“Fisco” Visco: di troppe tasse si può morire

05/02/2007
    domenica 4 febbraio 2007

    Pagina 11 – Economia

      IL COLLOQUIO

      Il vice ministro: è arrivato il momento di disboscare la giungla della spesa pubblica

        Visco: il governatore ha ragione
        di troppe tasse si può morire

          Di altre imposte non
          se ne parla, semmai
          bisogna pensare alla
          restituzione

          Si deve resistere alla
          tentazione di spendere
          con leggerezza l´aumento
          delle entrate il pubblico
          impiego

          L´agenda delle riforme
          strutturali è ricca Si può
          fare un passo nel pubblico
          impiego

          Massimo Giannini

            «Man mano che aumenta l´imposizione e che il governo aumenta la sua spesa, diminuiscono necessariamente le soddisfazioni annue della popolazione…». Davide Ricardo lo aveva capito già nel 1821. Quasi due secoli dopo, i governi italiani faticano a metabolizzare un principio che regge il buon senso, prima ancora dell´economia politica. Mario Draghi lo ha detto chiaro, nel suo intervento al Forex: «Il livello troppo alto dell´imposizione tributaria penalizza le imprese e le famiglie che compiono il loro dovere fiscale». Al contrario di quello che si potrebbe immaginare, il verdetto della Banca d´Italia non dispiace a Vincenzo Visco: «Il governatore ha ragione – dice il viceministro dell´Economia – di troppe tasse si può anche morire…».

            Fa un certo effetto, detta dall´uomo che nell´immaginario collettivo della nazione rappresenta la «faccia feroce» del Fisco. Ma in realtà la riflessione di Visco, rispetto all´ennesimo monito di Draghi, non fa una piega: «L´appello di Via Nazionale va colto per quello che è: un invito sempre più pressante a tagliare le spese, e a smetterla di ricorrere sempre alla leva fiscale. E io, di fronte a questa impostazione, non posso che essere d´accordo». Nei giorni scorsi il viceministro ha discusso a lungo, di questo problema, proprio con il «primo inquilino» di Palazzo Koch. E tra Visco e Draghi l´analisi è la stessa. Dice Draghi: «Nel 2006 le entrate delle amministrazioni pubbliche sono cresciute di circa un punto percentuale del Pil: aumenteranno ancora, secondo le previsioni, nel 2007. Uno stabile riequilibrio dei conti pubblici richiede interventi strutturali che contengano una dinamica degli esborsi nei grandi settori della spesa corrente al di sotto della crescita potenziale dell´economia. In rapporto al Prodotto, la spesa primaria corrente ha raggiunto nel 2005 il livello massimo dal dopoguerra…». Aggiunge ora Visco: «Le cose stanno proprio così. Noi, in questi primi otto mesi di governo, abbiamo riportato le entrate al livello del 2001. Buona parte degli oltre 37 miliardi di aumento del gettito registrato in quest´ultimo periodo è dovuto a un recupero, vero, dell´evasione fiscale. Almeno il 40% delle maggiori entrate è legato a quella che noi, in gergo, chiamiamo la tax compliance. Il grande problema, però, è che la spesa corrente ha continuato e continua a crescere a ritmi superiori al 2,5%. Il nodo da sciogliere, per noi è tutto qui».

            Non si scappa: per garantire la stabilità di bilancio, per centrare l´obiettivo del pareggio entro il 2011, non c´è altro da fare che disboscare la giungla della spesa pubblica. Visco lo annuncia senza giri di parole: «Sul fronte fiscale non si può fare nient´altro», dice, tradendo anche un filo di stanchezza, non fisica ma politica, per un risanamento che poggia interamente sulle sue spalle di moderno e impietoso «esattore» delle tasse. «È così, nella Finanziaria la leva fiscale fa la parte del leone. Io ne avrei fatto volentieri a meno, ma rimodulare l´Irpef, introducendo un lieve aggravio sui redditi più alti, era inevitabile per onorare l´impegno di ridurre il cuneo fiscale». Ma ora che l´impegno è stato onorato, Visco non vuole più vestire i panni di Dracula: «Si tratta di fare sana manutenzione, e di continuare nella lotta all´evasione, che ci consentirà di allargare ulteriormente la base imponibile. Ma per il resto, i giochi sono fatti. Di altre tasse non se ne parla. Semmai bisognerà cominciare a pensare a come restituirle, con la necessaria gradualità». Anche su questo, l´opinione del viceministro coincide con quella della Banca centrale. «In prospettiva – rileva Draghi – il livello dell´imposizione tributaria va moderato». Lo pensa anche Visco: «Le tasse dovranno calare, su questo non c´è dubbio. Dovremo restituire appena possibile gli aumenti varati in questa prima fase di risanamento».

            Su questo progetto di restituzione, c´è chi nei giorni scorsi ha visto una diversità di vedute tra lo stesso Visco e il ministro Padoa-Schioppa, che invece ha dichiarato: «Le tasse non potranno diminuire per almeno i prossimi due anni». Altri ministri e altri leader della maggioranza, sono ancora più netti: le riduzione della pressione fiscale dovrebbe cominciare già con la Finanziaria del 2007. Visco non è d´accordo, e spiega perché la sua linea non si discosta da quella del Tesoro, ma la rafforza nel braccio di ferro interno alla maggioranza sull´utilizzo del famoso «bonus» emerso in questi mesi di ritorno alla virtù finanziaria: «Il mio ragionamento integra, e non contraddice quello di Padoa-Schioppa. Lui dice giustamente che le tasse non possono scendere per i prossimi due anni. E questo spinge subito il partito dei lassisti a dire "allora, se non si riducono le tasse, almeno ricominciamo a spendere". Allora io aggiungo: i saldi di finanza pubblica non possono cambiare. Questo significa che noi, se vogliamo ridurre le tasse, non possiamo far altro che tagliare le spese». Detto con parole diverse, è lo stesso concetto di Draghi, quando osserva «si deve resistere alla tentazione di spendere con leggerezza l´inatteso aumento del gettito fiscale».

            Ma qui il sentiero dell´Unione si restringe, e si fa pericoloso. «L´agenda delle riforme strutturali è ancora ricca», ammonisce il governatore. E parla di pubblico impiego. E soprattutto di pensioni, rievocando lo «spirito» che portò il Paese prima a riformare il micidiale meccanismo della scala mobile nei primi Anni Ottanta, poi a riscrivere gli accordi sul costo del lavoro nei primi Anni Novanta. In altri momenti, questi appelli di Via Nazionale sarebbero stati accolti con fastidio. Quasi un´ingerenza, su questioni cruciali per la tenuta del centrosinistra. Ed è probabile che, dentro la coalizione, ci siano forze che interpretano effettivamente in questa chiave la pressante moral suasion di Draghi.

            Non così Visco, che anche su questo si schiera decisamente a fianco al governatore: «La riforma delle pensioni va fatta, è inutile negare l´evidenza. Non per fare cassa subito, questo è chiaro, anche perché lo sbilancio previdenziale, in assenza di interventi, si produrrebbe solo tra più di vent´anni. Ma è prima di tutto un problema di equità tra le generazioni. La stessa cosa si può dire per la riforma della Pubblica Amministrazione: va fatta anche quella, e i sindacati devono collaborare. Certo, sono riforme oggettivamente difficili, e anche molto impopolari. E il sistema politico ha ancora troppe resistenze». Ma l´Unione è stata votata dagli italiani per cambiare, non per conservare. La sinistra che aderisce all´intramontabile «partito trasversale della spesa» deve guarire da quel suo vizio antico. Come dice Visco: di troppe tasse si può anche morire.