“Fisco” A caccia di 115 miliardi

09/01/2007
DEL LUNEDÌ

    lunedì 8 gennaio 2007

    Pagina 3 – In primo piano

    Economia sommersa
    Le stime aggiornate

      Il Fisco a caccia di 115 miliardi

        Cresce nel 2006 la quota di imposte e contributi non versati all’Erario

          di Salvatore Padula

            Le imposte e i contributi evasi hanno superato, nel 2006, i 115 miliardi di euro. Un po’ come mettere l’una sull’altra – tanto per farsi un’idea – qualcosa come tre manovre del peso di quella appena approvata dal Parlamento. Roba da impallidire.

            La buona notizia, per chi si accontenta, è che questo importo avrebbe potuto essere ben più elevato. Tanto da superare i 120 miliardi di euro, se l’inatteso boom del gettito tributario dello scorso anno (i 34 miliardi o più su cui Governo e opposizione stanno litigando per aggiudicarsene il merito), non avesse regalato all’Erario anche una quota "strutturale" di maggiori entrate pari a 5 miliardi,imputabile, secondo le valutazioni dell’Esecutivo, proprio ai primi risultati della lotta all’evasione.

            I dati
            Il Sole24 Ore del Lunedì ha aggiornato al 2006 le stime sulle imposte e i contributi evasi, vale a dire gli importi effettivamente sottratti al Fisco e non gli imponibili nascosti. L’analisi dice che il livello di evasione si collocatra un minimo di 106,6 e un massimo di 115,3 miliardi. Minimo e massimo sono calcolati tenendo conto sia dell’incidenza reale delle imposte versate, sia dei due valori forniti dall’Istat per quantificare l’underground economy: per il 2004,l’istituto ha fissato tra il 16,6 e il 17,7% del Pil il valore aggiunto imputabile all’area del sommerso economico (il livello più basso della forchetta indica quanta parte del Pil è sicuramente ascrivibile al sommerso;il più elevato, quanta parte del Pil è presumibilmente derivante dallo stesso fenomeno).

            Così, considerato l’andamento della shadow economy negli ultimi anni, per il 2006 la forbice è stata "aggiornata" al 1718,1% del Pil: in pratica,lo scorso anno,una somma compresa tra i 250 e il 266 miliardi di euro è andata a incrementare il prodotto interno lordo, senza tuttavia subire alcun prelievo fiscale e/ o contributivo.

            Proprio dai contributi sociali è derivato un terzo dell’evasione totale: complice la preoccupante diffusione del lavoro irregolare, non sono affluiti alle casse degli istituti previdenziali pubblici e privati somme comprese tra 37,7 e 40,7 miliardi di euro. Tra le grandi imposte, l’Irpef ha toccato i livelli più elevati di infedeltà fiscale (tra 28,9 e 31,2 miliardi), seguita dall’Iva, dall’Ires e dall’Irap. Rilevanti, infine, anche le quote sottratte alle autonomie locali e alle altre imposte indirette.

            Rispetto al 2005,la stima del Sole 24 Ore del Lunedì registra una crescita dell’evasione di circa 13 miliardi (minimo e massimo erano risultati, rispettivamente, 88,8 e 102 miliardi). Il raffronto dei risultati richiede, tuttavia, qualche cautela: il metodo di calcolo è lo stesso, ma per il 2006 sono stati considerati anche i tributi locali, esclusi invece dalla precedente elaborazione. Un incremento così rilevante del "tesoro" dell’evasione si spiega anche sia con la crescita del Pil in valore assoluto sia con l’aggiornamento al 2004 delle quantificazioni sull’economia sommersa. Tutti elementi che, in realtà, rendono molto meno difformi le cifre del 2005 e quelle del 2006.

            Gli scenari
            L’anno che si è appena aperto rappresenta – nelle intenzioni del Governo – un momento di svolta sul fronte del ritorno alla legalità fiscale. La legge Finanziaria ora, e i decreti legge del 2006 prima, hanno fornito al Fisco un armamentario importante per avviare un’azione di mediolungo periodo che – come ha detto il presidente del Consiglio, Romano Prodi – dovrà ricondurre il fenomeno alla normalità entro 78 anni (addirittura tre per il ministro Padoa-Schioppa).

            La revisione degli studi di settore, le misure antielusive, il potenziamento dell’attività di controllo con un massiccio ricorso all’informatica (dalla tracciabilità dei pagamenti alle nuove indagini bancarie), la riforma della riscossione fanno pensare a una strategia organica che,almeno in termini di deterrenza, potrebbe dare i frutti attesi.Ma i bilanci,come sempre, vanno fatti alla fine. Per ora si devono solo fare i conti con la realtà delle cifre: che dicono a chiare lettere come la strada da percorrere sia ancora incredibilmente lunga e piena di insidie.