Fisco, approvata la delega per i ricchi

27/03/2003

            giovedì 27 marzo 2003
            Fisco, approvata la delega per i ricchi
            Opposizione e Cgil: è incostituzionale. Corte dei Conti: irrealistiche le stime di crescita del Pil

            Bianca Di Giovanni

            ROMA Annunciato in pompa magna
            dalla propaganda berlusconiana (quel
            meno tasse per tutti), il fisco del centro-
            destra fa il suo primo passo in sordina
            ed anche con qualche «inganno»
            mediatico: circola voce negli ambienti
            giornalistici che il diktat dal Tesoro è
            non divulgare le dichiarazioni dell’ex
            ministro Vincenzo Visco. Ma anche
            tra la maggioranza le acque non sono
            calme. La delega è stata votata ieri alla
            Camera (251 sì, 192 no) con molti
            mal di pancia proprio di FI, che non
            fa nessuna dichiarazione di voto: spinge
            il bottone per dovere di obbedienza
            al «capo». Ancora più freddo l’«autore»
            del testo, Giulio Tremonti, che ai
            giornalisti che lo bloccano in Transatlantico
            replica secco: «Non parlerò
            mai più qui». Evidentemente il Parlamento
            non piace al titolare dell’Economia,
            che preferisce gli studi Rai. In
            serata arriva un altro colpo per il guardiano
            dei conti pubblici: la Corte dei
            Conti definisce le stime del Pil per il
            2003 (al 2,3%) assolutamente irrealistiche
            anche per l’incertezza provocata
            dalla guerra in Iraq. E non solo: in
            un’audizione parlamentare il direttore
            per la ricerca di Bankitalia avverte
            che anche il rapporto deficit/Pil del
            2002 forse dovrà essere rivisto.
            Incognite pesanti, quelle sui conti
            pubblici, che rendono la delega fiscale
            una vuota dichiarazione d’intenti, visto
            che costa circa 20 miliardi di euro,
            cioè quanto l’ultima finanziaria. Per
            l’Ulivo quel testo non è che un grande
            bluff (oltre ad essere incostituzionale),
            un «favore ai ricchi e alle grandi imprese
            - dichiara il “pericoloso” Visco -mentre
            penalizza le famiglie mono-
            reddito ed i pensionati». Il testo
            contiene «una promessa di riduzione
            delle tasse che è un grande raggiro per
            gli italiani», diachiara Giorgio Benvenuto
            capogruppo ds alla commissione
            Finanze. Stessa bocciatura a oltranza
            della Cgil. «È una legge incostituzionale,
            iniqua perché cancella il principio
            di progressività e dannosa per il Paese
            - dichiara Beniamino Lapadula – La
            Cgil continuerà la sua battaglia per
            impedirne l’attuazione».
            Difficile valutare la portata effetti-
            va del passaggio avvenuto ieri: mancano
            ancora i decreti attuativi necessari
            all’applicazione delle nuove norme
            (tra cui due sole aliquote Irpef, al 23 e
            al 33% più un complesso sistema di
            deduzioni e l’abolizione dell’Irap con
            50 milioni di mancato gettito per le
            Regioni). Sta di fatto che finora il governo
            ha avuto un «comportamento
            parossistico nei confronti del fisco -continua
            Benvenuto- e del tutto contrario
            allo Statuto del contribuente,
            con norme retroattive, e modifiche
            successive in tempi brevi: il credito
            d’imposta è cambiato 10 volte in 6
            mesi. Né certezza, né trasparenza».
            Per di più la «fantomatica» riduzione
            fiscale promessa già in Finanziaria
            non si è verificata. «A testimoniarlo
            sono le numerose lettere di lavoratori
            che dichiarano di pagare di più – continua
            l’esponente diessino – ed anche le
            cifre fornite da Bankitalia, che rivelano
            un aumento delle entrate Irpef nei
            primi due mesi dell’anno». L’Ulivo denuncia
            che tra le più colpite dal nuovo
            fisco sono le famiglie mono-reddito,
            che non godono di doppi sconti come
            le altre. Oltre al fatto che quasi tutti i
            ceti medi si ritrovano penalizzati. Ma
            c’è di più: la Camera ha respinto la
            proposta sulla compensazione tra ciò
            che si deve versare e ciò che si deve
            riavere indietro. Il tutto mentre le restituzioni
            sono state bloccate. Molte
            imprese del centro-nord lamentano la
            mancata restituzione dell’Iva da mesi:
            altroché stretta creditizia delle banche.
            Contemporaneamente chi aderisce
            al condono (in odore di proroga)
            ed ha emesso fatture false, non sarà
            controllato dalla Guardia di finanza e
            quindi potrà ottenere la restituzione
            dell’Iva. Un vero favore a chi imbroglia,
            analogo a quello fatto a chi ha
            esportato illegalmente i capitali all’estero.
            «C’è una sostanziale confusione
            della politica fiscale – aggiunge Mario
            Lettieri (Margherita) – Rileviamo
            una mancanza di coerenza dei cattolici
            della maggioranza che sulla famiglia
            subiscono il diktat di Tremonti».