“Fisco 1″ Il dilemma delle tasse divide gli italiani (R.Mannheimer)

07/07/2004




mercoledì 7 luglio 2004

IL FISCO

Il dilemma delle tasse divide gli italiani
Per quasi un cittadino su due con il pagamento «si contribuisce a qualcosa». La sorpresa dei giovani

di Renato Mannheimer

E’ una domanda che, nei sondaggi, viene posta agli italiani ormai da quasi quarant’anni. Ma i cui esiti sorprendono ogni volta osservatori e commentatori, malgrado risultino sempre relativamente simili. La maggioranza degli italiani, un tempo assoluta, oggi solo relativa, continua ad affermare che, pagando le tasse, si contribuisce a qualcosa di comune. Va detto che l’atteggiamento più critico verso l’imposizione fiscale (rappresentato sinteticamente da chi risponde «mi si toglie qualcosa» oppure, anche se in misura minore, da «devo dare qualcosa») è andato crescendo nel tempo, sino a raggiungere il suo livello massimo nel 1985.

Ma, oggi, proprio quando le posizioni avverse all’eccessiva pressione fiscale (o, in certi casi, alle tasse tout-court) sembrano costituire una delle issues più capaci di attrarre consensi alle elezioni, l’idea che il fisco «tolga qualcosa», pur restando popolare, lo è meno di vent’anni fa. Naturalmente, l’interpretazione di questi dati – come quelli di qualunque sondaggio – richiede grande cautela. Oggi, è solo la maggioranza relativa (49%) a dire che attraverso le tasse si «contribuisce a qualcosa»: il restante 51% dà comunque un’altra risposta. E, certo, parte di chi risponde in maniera «politicamente corretta» lo fa per una sorta di dover essere, e il suo pensiero e, specialmente, il suo comportamento, potrebbero essere diversi. Ma il permanere in minoranza dell’atteggiamento «antitasse», sia pure sul piano delle dichiarazioni o delle intenzioni, e, specialmente, il fatto che la sua diffusione si restringa nel tempo, costituiscono una componente trascurata ma molto importante della «cultura civica» del nostro Paese.

In particolare, sono i giovani ad affermare meno di altri che le tasse «mi tolgono qualcosa»: potrebbe trattarsi di un segno di mutamento culturale nelle nuove generazioni. Le differenze territoriali sono modeste il «mi si toglie qualcosa» è relativamente più diffuso al Sud, ma con una variazione limitata (più 4%) rispetto alla media nazionale. Com’è ovvio, le maggiori differenziazioni sono legate all’orientamento politico. Chi si colloca nel centro tout-court, in particolare i cattolici, sostiene più di altri che con le tasse si contribuisce a qualcosa. Ma questa opinione è anche assai diffusa a sinistra. Nel centrodestra, viceversa, è espresso più di frequente il parere che con le tasse si «debba dare qualcosa». Tuttavia, anche qui la maggioranza relativa non si distacca dall’opinione comune al complesso del campione, che risulta dunque «trasversale» politicamente. Ma l’atteggiamento antitasse è prevalente tra coloro che sono indecisi sulla forza da votare o pensano di astenersi: è in questa categoria che si trova, in nuce, il partito della protesta fiscale.

L’insieme di questi dati spiega molte delle indicazioni sui comportamenti futuri attesi dai decisori politici. Dopo avere richiesto la riduzione della pressione fiscale e, secondo la percezione corrente dell’opinione pubblica, non averla ottenuta, la maggioranza relativa della popolazione dichiara che, pur di mantenere o, addirittura, aumentare la spesa sociale, è disponibile persino ad un incremento delle tasse. E’ vero che la percentuale di persone che rispondono in questo modo è del 10% in meno rispetto a vent’anni fa. Ma essa costituisce ancor oggi la maggioranza relativa. E la quota che ha cambiato idea, rispetto a 10 anni fa, si è «trasferita» nell’opinione che le «cose debbano restare come sono», non in quella che vuole l’abbassamento delle tasse. Significativamente, anche in questo caso, i più legati al mantenimento (o all’incremento) del welfare state sono i più giovani. Sulle scelte di politica fiscale, vale a dire su ciò che si deve fare concretamente, le differenziazioni di ordine politico sono più nette che sui principi generali. La maggioranza di quanti si dichiarano di sinistra o di centrosinistra è infatti per il mantenimento o l’incremento del welfare state, anche pagando più tasse (naturalmente anche nella sinistra vi è una nutrita pattuglia di quanti – tra il 15 e il 25% – vogliono ridurre le tasse). E’ solo tra chi si colloca nella destra tout-court e, come in precedenza, tra gli indecisi e gli astenuti che la percentuale di chi vuole la diminuzione delle tasse risulta maggiore in assoluto. La politica fiscale continua a dividere il Paese. E costituisce una delle issues rilevanti nello spostare i voti alle elezioni. Specie quelli – cruciali – degli indecisi.

/Commenti