cofferati – ha detto Vitali -. Ora ci si mette anche Maroni che afferma che la candidatura di Cofferati a sindaco di Bologna, la città di Marco Biagi, “gli procura dolore e amarezza” e si augura che Bologna non si faccia guidare “da uno come Cofferati”».

(v.cor.)