“Fisco” Un «tesoretto» da redistribuire

31/01/2007
    mercoledì 31 gennaio 2007

    Pagina 7 – Economia

    IL RETROSCENA

      Alle Finanze si studia un piano per l´utilizzo delle maggiori entrate. Sul tavolo anche affitti e imprese

        Un "tesoretto" da redistribuire
        si comincerà con i più poveri

          Tre strade possibili:
          tagliare le tasse,
          aumentare la spesa
          sociale, puntare alla
          riduzione del deficit

          I tecnici delle Finanze
          stanno pensando di
          premiare fiscalmente
          chi reinveste gli utili
          nella stessa azienda

          ROBERTO MANIA

          ROMA – Un assegno mensile agli "incapienti", cioè ai più poveri. È l´idea, insieme a quella di un intervento sulla tassazione degli affitti, che trapela dal ministero delle Finanze nel giorno in cui il viceministro Vincenzo Visco annuncia il nuovo boom delle entrate, quel + 10,3 per cento nel 2006, quei 37 miliardi in più, dei quali «una parte» si ripeterà negli anni, perché – come dicono gli economisti – è strutturale.

          Un´idea da realizzare grazie ad un "tesoretto" che, più o meno, si aggira intorno ai 14-15 miliardi di euro. Che si può spendere, oppure utilizzare per ridurre la pressione fiscale, o, ancora, destinare, in tutto o in parte, alla riduzione del deficit, come imporrebbe il rispetto della disciplina europea dettata dal Patto di stabilità. Tre strade, dietro le quali possono esserci tre diverse strategie di politica economica, con le sagome dei rispettivi potenziali sostenitori: l´ala sinistra a chiedere più spesa sociale; i moderati della coalizione a rivendicare il taglio delle tasse anche per i ceti medio alti, "puniti" dalla nuova Irpef; Padoa-Schioppa a difendersi dagli assalti dai vari fronti e con l´incubo di ridurre il debito pubblico che drena risorse alla crescita dell´economia.

          Si vedrà, fin dalla prossima legge Finanziaria con la prevedibile tentazione, appunto, di attenuare il rigore, con la competizione tra le forze della maggioranza e con uno sguardo diretto ai delicati appuntamenti elettorali del 2009 (europee e ancora amministrative). «Siamo a gennaio, c´è tempo fino a settembre per comprendere cosa succederà e cosa si può fare», osserva significativamente Tiziano Treu, senatore della Margherita. Come dire: aspettiamo prima di dire che per il taglio delle tasse ci vuole ancora tempo.

          Al ministero del Tesoro, in particolare al piano del ministro Tommaso Padoa-Schioppa, la parola d´ordine è cautela. Il ragionamento è lineare: bisognerà scegliere tra le opzioni possibili, ma non ci si può illudere che le difficoltà siano già alle nostre spalle. E ancora: non si può pensare di abbassare le tasse e, nello stesso tempo, destinare più risorse per finanziare la riforma degli ammortizzatori sociali. Tutto questo – insistono in Via XX settembre – non si può fare. E poi: promettere ora meno tasse e quantomeno un azzardo.

          Visco e Padoa-Schioppa si muovono in sintonia. È vero che il viceministro diessino non ha detto ieri quando si potrà cominciare a parlare di riduzione della pressione fiscale (cresciuta tra l´1,5 e il 2 per cento con l´ultima Finanziaria, toccando livelli da record) e si è limitato ad un generico «quando sarà possibile», mentre l´ex banchiere di Francoforte ha spiegato una settimana fa in Parlamento che le tasse potranno scendere solo a partire dal 2009, ma la tesi di fondo è la medesima: la prossima Finanziaria sarà meno pesante, ma non porterà con sé una attenuazione del carico fiscale per i cittadini. Pur essendo quello l´obiettivo di medio termine.

          La curva dell´Irpef, d´altronde, è appena stata ridisegnata con le nuove aliquote (proprio con la busta paga di gennaio i lavoratori dipendenti hanno verificato, tra le polemiche, vantaggi e svantaggi) ed è difficile pensare che possa essere nuovamente aggiornata. Anche per questo l´attenzione si sta concentrando sugli incapienti, gli strati sociali più poveri. Per diverse ragioni. Intanto perché l´effetto redistributivo della nuova curva dell´Irpef non li ha riguardati dal momento che guadagnano talmente poco (meno di 7.500 di euro l´anno se dipendenti; e meno di 3.500 se lavoratori autonomi) da non pagare tasse. E dunque niente detrazioni per gli eventuali carichi familiari.

          Poi c´è la Finanziaria. Proprio l´articolo 1 (votato anche dall´opposizione di centrodestra) ha individuato nei più poveri (secondo alcune stime sono circa il 20 per cento della popolazione dei contribuenti) i "destinatari" della lotta all´evasione:«Le eventuali maggiori entrate derivanti dalla lotta all´evasione fiscale sono destinate, qualora permanenti, a riduzioni della pressione fiscale finalizzata al conseguimento degli obiettivi di sviluppo ed equità sociale, dando priorità a misure di sostegno del reddito di soggetti incapienti ovvero appartenenti alle fasce di reddito più basse».

          Alle Finanze hanno ripreso a studiare anche il dossier affitti. Già durante la discussione della legge Finanziaria era emersa l´ipotesi di introdurre una cedolare secca del 20 per cento sulle locazioni con lo scopo principale di combattere la giungla degli affitti in nero. Una misura che potrebbe essere finanziata anche con il "tesoretto".

          Infine le imprese. Ieri il presidente della Confesercenti, Marco Venturi, ha chiesto direttamente a Visco di ridurre il peso del fisco sulle imprese, in particolare su quelle di piccole e medie dimensioni. «Bisogna agire subito», ha detto. I tecnici delle Finanze stanno pensando di reintrodurre la Dit (la Dual income tax) con l´intento di premiare fiscalmente le aziende che reinvestono gli utili nella stessa azienda.

          Ipotesi a lunga gettata, prove di riduzione delle tasse, tutte, però, destinate a fare i conti con la politica, a cominciare dal trasversale "partito della spesa".