Fisco, Cisl e Uil sole in piazza «Fuori Cgil e esponenti politici»

14/09/2010

In piazza il 9 ottobre a Roma (Piazza del popolo) per un nuovo fisco e una politica di sviluppo. L’appello parte da Cisl e Uil, senza Cgil, che pure già dal suo ultimo congresso aveva lanciato l’idea di una iniziativa comune proprio sul fisco. Così la conferenza di presentazione della manifestazione da denuncia di una tassazione iniqua si trasforma in denuncia verso il sindacato di Corso d’Italia, «colpevole» di non fare accordi con il governo di centrodestra per Luigi Angeletti, e di non rompere con la Fiom «che dice sempre no» per Raffaele Bonanni. Insieme alla Confederazione di Guglielmo Epifani finiscono sulla gogna «i politici che è meglio che non si presentano – avverte Bonanni – perché nonsaranno accolti bene». Il leader Cisl, reduce dalla grave aggressione alla festa del Pd di Torino, rassicura: per loro non ci saranno fischi, ma solo «pernacchie teoriche». I fischi non vanno bene «né prima né dopo aver parlato», manda a dire a Fassino (che aveva invitato ad ascoltare prima di fischiare). Chi non è d’accordo deve solo stare zitto e non applaudire. Ricapitolando: i politici non possono andare alle manifestazioni, i dissenzienti non possono protestare in piazza nenche dopo aver ascoltato, meglio non portare simboli politici, la Cgilnon può aderire.Aquesto punto ci si chiede: cosa sipuò fare a parte ascoltare Angeletti e Bonanni? PIATTAFORMA Quanto alla piattaforma presentata,
i 18 punti sono in gran parte condivisi un po’ da tutti: a destra e a sinistra, e anche in casa Cgil. Si chiede l’aumento delle detrazioni da lavoro (su questo durante il governo Prodi si era già deciso uno sciopero, «evaporato» con l’avvento di Berlusconi), la riduzione della prima e la terza aliquota, l’imposta negativa per gli incapienti, la restituzione del fiscal drag attraverso l’aggancio all’Ipca (il nuovo indice a cui si adeguano le restribuzioni), l’introduzione strutturale del fisco agevolato sul salario di produttività; le detrazioni per i figli, il rafforzamento della lotta all’evasione, l’innalzamento dell’aliquota sulle rendite finanziarie esclusi i titoli di Stato; il rafforzamento dello Statuto del contribuente. Alcuni punti sono dedicati al taglio dei costi della politica, con la razionalizzazione di enti e strutture, anche in vista del federalismo.
Chi potrebbe divergere da una tale sfilza di richieste? Sia dal Pd, sia dalla maggioranza (Gasparri) arrivano ampie aperture. «Ben vengano le loro proposte – dichiara il senatore del Pdl – il fisco è nei 5 punti di azione del Pdl». «Nei prossimi giorni – spiega Stefano Fassina – il Pd presenterà proposte dettagliate sul fisco e, primadi sottoporle all’assemblea nazionale dell’8 ottobre, chiederàunconfronto a tutte le parti sociali». La Cgil è sulla stessa linea. «Finalmente anche Cisl e Uil avanzano proposte di riforma del sistema fiscale – commenta il segretario confederale Danilo Barbi – Speriamo che facciano sul serio e non si accontentino della defiscalizzazione del salario aziendale». In ogni caso le questioni fiscali saranno al centro della piattaforma che la Cgil varerà al direttivo nazionale del 16 e 17 settembre. Ciascuno la sua piattaforma. Ma se davvero tutti sono d’accordo, perché quei punti non si realizzano?
La verità è che Giulio Tremonti tiene la borsa ancora serrata. E i primi a saperlo sono proprio Bonanni e Angeletti, che si sono guardati bene dal manifestare durante l’esame dell’ultima manovra.