Fisco, per gli autonomi un reddito “mini”

22/01/2010

Studi di settore: introito medio di 26mila euro. E i bar guadagnano come gli operai

ROMA – Era il popolo delle partite Iva, è diventato l´esercito degli studi di settore: 3,7 milioni di contribuenti distribuiti tra piccole imprese e lavoratori autonomi, soprattutto nei settori del commercio e dell´artigianato. Guadagnano in media 26.300 euro. O meglio, questa è la cifra che dichiarano al Fisco. E c´è una bella differenza, perché se il nome cambia, i dubbi restano: lavoratori assediati dalle tasse o grandi evasori? Loro si definiscono «contribuenti fedeli». Eppure, tanto per fare un esempio, un bar dichiara in media 17 mila euro, come una tuta blu, e un parrucchiere poco più di un pensionato. Ieri il ministero dell´Economia ha diffuso dei dati che aiutano a farsi un´idea.
Sono numeri relativi ai guadagni del 2006 e del 2007, quindi prima della grande crisi economica. Gli ultimi disponibili e dai quali emerge comunque un quadro dettagliato. Gli autonomi che per la dichiarazione dei redditi si sono affidati agli studi di settore (in pratica il sistema che calcola se la dichiarazione è "congrua", cioè rispetta la media e soprattutto le stime del Fisco) sono 3 milioni e 700 mila. Per due terzi sono "persone fisiche", oltre la metà (51%) è al Nord, il 21% al Centro e il 28% tra Sud e isole. Il numero dei contribuenti è salito del 9% nel 2006 e del 5% nel 2007. I redditi medi hanno registrato un aumento dell´11% nel 2006 (soprattutto nelle manifatture e nel commercio) e appena dello 0,3% nel 2007. Anzi, per i professionisti sembra che la recessione sia iniziata già nel 2007 con un rosso rispetto all´anno prima. Al Nord gli autonomi sono più ricchi, fino al 50% in più rispetto al Mezzogiorno. Il divario è enorme. A Milano un autonomo dichiara in media 36.500 euro all´anno, in Calabria 16.500. La media nazionale del reddito (quello che rimane dei ricavi tolte le spese) dice all´anno 26.300 euro per le persone fisiche, 38.900 per le società di capitali, 43.100 per le società di persone e 43.400 per i professionisti.
E´ tanto o poco? Per una risposta bisogna considerare che le medie raccolgono sia i contribuenti congrui, cioè in regola con i parametri fissati dagli studi di settore, sia quelli che risultano "irregolari" rispetto agli indicatori del Fisco (e per i quali quindi potrebbe scattare un accertamento). Artigiani e commercianti, soprattutto dopo la crisi economica, chiedono a gran voce un ammorbidimento degli studi di settore per rilanciare settori gravemente colpiti dalla crisi dei consumi. Per la Cgia di Mestre, storico centro studi degli artigiani, i dati pubblicati dal ministero sono «la dimostrazione della buona fedeltà fiscale degli artigiani e dei commercianti». I redditi dichiarati sono «consistenti», dice il segretario Giuseppe Bortolussi.
Eppure tra quei dati ci sono numeri che destano sorpresa. E più di un dubbio. Mini-redditi che spesso sono inferiori al reddito medio degli italiani (di tutti, quindi, compresi operai impiegati…) che nel 2007 era di 18.324 euro. Alberghi, pensioni e campeggi dichiarano mediamente 21 mila euro, come una maestra elementare. I bar appena 17 mila, come un metalmeccanico. Possibile che parrucchieri ed estetisti guadagnino 10.400 euro, come indica il reddito medio dichiarato? E poi ci sono i meccanici con 15. 400 euro, i macellai con 22.500… Contribuenti fedeli o evasori?