Fiuli V.G. Aperture domenicali: scontro Udine-Pordenone

07/11/2007
    mercoledì 7 novembre 2007

      Pagina 13 – Regione

        LA NUOVA LEGGE SUL COMMERCIO
        La norma regionale introduce regole uguali per tutti i mega-market del Fvg L’assessore contro i sindacati: scioperano per il contratto, non per colpa mia

        Aperture domenicali,
        scontro Udine-Pordenone

          Chiesti ambiti separati, ma Bertossi va avanti. E le Autonomie bocciano il piano

            Mirco Mastrorosa

            UDINE. Non c’è il via libera sulla nuova norma per le aperture domenicali. Il Consiglio delle Autonomie locali non ha espresso, infatti, il parere sul regolamento già approvato dalla Giunta regionale per la modifica degli Ato, gli ambiti territoriali ottimali, connessa alla legge regionale 29 del 2005 sulle attività commerciali, che di fatto introduce regole uguali per tutti i comuni con presenza di mega-market. Si è conclusa con otto voti a favore, sei contrari e due astenuti l’assemblea dell’organo degli enti locali presieduta da Mario Pezzetta, a cui ha partecipato anche l’assessore regionale alle Attività produttive Enrico Bertossi. Una riunione animata, che ha visto la proposta del parere, che appunto non è stato raggiunto, con due condizioni: la richiesta di un ambito territoriale della grande distribuzione del pordenonese e la proposta del presidente Pezzetta di far votare entro il 30 novembre solo i Comuni che sul proprio territorio vedono la presenza della grande distribuzione. Via libera invece al riparto di 400 mila euro per le Province di Gorizia e Trieste e al nuovo regolamento sulla cooperazione sociale.

              Ma il clima è caldo. L’assessore Bertossi ha annunciato che non è «d’accordo ad assecondare la disomogeneità territoriale che vede da una parte l’aree pordenonese favorevole alla massima libertà di aperture domenicali, e dall’altra l’area udinese che punta a una trentina di domeniche. Ritengo – spiega – che ci debba essere un accordo tra tutti i 13 sindaci che hanno o avranno sul proprio territorio i centri commerciali. Non ha molta giustificazione un ambito composto dai soli tre Comuni pordenonesi di Roveredo in Piano, Fiume Veneto e Fontanafredda, di cui uno, il primo, ha già un centro commerciale aperto e gli altri due sono ancora di là a venire. Non essendo stata trovata quindi un’intesa non vedo margine per andare a modificare il provvedimento».

              Con il voto contrario all’ambito interprovinciale da parte degli amministratori del pordenonese (tra cui Roveredo in Piano, il Comune e la Provincia di Pordenone), il regolamento non ha dunque raggiunto i dodici voti a favore necessari per esprimere il parere, spaccando di fatto il Consiglio a metà.

              «Poichè la realtà del pordenonese risente delle dinamiche commerciali del vicino Veneto – spiega Pezzetta – avevo formulato al Consiglio la proposta di chiedere alla Giunta di separare i tre Comuni del pordenonese in un altro ambito, togliendo però dall’elenco tutti i Comuni dove gli insediamenti commerciali sono ancora in previsione. Alla Giunta – annuncia Pezzetta – sarà comunque inviato un verbale della discussione».

              Il presidente delle Autonomie, giudicando personalmente positivo l’ambito interprovinciale, ha commentato a margine l’esito del voto: «Ci stiamo avvicinando a una dimensione commerciale regionale che sconta una legge stratificata ma comunque questi atti amministrativi consentiti ai sindaci permettono di rendere omogeneo il discorso delle aperture domenicali, a vantaggio di un servizio trasparente per l’utenza. Certe aree, però – conclude – evidentemente non hanno ancora fatto i percorsi amministrativi che si sono realizzati in Provincia di Udine».

              Una dura presa di posizione contro i sindacati, infine, è arrivata nel corso del Consiglio da parte dell’assessore Bertossi: «Ritengo che non si possa contrabbandare uno sciopero sul contratto di lavoro come fosse uno sciopero contro le aperture domenicali. I sindacati non sono nuovi a questo tipo di escamotage, ma penso sia abbastanza facile immaginare che nemmeno questa volta potranno mescolare due aspetti tra loro completamente diversi. Ricordo anche che se ci troviamo oggi nella condizione di demandare ai sindaci la scelta sulla restrizione o meno delle aperture, è proprio perché venendo incontro alle loro richieste, nella legge sul commercio, si è cercato di raggiungere un compromesso. Se nemmeno questo li accontenta, credo sia difficile immaginare soluzioni diverse da quelle che abbiamo individuato nel rispetto delle competenze degli amministratori comunali».