Fisco più leggero? Solo per i non condonati

02/03/2004


02 Marzo 2004

analisi
Stefano Lepri

DIFFICILI I CONTEGGI SULLA PRESSIONE. IL 56% DEGLI ITALIANI: LE SANATORIE PREMIANO GLI EVASORI
Fisco più leggero? Solo per i non condonati
Nel 2003 le spese correnti hanno di nuovo superato le entrate

GLI italiani hanno pagato più tasse o meno tasse nel 2003? La risposta non è una sola.
Chi non ha fatto il condono dovrebbe aver pagato, in media, un poco meno, lo 0,4% in meno, secondo l’Istat, tra imposte nazionali, imposte locali e contributi sociali, rispetto a quanto pagato nel 2002. E’ questo un calcolo che tiene conto della perdita di potere d’acquisto della moneta; dunque in cifra le somme versate al fisco risultano superiori rispetto all’anno precedente, circa 102 euro per ogni 100. Chi del condono ha usufruito ha senz’altro pagato di più da ogni punto di vista.
La «pressione fiscale complessiva» calcolata ieri dall’Istat è un gran contenitore con dentro di tutto: l’insieme di di tutte le entrate pubbliche, tassazione nazionale, tassazione locale e contributi sociali, a carico dei cittadini come a carico delle imprese. Per l’appunto la voce contributi sociali nel 2003 è cresciuta molto, del 6,2%, probabilmente grazie alla massiccia regolarizzazione dei lavoratori immigrati.
Insomma la faccenda non è semplice. Dati non lineari come questi offrono molte possibilità di rivoltare la frittata a seconda della tesi che gli uni o gli altri vogliono dimostrare.

C’è ampia materia per interpretazioni divergenti. In un anno di quasi-stagnazione dell’economia come il 2003, in cui la spesa delle famiglie è aumentata dello 0,8% appena al netto dell’inflazione, è facile che il non realizzarsi dell’attesa di «stare meglio» venga attribuito dai cittadini, a torto o a ragione, anche al fisco.
Nel 2004, stando alle leggi nazionali vigenti, la pressione fiscale «normale» dovrebbe ancora leggermente diminuire, ha calcolato l’Isae. Però va aggiunta l’incognita di altri possibili aumenti da parte degli enti locali. E in prospettiva la situazione della finanza pubblica non sembra propizia a nuove riduzioni, come già aveva osservato la Corte dei Conti la settimana scorsa e i dati Istat hanno confermato.
Per la prima volta da 5 anni, nel 2003 le spese correnti sono tornate a superare le entrate correnti (tecnicamente si dice che è ridiventato negativo il «risparmio netto delle amministrazioni pubbliche»).
Con il condono hanno pagato gli evasori? Il ministero dell’Economia sembra propendere per questa tesi: è gettito non incassato negli anni scorsi. Molti dei contribuenti che hanno aderito al condono la vedono diversamente. Dicono che sentivano di aver fatto il loro dovere ma che il commercialista li ha convinti a «sanare» per evitare guai. Sia vero o no, lo stesso mondo dei lavoratori autonomi, tipici utilizzatori dei condoni, ha atteggiamenti contraddittori: secondo un sondaggio Demoskopea condotto nel novembre scorso, oltre la metà di loro ritiene che l’evasione sia in certo modo giustificata dall’alto peso dei tributi, ma c’è anche un 42% che giudica i condoni «un regalo agli evasori».
Tra i lavoratori dipendenti, che in genere dei condoni non si servono, lo stesso sondaggio rivela un 56% convinto che questo tipo di misure siano un regalo agli evasori. Altre entrate da condono sono previste per quest’anno; ma per ora la sanatoria edilizia sta dando risultati deludenti, nel Centro-Nord per l’opposizione di alcune amministrazioni regionali, nel Sud per l’elevato costo. Non si sa ancora nulla di preciso su un’altra incognita, i risultati del concordato preventivo.
Nell’originario programma del governo, il Dpef 2002-2006, nell’arco della legislatura il calo della pressione fiscale, prima cauto, avrebbe poi dovuto raggiungere dal 2003 un punto all’anno in meno. Quel programma era stato concepito prima dell’11 settembre 2001, si è giustificato più volte il ministro Giulio Tremonti. Per ora non è stato realizzato. Quanto al futuro, nell’anno in corso il carico di imposte tasse e contributi si dovrebbe alleggerire per forza di inerzia, grazie all’esaurirsi di alcune
una tantum tra cui l’anticipo di alcuni versamenti da parte delle banche.
Ma sarà impossibile ridurre le tasse se non si frenano le spese. L’andamento del 2003 rivelato dai dati Istat di ieri non conforta. Le spese correnti (non per investimento) sono cresciute con una dinamica preoccupante, +5,8% al netto degli interessi sul debito pubblico; la loro quota sul prodotto lordo, che secondo tutti i consigli più autorevoli (banche centrali, istituzioni internazionali) si dovrebbe ridurre, è invece cresciuta di ben mezzo punto, dal 44,2% del 2002 al 44,7%.
«Preoccupante», anche per un economista di Forza Italia come Renato Brunetta, è che un indicatore tecnico, l’«avanzo primario» (eccedenza delle entrate rispetto alle spese diverse dagli interessi sul debito pubblico) sia sceso di anno in anno fino al 2,9% del prodotto lordo nel 2003. A politiche invariate l’Isae lo prevede in calo anche nei due anni successivi.