Fisco e sviluppo, i sindacati scrivono a Ciampi

26/04/2004


        sezione: IN PRIMO PIANO
        data: 2004-04-25 – pag: 2
        autore: LI.P.

        Oggi Cgil, Cisl e Uil riunite per l’appello al Quirinale ma il nuovo «caso Fiom» crea tensione tra i leader
        Fisco e sviluppo, i sindacati scrivono a Ciampi
        ROMA • Non doveva essere la Fiom il tema della settimana. Domani le segreterie unitarie di Cgil, Cisl e Uil si incontrano per scrivere e inviare la lettera al presidente della Repubblica Ciampi. Domani a turbare il clima sarà la vicenda Fiat e il «no» della Fiom all’accordo. «Un episodio che mette oggettivamente in difficoltà l’equilibrio che stiamo cercando. Se il tentativo della Fiom è anche quello di compromettere lo sforzo unitario di questi ultimi mesi, dico che è un gioco al massacro. Anzi, è un suicidio per il sindacato. Che senso ha allontanarsi da posizioni sindacali per avvicinarsi ai no-global o a organizzazioni che nulla hanno a che fare con il sindacato?». Savino Pezzotta, leader della Cisl non ha niente da suggerire o consigliare a Guglielmo Epifani («non mi permetterei») ma rivendica alla Cisl una posizione unitaria. «Siamo stati noi a chiedere l’incontro con la Fiat, noi a chiedere che venisse anche la Fiom», dice Pezzotta che ora ritiene utile un «faccia a faccia tra noi tre» sulla Fiom. Intanto domani si riuniscono le segreterie unitarie e si prepara la lettera per il Quirinale. Un modo per aggirare il silenzio del Governo che non ha mai convocato il sindacato sulle proposte unitarie avanzate in occasione del «no» alla riforma delle pensioni. Ora la riforma slitta a dopo il voto di giugno ma il sindacato non vuole eclissarsi con la riforma. Né ha intenzione di programmare scioperi prima delle elezioni. Anzi, deciderà una tregua elettorale lasciando fermo un solo appuntamento di piazza: la protesta del pubblico impiego sui rinnovi contrattuali.
        Del resto, mancherebbe anche il presupposto per una mobilitazione. Ora che è certo che il Documento di programmazione economica e finanziaria slitterà a dopo l’appuntamento elettorale, non ci sono ragioni forti per attivare una protesta. Per il momento, la riduzione a due aliquote Irpef — che è un punto di rottura tra sindacati e Governo — è stata solo annunciata dal ministro Tremonti e dal premier. Cgil, Cisl e Uil preferiscono aspettare un atto politico anche se le critiche ai progetti dell’Esecutivo verranno ribadite anche al presidente della Repubblica. L’oggetto delle contestazioni non è solo una progressività fiscale che viene compressa ma anche il modo in cui si troveranno le risorse. L’altolà sindacale è chiaro: niente tagli alla spesa sociale, niente interventi a spese dei lavoratori e dei pensionati per finanziare una riforma bollata come «iniqua».
        E anche sulla strategia economica del Governo, le confederazioni seguono un altro tracciato. Più simile a quello di An che del ministro Tremonti. Se infatti Alleanza nazionale si spende per non tagliare gli incentivi alle imprese — e, anzi per rafforzare quelli diretti a investimenti per l’innovazione — gli stessi obiettivi si ritrovano nel documento sindacale e in quello siglato nel giugno scorso con la Confindustria. Non a caso ieri Fini ha rilanciato il dialogo sociale.
        Non solo il Quirinale. Nella mailing list sindacale compare anche il Parlamento: presidenti delle Camere, gruppi parlamentari di maggioranza e di opposizione. «Non vogliamo — dice Pezzotta — che le nostre proposte sullo sviluppo passino sotto silenzio. Al Governo non interessano? Bene, le illustreremo a chi rappresenta le istituzioni. Faccio notare, però, che proprio il Governo ci ha accusato per lungo tempo di non avere proposte alternative e, ora che sono sul tavolo, se ne disinteressa». Ma non è detto che il vicepremier Fini non si attivi per convocare le parti già la prossima settimana.