Fisco, l’Europa svela il bluff di Berlusconi

15/01/2010

Eventuali tagli alle tasse andranno presi in considerazione «soltanto nel medio termine, una volta che i Paesi dell’Eurozona abbiano ritrovato sufficienti spazi per manovre di bilancio». Nel suo tradizionale messaggio ai mercati il presiedente ella Bce Jean-Claude Trichet disvela il bluff del presidente del consiglio italiano sul fisco. Le indicazioni delle autorità monetarie europee sono chiare: la exit strategy dalla crisi non consente salti nel buio. I conti vanno tenuti sotto controllo, perché la ripresa sia credibile. Lo sanno tutti: responsabili politici ed economisti.
Ma l’istinto propagandistico di Silvio Berlusconi sfugge alle regole, e costringe il governo a continui strattoni. «Credo che gli italiani abbiano avuto la percezione netta della colossale marcia indietro che si fa dopo aver agitato in termini propagandistici questi temi», ha dichiarato ieri Pier Luigi Bersani. Il governo usa il fisco come propaganda e la crisi come paravento per rinviare le misure. La realtà richiederebbe invece il contrario. «Bisogna intervenire proprio perché c’è la crisi – prosegue Bersani – e quindi fare qualcosa per favorire i consumi e gli investimenti e pertanto intervenire anche sulla fiscalità. È quello che noi proponiamo da mesi».
ASPETTARE
Insomma, mentre l’economia sprofonda, l’occupazione continua a calare (Trichet ha confermato che l’emorragia di posti continuerà) e i consumi ristagnano, il ministro del Tesoro propone semplicemente di stare fermi. Aspettare che passi la nottata. Via Venti Settembre non ha prodotto altro che il condono per gli evasori: lo scudo. Per il resto, non è stato studiato nessun intervento in favore dei ceti medio-bassi, i più colpiti dalla crisi. L’argomento è sempre lo stesso: mantenere il rigore nei conti. Ma a ben guardare alla fine non c’è neanche quello: la spesa è fuori controllo, il Pil scende, le entrate calano. Né misure anticrisi, né conti in ordine. Un bilancio fallimentare quello del ministro Giulio
Tremonti. Il quale manovra meglio la propaganda, i messaggi altisonanti della «Grande Riforma Fiscale », che non le voci del bilancio pubblico. E abilmente gioca su due tavoli. Con una mano lascia presagire novità imminenti, rispolverando la sua riforma del ‘94, con l’altra mano frena il premier, preoccupato dalle reazioni internazionali. ieri è stato sostenuto anche a sorpresa dal suo antagonista Renato Brunetta, che ha ribadito la formula, meglio aspettare la fine della crisi.
SILURI
Stavolta però anche il popolo della destra non ci sta. Il «contratto con gli italiani» (è sempre lo stesso: quello firmato da Bruno Vespa) va rispettato. Così ieri sono partiti i siluri dalle «corazzate» mediatiche: Libero e Il Giornale. Il foglio diretto da Vittorio Feltri, titola «Il pasticcio delle tasse», chiedendosi il perché dell’annuncio, se poi si è stati obbligati a fare marcia indietro. «Caro Silvio non ci stiamo» , titola invece «Libero». «Berlusconi dice che le tasse non si possono abbassare. Questa volta pensiamo che sbagli», scrive il direttore, Maurizio Belpietro. Una bella fatica per i parlamentari di centrodestra (Maurizio Lupi in testa), impegnati a negare la marcia indietro del premier. Per non parlare del coro di proteste e i sindacati, che da mesi chiedono di alleggerire il prelievo su lavoratori dipendenti e pensionati. Per tutta risposta dal governo hanno avuto soltanto la «pubblicità ingannevole» (così Piero Fassino) delle due aliquote.