Fisco e pensioni, la sfida del Governo

15/06/2004



      sezione: IN PRIMO PIANO
      data: 2004-06-15 – pag: 3
      autore: DINO PESOLE
      Fisco e pensioni, la sfida del Governo
      Il Tesoro studia gli interventi su spesa e tasse annunciati dal premier
      ROMA • Ripartire dall’economia, aggiornare il programma di Governo con alcune priorità: aggiustamento dei conti pubblici, per evitare che l’Ecofin il prossimo 5 luglio approvi l’early warning nei confronti dell’Italia proposto dalla Commissione; approvazione definitiva della riforma delle pensioni, entro fine giugno o ai primi di luglio, se necessario con voto di fiducia, per rassicurare i mercati e le agenzie di rating; accelerazione del ddl sul risparmio e definizione del taglio delle tasse da inserire nel Dpef in arrivo per metà luglio, e poi alla Finanziaria 2005.
      Al ministero dell’Economia ieri è stato il giorno della messa a punto degli appuntamenti dettati dall’agenda politica interna e dai pressanti impegni comunitari. Si tratta di impostare in poche settimane una strategia per dar seguito a quel «nuovo slancio riformatore», cui ha fatto cenno ieri Silvio Berlusconi. Secondo analisi elaborate al Tesoro, il voto in Europa e quello italiano in particolare è stato espresso non tanto con l’attenzione rivolta alla linea tenuta dai vari governi nella crisi irachena, quanto piuttosto «guardando al portafoglio», all’economia reale. L’Europa «sembra percepita in questa fase come una sovrastruttura burocratica che non agevola la crescita». In questo contesto — prosegue il ragionamento — «si sottolinea il fatto che la coalizione che governa il Paese è andata meglio delle altre in Europa, mentre la sinistra non ha sfondato». In ogni caso, «la dividente in Europa non è più tra destra e sinistra, ma tra governo e opposizione». Priorità all’economia e al fisco, dunque, per tentare di rilanciare lo sviluppo. Come calibrare le risorse? Lo si deciderà nei prossimi giorni. Di certo già in queste ore dall’Udc sono arrivati nuovi segnali contro un taglio generalizzato delle tasse. E i centristi hanno fatto notare che il governo deve avere come priorità interventi per il lavoro, la famiglia e il mezzogiorno. Alla fine tutto fa supporre che la redistribuzione del peso politico all’interno della Casa delle Libertà faccia pendere l’ago della bilancia verso uno step, quello del 2005, in cui larga parte degli sconti fiscali dovrebbe essere concentrata sui redditi medi. Circa un punto di Pil, dunque (se le risorse a disposizione lo consentiranno), per ridurre il prelievo fiscale accorpando probabilmente nell’aliquota Irpef del 23% le attuali aliquote del 29 e 31%, e riducendo quella del 39% verso il valore del 33 per cento. Solo nel 2006 si potrà tentare di ridurre anche l’aliquota massima del 45 per cento. La «no tax area» dovrebbe passare da 7.500 a 9mila À , sostenuta dalla graduale trasformazione delle detrazioni d’imposta in deduzioni dall’imponibile.
      La "scossa" da imprimere all’economia, da affidare allo stesso provvedimento con cui il Governo taglierà la spesa in funzione antideficit per 6-7 miliardi (il resto andrà a coprire il taglio delle tasse), potrebbe prevedere da subito l’intera deducibilità fiscale delle spese sostenute per la ricerca, oltre alla spinta verso la «liberalizzazione dell’attività economica», cui ha fatto cenno qualche giorno fa il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti. La correzione dei conti sarà invece affidata in prevalenza al nuovo pacchetto di misure sul fronte della Pa, con il potenziamento della centralizzazione degli acquisti per beni e servizi. Nei giorni scorsi si è anche ipotizzato un inasprimento della tassazione sulle seconde case, ma prima di tutto vanno messe a punto le modalità di istituzione del Fondo rotativo, che dovrà disciplinare la trasformazione degli incentivi alle imprese in prestiti rimborsabili a tasso agevolato. L’operazione resta in piedi, anche se ora occorrerà tenere nella giusta considerazione l’obiezione che giunge in particolare dai centristi, ma anche da An: evitare che la "stretta" sugli incentivi penalizzi il sistema produttivo, in particolare per quel che riguarda il Mezzogiorno.
      Per il taglio delle tasse, si immagina una copertura che, oltre a far conto sul riordino degli incentivi diretti alle imprese, punti sugli auspicati effetti propulsivi che la maggiore disponibilità di reddito potrà avere sulle entrate fiscali. Il sentiero appare stretto, perché non sarà agevole tagliare la spesa a metà anno, con un impatto sui conti dell’intero 2004, individuando al tempo stesso le risorse per tale corposa riduzione del prelievo fiscale.