Flessibili e pronti a spostarsi

30/10/2002




          30 ottobre 2002

          ITALIA-LAVORO


          Flessibili e pronti a spostarsi

          Orientagiovani – Oggi l’iniziativa di Confindustria – Indagine in Emilia-Romagna sui ventenni in cerca di lavoro

          Maria Teresa Scorzoni


          (NOSTRO SERVIZIO)
          BOLOGNA – Pronti a fare le valige e disposti ad accettare orari flessibili: i giovani che cercano lavoro in azienda hanno fra i 20 e i 30 anni, sono laureati, parlano inglese e hanno superato la sindrome di Peter Pan, visto che sono maturi per affrontare qualche sacrificio e un impiego lontano da casa. È quanto emerge da un’indagine, presentata ieri a Bologna, su 1.200 giovani in cerca di lavoro nelle imprese dell’Emilia-Romagna tramite il sito www.jobbe.it. La pagina web è una vetrina di possibilità per le aziende che vogliono assumere e per i ragazzi che cercano opportunità. L’iniziativa è stata avviata due anni fa da Federindustria Emilia Romagna, in collaborazione con la Regione e il Fondo sociale europeo. Oltre ventimila gli accessi e più di 130 mila le pagine visitate. Ieri a Bologna, alla vigilia di Orientagiovani, sono stati resi noti i risultati. Chi cerca lavoro attraverso Internet è un’elite di persone per lo più laureate (soprattutto in economia, ingegneria e materie scientifiche), che parla inglese (il 18% a livello ottimo). Sono maschi (53,7%) e femmine (46,3%) e, al 60%, vengono dall’Emilia-Romagna. Uno spaccato interessante, in una regione dove le imprese faticano a trovare dipendenti: fra gennaio e luglio 2002 il tasso di disoccupazione è sceso ancora dal 4% al 3,2%. Il ritratto che emerge non è quello di ragazzi che vogliono dormire fra due guanciali in seno alla famiglia, ma di giovani preparati e per nulla ostili alla fabbrica. Il 41,6% è disponibile ad andare all’estero e tale disponibilità cresce insieme all’età e all’istruzione. La flessibilità non è un tabù, tanto che l’orario flessibile è apprezzato dal 66% dei maschi e dal 71,6% delle donne, purché non si tratti di turni (in questo caso le percentuali precipitano rispettivamente al 6,3% e al 6,7%). I settori che interessano sono soprattutto economico-commerciale e tecnico-produttivo. «I giovani hanno scelto come priorità la competenza – commenta Giuseppe Scaltriti, vicepresidente di Federindustria Emilia-Romagna – e se in passato l’obiettivo era il posto fisso, oggi hanno capito che un futuro migliore viene garantito dalla professionalità». Professionalità di cui le aziende necessitano, perché alta resta la domanda di lavoratori nella regione. La fascia ancora più richiesta però non è tanto quella della laurea, quanto di tecnici ben formati. A guardare il problema dal punto di vista delle piccole imprese, sempre ieri a Bologna, è stata l’Api, che ha presentato un’indagine sulle esigenze di personale intervistando i titolari di 375 aziende. La ricerca conferma che le prospettive di occupazione restano alte. Il 62% delle società intervistate infatti ha in programma di assumere nuovo personale nel prossimo biennio. E i titoli di studio richiesti sono soprattutto i diplomi. La pagellina stilata dagli imprenditori la dice lunga su quest’aspetto: 7 il voto medio conquistato dal diploma negli istituti tecnici, unico a superare la sufficienza, si scende quindi a 5,3 per il diploma in istituti professionali, a 4 per la laurea o la licenza media inferiore, a 2,4 per il liceo.