“Fisco” Il governo: l’aliquota al 45% non esiste

26/10/2006
    gioved� 26 ottobre 2006

    Pagina 4 – Primo Piano

    Il governo: l’aliquota
    al 45% non esiste
    E mette la fiducia

    Ecco la riforma fiscale del centrosinistra

    Alessandro Barbera

    ROMA
    L’aliquota al 45% sui redditi sopra i 150 mila euro? �Il governo non c’entra, non era nei programmi e non c’�. Da una piccola libreria romana dove va per presentare un pamphlet sull’esperienza della �Fabbrica del programma�, Romano Prodi chiude cos� il giallo sull’emendamento dell’Ulivo alla Finanziaria che introduceva una sesta aliquota. Poco prima – alle cinque del pomeriggio – il ministro per i Rapporti con il Parlamento Vannino Chiti annunciava il voto di fiducia sul decreto fiscale, uno dei due pilastri della manovra. Per il governo significa mettere la parola fine ai tentativi di ostruzionismo arrivati soprattutto dalla Lega e appoggiati da Forza Italia. Non a caso Chiti in aula ringrazia �la coerenza� dei leader di An e Udc, Fini e Casini. Ma la fiducia per Prodi � un segnale anche alla maggioranza che si � divisa su un passaggio importante della manovra di bilancio, l’altro pilastro. Della sesta aliquota infatti non vi � traccia nell’emendamento agli articoli sull’Irpef che – sempre ieri – ha depositato il governo. Viene rivisto solo il sistema delle detrazioni per evitare gli svantaggi ai redditi medi. Il viceministro Visco promette sgravi per il 90% dei redditi da lavoro dipendente, vale a dire per tutti quelli sotto i 40 mila euro l’anno (se single) e sotto i 45 mila se con coniuge e figlio a carico. Promette di non togliere nulla ai pensionati che percepiscono fino a 35 mila euro (il 94%) e agli autonomi che dichiarano meno di 30 mila euro. Il 76% della platea.

    La polemica
    Va nel cassetto dunque la proposta che avrebbe introdotto l’aliquota al 45%. Autori della proposta graditissima ai sindacati e Rifondazione erano stati fra gli altri due deputati dell’Ulivo. Laura Fincato, capogruppo in Commissione Finanze e il vicepresidente della stessa commissione Franco Tolotti. La proposta insomma aveva fatto breccia ai piani alti del gruppo parlamentare che riunisce i due partiti pi� grandi, Ds e Margherita, creando scompiglio al loro interno. Favorevoli il ministro diesse del Lavoro Cesare Damiano, il sottosegretario – anche lui diesse – alle Finanze Alfiero Grandi, il sottosegretario della Margherita Mario Lettieri. Le bordate contro l’emendamento arrivano per� soprattutto dal partito di Rutelli: no del sottosegretario Enrico Letta – �non � una priorit� – dell’ex ministro Tiziano Treu e del viceministro al Tesoro Roberto Pinza. No anche del radicale Daniele Capezzone – �Credo che qualcuno abbia come spin doctor Tafazzi� – e del presidente Ds della Commissione Bilancio del Senato Enrico Morando: �Non mi sembra una gran trovata�. In mezzo la numero due dei deputati dell’Ulivo, la Ds Marina Sereni. �Abbiamo presentato l’emendamento per far risparmiare soldi ai pensionati con pi� di 75 anni�. E �per provvedere alla copertura di quella norma il gruppo ha pensato di introdurre la sesta aliquota. Se il governo individua un’altra soluzione, apertissimi a discutere. Tuttavia quella copertura ci sembra ragionevole�.

    L’emendamento
    Non � ancora chiaro se il governo salver� i maggiori sgravi promessi ai pensionati pi� poveri. Per ora il governo ha presentato l’emendamento che ritocca le nuove aliquote Irpef cercando di rimediare agli errori della prima bozza. Restano invariate le cinque aliquote (23, 33, 38, 41 e 43%), mentre vengono definiti meglio l’entit� di assegni familiari e detrazioni per non penalizzare i redditi medi. Gli assegni familiari diventeranno uguali per le famiglie con un solo genitore e 1 o 2 figli, che finora li percepivano in misura ridotta; con tre figli o pi� saranno superiori. Per quanto riguarda le detrazioni, l’emendamento del governo riscrive l’andamento dello sgravio per coniuge a carico. Per una coppia senza figli dove solo uno dei due lavora da dipendente, i vantaggi arriveranno fino a 40.000 euro di reddito annuo (cio� l’89% dei casi). Se invece si tratta di lavoro autonomo, fino a 32.000 (85% dei casi). L’emendamento interviene infine anche per evitare di danneggiare i pensionati con reddito inferiore a 7.500 euro annui e proprietari di case o di piccoli terreni.

    Mettendo tutto insieme, nuove aliquote, nuove detrazioni riviste e corrette, nuovi assegni familiari, si possono escludere riduzioni del reddito disponibile per chiunque stia sotto i 29.000 euro di reddito annuo: la cifra risulta dal caso pi� sfavorevole, quello del lavoratore autonomo con coniuge a carico e un figlio. Invece, un dipendente senza coniuge n� figli sar� avvantaggiato fino a 38.000 euro di reddito annuo; con coniuge a carico e 2 figli fino a 43.000; un pensionato solo, fino a 37.000; un autonomo senza carichi di famiglia fino a 31.000. Nei calcoli del ministero dell’Economia non si fa per� cenno agli eventuali aumenti delle addizionali regionali e comunali.