“Fisco” V.Uckmar: con i condoni lo Stato ha abdicato

16/01/2006
    domenica 15 gennaio 2006

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      Uckmar: con i condoni lo Stato ha abdicato

        Intervista
        RAFFAELLO MASCI

          ROMA
          «La verità è che l’evasione fiscale non è stata combattuta». Così Victor Uckmar, uno dei massimi tributaristi italiani e professore emerito nell’Università di Genova, commenta i dati sulla lotta all’evasione nel 2005, diffusi dal «Bollettino delle entrate» del Dipartimento per le politiche tributarie del ministero dell’Economia.

          Ma il dato del 2005 parla di una grande ripresa del gettito proprio grazie alla lotta all’evasione.

            «Il dato è falsato dal fatto che fino al 2004 ci sono stati i condoni, e quindi chi non aveva pagato le tasse poteva mettersi in pace se non l’anima almeno i rapporti col fisco. Tutto qua. In realtà il 2005 andrebbe raffrontato con l’ultimo anno senza condoni, e cioè il 2001. Rispetto ad allora, la lotta all’evasione ha fruttato molto meno. Quando saranno completati i conti, si vedrà che nel migliore dei casi il gettito delle entrate da lotta all’evasione è poco più di un miliardo e mezzo per l’anno scorso, mentre nel 2001 è stato di 2,3 miliardi».

            Che cosa ne deduce?

              «Che negli ultimi quattro anni la lotta all’evasione non solo non è stata fatta, ma è stata accreditata l’idea che le tasse in questo Paese si potessero non pagare».

              Professore, non è che cinque o dieci anni fa ci fosse questo grande zelo nel pagare le tasse, ammetterà.

                «Ma certo, si capisce. C’è una quota di Pil assai consistente che sfugge ad ogni controllo e non dà ricadute fiscali. Ma proprio per questo motivo un governo serio dovrebbe porsi il problema di far emergere questa economia “in nero” attraverso agevolazioni ma anche attraverso controlli seri e rigorosi».

                E invece?

                  «E invece si è risposto con i condoni, che sono lo strumento più nefasto che uno Stato possa darsi nel rapporto con il contribuente. Il condono è il gesto con cui la pubblica autorità abdica ai propri doveri, con cui rinuncia a distinguere tra il cittadino onesto dal disonesto, con cui di fatto alimenta l’evasione fiscale. Il danno etico e civile, oltreché economico, di un condono è enorme. E invece questi ne hanno fatti una dozzina o più. L’unica certezza del diritto in Italia è che prima o poi arriva un condono: questa abdicazione dello Stato è vergognosa».

                  Sarà pure così, ma di fronte ad un fisco che preleva il 43% del reddito una certa resistenza del contribuente è spiegabile?

                    «Questa tesi fu accreditata anche da Palazzo Chigi, come forse i lettori del suo giornale ricorderanno, ma è una follia. Peraltro non isolata: ancora due giorni fa, in un convegno ho sentito ripetere la frase secondo cui “fino a luglio un cittadino è prigioniero dello Stato”, volendo significare che il reddito dei primi sei mesi dell’anno se ne va in tasse. Lo Stato non è carceriere di nessuno e non può avallare, attraverso i suoi più alti rappresentanti, neppure lontanamente ipotesi di questa risma».

                    Queste espressioni che lei condanna, comunque, un qualche fondamento, almeno statistico, ce l’hanno: in effetti quasi metà del reddito scompare dalla busta paga.

                      «Guardi che quella pressione fiscale media del 42-43% a cui facevamo riferimento, è come la media della poesia di Trilussa sul pollo: è tutta sbilanciata sui lavoratori dipendenti. Le risulta che una pressione fiscale non dico analoga, ma almeno comparabile ci sia, per esempio, sulle rendite finanziarie, gravate di di un risibile 12,5%?»

                      Il governo potrebbe far tesoro di questi condoni per capire, quanto meno, da quali aree economiche e da quali categorie arriva l’evasione?

                        «Paradossalmente questo non è possibile, perché il condono poteva essere fatto anche in forma anonima … E anche su questo ci sarebbe molto da eccepire»

                        Che compiti prevede per il nuovo governo?

                          «Credo che il nuovo governo, se non sarà sorretto dalla medesima maggioranza dell’attuale, dovrà riprendere in mano la lotta all’evasione e l’allargamento dei controlli. E poi alcune imposte vanno reintrodotte, come quella sulle successioni e donazioni, per esempio. Ma la questione principale è una tassazione equa sulle rendite, perché l’attuale regime di palese privilegio è intollerabile».