Fisco «leggero» obiettivo per il Sud

02/12/2004

    giovedì 2 Dicembre 2004

      sezione: ECONOMIA ITALIANA – pag: 17

        POLITICHE DI SVILUPPO • Pronto il documento finale che imprese e sindacati presenteranno nei prossimi giorni al Governo

        Fisco «leggero» obiettivo per il Sud

        L’intervento è centrato sull’Irap e punta su due criteri selettivi: realizzazione di nuovi investimenti e incremento dell’occupazione

          LINA PALMERINI

            ROMA • Nei prossimi giorni, a Palazzo Chigi, verrà recapitato il documento completo sul Mezzogiorno su cui sindacati e imprese hanno finito di lavorare ieri. Si tratta di 24 cartelle, divise in 14 capitoli, che hanno come filo conduttore l’Europa e l’allargamento ai nuovi Paesi. È anche questo, oltre la crisi industriale che «riguarda 2.300 aziende, un quarto nelle aree meridionali», il presupposto logico dell’iniziativa che le parti sociali hanno deciso di intraprendere per evitare un ulteriore downgrading del Sud. «Il rischio attuale — si legge nel documento — è che quanto si è verificato con l’Irlanda si possa ripetere con i nuovi Stati membri che potrebbero cumulare anche i vantaggi della riduzione fiscale al costo del lavoro più basso. Bassa tassazione sul reddito d’impresa, infatti, possono vantare anche Cipro, (10%), Lituania e Lettonia (15%), Ungheria (18%) e Polonia (19%)».

            La proposta più forte è, quindi, quella di una fiscalità di vantaggio per il Sud «per costruire condizioni di attrattività fondate su meccanismi e procedure automatici anche per compensare la progressiva perdita di efficacia del credito d’imposta». L’intervento è centrato sull’Irap — compensando le risorse per garantire stessi livelli di spesa sanitaria — ed è puntato su due criteri selettivi: la realizzazione di nuovi investimenti e l’incremento della base occupazionale. C’è anche un altro suggerimento: lo sgravio degli oneri contributivi per i neoassunti a tempo indeterminato del Mezzogiorno, in conformità con la disciplina comunitaria e con un «meccanismo equivalente a quello previsto per la normativa del credito d’imposta tenendo anche conto delle specificità settoriali». Sull’innovazione le proposte sono sei: credito d’imposta del 10% delle spese totali in ricerca; eliminazione del costo del personale addetto alla ricerca dalla base imponibile Irap; scelta di 10 programmi strategici per il Paese, la maggior parte concentrata al Sud; fiscalizzazione degli oneri per gli addetti alla ricerca per le imprese in start up; collaborazione imprese-università e creazione di centri di eccellenza.

            I tre leader sindacali — in partenza per il Giappone — al loro ritorno, si aspettano una convocazione e, ieri, qualcuno ha battuto un colpo. Il ministro di An, Gianni Alemanno: «Stiamo elaborando un testo sulla competitività che dovrà avere un grosso capitolo sul Mezzogiorno. Siamo in attesa che il premier fissi una data per avviare un confronto per la concertazione sul Sud». Anche il capogruppo Udc alla Camera, Luca Volontè apre al dialogo: «Dopo lo sciopero, è il momento di aprire un confronto su competitività e Mezzogiorno. I documenti condivisi su questi punti da imprese e sindacati sono ottimi strumenti».

            Nei prossimi giorni saranno avviati i primi tavoli tecnici tra sindacati e imprese su turismo, made in Italy e valorizzazione dei centri urbani. «L’idea che il sindacato vorrebbe proporre al sistema imprenditoriale è di lanciare gli Stati Generali del Sud; una sorta di appuntamento come quello di Parma per le imprese, che raccolga mondo produttivo e del lavoro ma anche istituzioni nazionali e locali», propone il segretario confederale della Uil, Paolo Pirani, che conta anche sull’appuntamento delle elezioni regionali (primavera 2005) per avere maggiore attenzione e visibilità. Nella sostanza, il testo affronta i temi della revisione degli incentivi, la politica infrastrutturale, il rapporto con le banche, legalità e lotta al sommerso, fondi strutturali, giustizia e diritto fallimentare.

            È sempre l’allargamento dell’Ue la base per i ragionamenti comuni di sindacati e imprese anche sulla razionalizzazione degli incentivi. «La revisione — si legge nel testo — appare tanto più urgente se si pensa che, con l’allargamento ai nuovi Stati membri che presentano tutti notevoli vantaggi localizzativi nel brevemedio periodo, aumenta il rischio di battaglie a colpi di sussidi e, quindi la necessità di concentrare le risorse». Innanzitutto, si suggerisce un premio fiscale per la crescita dimensionale delle imprese; l’assegnazione di una singola funzione a ogni strumento di incentivazione; puntare, infine, a un assetto finale costituito da tre tipi di strumenti, automatico (sul modello dei crediti di imposta), valutativo (sul modello della 488), negoziale. Nel testo si propone anche di mantenere il finanziamento in conto capitale prevedendo il coinvolgimento del sistema bancario sia per la valutazione dei progetti d’investimento, sia per il loro finanziamento.