Fisco, il governo si compatta sugli sgravi per i più ricchi

11/01/2010

«Avanti con la riforma fiscale». Giulio Tremonti lo annuncia da 14 anni, e il fisco italiano è ancora lì, con le «vecchie» aliquote. Già questo induce a qualche sospetto. Ieri il ministro ha aperto all’invito del premier alla «solita» rivoluzione delle tasse, annunciando un tavolo tecnico a partire già da oggi. ma di «tecnico» c’è poco nelle anticipazioni che ha lasciato filtrare per la grande stampa. Ci sono le «solite» due aliquote (anche queste vecchie ormai di un quindicennio), che però (avvertono) potrebbero anche essere di più. Bene. Poi c’è l’appello (questo sì nuovo) al rigore dei conti, che però non si abbina bene alle due aliquote visto che costerebbero circa 20 miliardi. Anche questo è poco credibile, visto che finora i rigore Tremontiano ci è costato 30 miliardi in più di spesa pubblica. Sta di fatto che sul fisco per ora ci sono solo parole: le stesse che la destra neoliberista utilizza da quasi mezzo secolo e che restano sempre sulla carta (è successo così anche a Reagan).
FATTI CONCRETI
Ma sulle tasse il Paese chiede fatti concreti. Cioè veri sgravi per chi è più debole e non finte aliquote che nascondono un regalo solo per i ricchi. Il sistema propagandato dal centrodestra si tramuta in un’aliquota effettiva molto più pesante di quella attuale per i ceti medi, per via dell’effetto perverso delle deduzioni decrescenti, che non fanno recuperare le detrazioni attuali. Il rischio che alla fine si paghi di più è molto alto. Per questo la Cgil avanza subito una proposta concreta. Entro marzo un bonus da 500 euro a persona, per sostenere i consumi. E successivamente il taglio dal23%al20%della prima aliquota fiscale, a tutto vantaggio delle fasce di reddito più deboli, dipendenti e pensionati in prima fila. Queste alcune delle proposte che il sindacato di Corso d’Italia presenterà all’attenzione del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi,dopo il suo annuncio di riforma fiscale e in vista di due sole aliquote. Una proposta che alla Cgil non piace e che il suo segretario confederale, Agostino Megale, ha già dichiarato di vedere come «propaganda». Il primo obiettivo è quello del bonus di 500 euro, ma, successivamente si deve passare per il taglio della prima aliquota di tassazione e poi per l’armonizzazione della tassazione sulle rendite al 20% e per una nuova imposta sulle grandi
ricchezze, ovvero sui patrimoni sopra gli 800.000 euro. Senza dimenticare la lotta all’evasione, che pesa su ogni lavoratore per 3mila euro annui
QUOZIENTE FAMILIARE
Il ri-lancio delle due aliquote è stato salutato favorevolmente da diverse parti politiche. Renato Brunetta auspica che ci si arrivi entro la legislatura. Anche Roberto Maroni dichiara di condividere l’idea. Sta di fatto che il «nuovo» dibattito sul fisco, concentrato com’è su meno tasse (per la verità Tremonti non lo dice) o poche tasse, o tasse semplici, lascia per strada un’altra grande promessa del centrodestra: quel quoziente familiare che ad ogni turno elettorale viene rievocato per conquistare il voto dei cattolici. Dalle uscite del premier si capisce che Silvio Berlusconi ha scelto un’altra strada, quella dell’aliquota «flat». Tutti i discorsi sui nuclei familiari, sui bambini, sui vecchi a carico, finiscono nel dimenticatoio. Basta saperlo.
Qualsiasi riforma fiscale, comunque, dovrà ripartire dai dati veri (non quelli propagandati). Un dato vero è che oggi, con il «famigerato»fisco di Prodi-Visco, l’aliquota media effettiva è pari al 18%, perché più della metà dei contribuenti si trova nel primo scaglione con i magri guadagni dei precari e dei pensionati, perché le detrazioni per i familiari a carico sono state allungate fino ai 55mila euro di reddito (con l’altro governo Berlusconi le deduzioni si fermavano a quota 35mila), perché un quarto dei contribuenti è esente dalle tasse, con un reddito sotto gli 8mila euro. Forse bisognerebbe ripartire da qui.