Fisco, tempi più lunghi per i tagli Bersani: parliamo, ma basta annunci

12/01/2010

Colpo di freno di Berlusconi sui tagli alle tasse. Sì all´avvio della riforma ma le riduzioni non investiranno i redditi del 2010 visto che la priorità resta il risanamento dei conti pubblici. E´ questo il ragionamento esposto ieri dal presidente del Consiglio nell´ambito dell´incontro di maggioranza tenutosi a Palazzo Grazioli e dove il premier sembra far sue le preoccupazioni del ministro dell´Economia Tremonti. La linea di Berlusconi è confermata dalle parole di Filippo Berselli (Pdl) che dopo la riunione ha detto che Palazzo Chigi vuole mettere a punto una riforma del fisco «compatibilmente con in problemi di debito pubblico». «L´obiettivo prioritario è la semplificazione fiscale», ha detto il coordinatore del Pdl, Ignazio La Russa.
L´esito della riunione ha gelato le attese della vigilia, alimentate dalle molteplici dichiarazioni dello stesso Berlusconi durante gli ultimi giorni e ieri prima del vertice, e riportato la tempistica della riforma in una chiave di «prospettiva». A pesare sul nuovo scenario, i ripetuti messaggi di Tremonti che ha più volte ricordato che lo Stato italiano deve collocare ogni anno 480 miliardi di titoli pubblici.
Resta invece in prima linea la semplificazione: la riduzione delle 100 tasse degli italiani a sole otto imposte: «Per fare il "740" – avrebbe ironizzato il premier – hanno difficoltà anche i commercialisti». L´altra parola d´ordine – ripetuta più volte ieri dagli esponenti della maggioranza come Bondi – è lo slogan tremontiano «dalle persone alle cose» che dovrebbe in prospettiva spostare la tassazione progressiva e l´incidenza delle aliquote da quanto si guadagna a quanto si spende.
La vicenda tasse tuttavia è ormai aperta: ieri prima della riunione di maggioranza Berlusconi si era espresso in termini ottimistici. «Spero che la riforma si possa fare quest´anno, soprattutto se c´è la volontà di tutte le parti», e aveva aggiunto di essere in sintonia con Tremonti. Ma la riunione ha preso una piega diversa.
L´incertezza sulle reali intenzioni del governo apre spazi di polemica all´opposizione: «Siamo pronti ad avviare un dialogo, ma di cosa parlano? Cosa vuol dire due aliquote? Quali sono i tetti e le detrazioni? E comunque la proposta di Berlusconi è di 16 anni fa», ha detto ieri il leader del Pd Pier Luigi Bersani. La questione delle tasse, ma con l´ottica di un maggiore potere d´acquisto per il lavoro dipendente falcidiato dalla crisi, non lascia indifferente il sindacato che è entrato nel dibattito. Il leader della Cgil Epifani ha scritto al premier perché apra subito un tavolo di confronto per dare «un segno di equità» a lavoratori e pensionati, ma ha aggiunto che non è disposto a «compromessi preventivi». Entrano nel dibattito anche la Cisl che con Bonanni chiede di ridurre le aliquote sui redditi bassi e di introdurne una sopra i 200 mila euro. Il segretario della Uil Angeletti preme per tassare i capital gain e combattere l´evasione.
Nell´ambito di questo dibattito si alza la voce anche del presidente della Camera Gianfranco Fini secondo il quale ridurre le tasse è «più che una necessità un imperativo morale», ma ha aggiunto che i tagli vanno fatti «verificando la copertura finanziaria». Fini ha anche detto che la riduzione del carico fiscale «deve essere più incisiva per chi ha redditi medio-bassi e bassi