Fisco: il patto di Cisl e Uil con le imprese e il governo

16/12/2009

Nel paese dove l’80% delle dichiarazioni dei redditi non supera i 26 mila euro, il 50% non va oltre i 15 mila euro e addirittura meno dello 0,2% dichiara oltre 200mila euro l’anno – lo diconole dichiarazioni 2008, relative all’anno d’imposta 2007 – qualsiasi discorso sul fisco di qui dovrebbe partire. Evidentemente però l’obiettivo degli stati generali sul fisco organizzati ieri da Cisl e Uil era ben altro: segnare l’ennesimo colpo all’ultimo baluardo dell’unità sindacale. Impresa non troppo difficile di questi tempi e pienamente riuscita. «La Cisl ha rotto l’unità sul tema del fisco e le divisioni non sono che un regalo al governo», commenta Agostino Megale (Cgil), fresco di presentazione, lunedì, delle proposte Cgil per un fisco più equo. «Gli amici della Cgil ci hanno chiesto perché non facciamo la battaglia fiscale insieme»… Secondo Raffaele Bonanni (Cisl) però «le battaglie non si fanno con i polveroni ma con l’impegno costante, e siamo stufi di chi va sempre in cerca delle cose superlative e non si occupa delle cose minime. Quando le cose non vanno si collabora tutti». Nel merito, le due proposte – quella della Cgil e quella di Cisl e Uil – non sono poi così distanti. Un anno e mezzo fa sul fisco c’era anche una piattaforma comune dei tre sindacati. Il fossato è stato scavato ieri da un parterre assolutamente d’eccezione per un’iniziativa sindacale. Agli stati generali sul fisco ieri mancava la Cgil, ma c’erano in compenso Emma Marcegaglia (Confindustria) e Giulio Tremonti (ministro dell’economia), e poi anche Enrico Letta (Pd), Giorgio Guerrini (Confartigianato) e Carlo Sangalli (Confcommercio). Luigi Angeletti (Uil) la dice così: «Noi vogliamo fare una riforma, vogliamo arrivare a un accordo con tutti, non facciamo semplicemente delle rivendicazioni». Il risultato è stato che ieri di evasione fiscale si è parlato molto poco. Nulla si è detto dello scudo fiscale – una vera e propria «amnistia» che premia mafie malaffare di ogni tipo – e delle proroga dei suoi termini che pare ormai certa (e che dovrebbe arrivare con il mille proroghe). Molto si è detto in compenso della «violenta semplificazione» – parole di Marcegaglia – che le imprese reclamano a gran voce, una semplificazione che fino a qui è stata interpretata dal governo come un allentamento della lotta all’evasione fiscale.
L’obiettivo è «un patto sociale» nel medio periodo, forse un «avviso comune» a breve. Il sistema fiscale va cambiato anche secondo Tremonti, che raccoglie l’invito di Cisl e Uil – «cambiamolo insieme» – con l’avvertenza che «il cammino sarà difficile e complesso», e che fino a quando il debito sarà ai livelli in cui si trova ora – lascia intendere il ministro – di tagli alle tasse, storico cavallo di battaglia di Berlusconi, proprio non se parla. Nulla dice il ministro della richiesta – avanzata da Cisl e Uil, e lunedì anche dalla Cgil – di un innalzamento al 20% dell’aliquota sulle rendite finanziarie. Tremonti parla invece di un «disegno selettivo» che preveda un «bonus fiscale a favore della famiglia nella sua composizione, della ricerca, e dell’ambiente», e «un malus riservato alla speculazione e al consumo ambientale».
A febbraio partirà la campagna Cgil sul fisco, con lo slogan «loro evadono, tu paghi 3000 l’anno in più». Il sindacato di corso d’Italia propone un intervento immediato: 20 miliardi nei prossimi due anni per abbassare la pressione fiscale su lavoro e pensioni, da reperire con diverse misure, tra cui un’imposta sulle transazioni speculative, la tassazione delle rendite al 20%, una patrimoniale «alla francese », e una più seria lotta all’evasione con la reintroduzione della norma sulla tracciabilità degli assegni abolita da Tremonti. Una riforma fiscale che parta dal riequilibrio delle disparità: ieri, alla fin fine, si è parlato d’altro.