“Fisco” Signori evasori è ora di pagare le tasse

09/01/2007
    martedì 9 gennaio 2007

    Pagina 14 – Economia & Lavoro

    Signori evasori
    è ora di pagare le tasse

      Secondo un’indagine del Sole-24 Ore
      mancano all’appello 115 miliardi di euro

        di Laura Matteucci/ Milano

        UN TESORO da 115 miliardi di euro. Tanto vale, nel 2006, l’evasione fiscale, calcolata da uno studio de Il Sole-24 Ore sulla base delle aliquote reali e del peso dell’economia sommersa. Circa il 60% degli importi complessivamente sottratti alle casse pubbliche deriva da contributi sociali e Irpef. In pratica ogni 100 euro di evasione, 34 sono imputabili ai versamenti previdenziali e 26 all’imposta sulle persone fisiche.

        Una cifra già enorme, ma che avrebbe potuto essere anche più elevata se il gettito tributario non avesse ricominciato a lievitare – oltre 34 miliardi, tra cui una quota «strutturale» di maggiori entrate per 5 miliardi circa – grazie soprattutto all’inversione di tendenza innescata con le politiche fiscali del governo Prodi.

        Finanziaria e decreti legge dell’anno scorso hanno infatti messo a punto una serie di strumenti con i quali il governo conta di far rientrare il fenomeno dell’evasione alla normalità entro pochi anni.

        Secondo i calcoli del Sole, il conto dell’evasione dell’anno appena passato avrebbe potuto superare i 120 miliardi di euro. Viceversa, si è fermato a quota 115 (si va da un minimo di 106,6 a un massimo di 115,3 miliardi) dal range 88,8-102 miliardi calcolato per l’anno precedente (va detto però che in questo computo sono incluse anche le imposte locali, ignorate dalle stime per il 2005).

        Il calcolo prevede una quota minima ed una massima perchè è il risultato di un incrocio di dati: l’imponibile dichiarato, l’imposta versata, quota di sommerso sul Pil secondo le stime Istat (al 16,6%-17,7% nel 2004).

        La corsa dell’evasione fiscale in Italia continua, come rilevano anche i dati dell’Istat, citati recentemente dal viceministro dell’Economia Vincenzo Visco, secondo cui, dopo una breve diminuzione media tra il 1998 e il 2000, l’evasione è tornata a galoppare «con una crescita complessiva del sommerso stimabile fino a quasi mezzo punto percentuale in più del pil tra il 2002 ed il 2004».

        Quanto al valore complessivo del sommerso, vari studi sono concordi nell’assegnargli una dimensione mostruosa: una ricerca Istat su dati 2000-2004 indica il valore aggiunto dell’economia sommersa tra il 16,6% e il 17,7% dell’intero prodotto interno lordo, in soldoni circa 230-250 miliardi di valore aggiunto non dichiarato.

        Di questo ammontare, ha spiegato Visco alla polizia tributaria, «poco più di un terzo deriva dall’utilizzo di lavoro non regolare e la restante parte da sottodichiarazione di fatturato».

        Lo studio de Il Sole eleva la quota di sommerso per il 2006 al 17-18,1% del pil, ovvero a 250-266 miliardi. Ad analizzare il «caso dell’evasione», ha spiegato Visco, si tratta di un fenomeno che «non è uniformemente distribuito nè a livello settoriale nè a livello territoriale». «Da un lato vi sono situazioni virtuose, dall’altro esistono settori economici e province in cui i tassi di irregolarità superano il 50% e l’entità dell’evasione è perfino superiore alla base imponibile dichiarata».

        Ad esempio, analizzando in dati per settore di attività economica, aveva spiegato ancora il viceministro alcune settimane fa, «risulta che in agricoltura si evade circa il 21% del valore aggiunto, nel terziario l’evasione si attesta a circa il 22% del prodotto, e nel settore dell’industria a circa l’11%».

        Tuttavia, «il quadro cambia se si considera il peso che ciascun settore ha nell’economia – aveva chiarito Visco – In questo caso, emerge che circa l’80% del valore aggiunto sommerso è generato nel terziario, con l’industria e l’agricoltura che registrano solo un ricorso limitato al sommerso. È dunque nel terziario che si concentra la gran parte del sommerso». In altri termini, «dei circa 250 miliardi di euro stimati di sommerso, circa 198 miliardi sono nel terziario e nei servizi».