Firmo ergo sum

26/07/2002

26 luglio 2002



Firmo ergo sum
CARLA CASALINI


Due accordi separati in un giorno, un nuovo record. Delle firme sul «Piano» di licenziamenti della Fiat, e sul capitolo del «Patto per l’Italia» dedicato al lavoro
sommerso, la maggior parte dei media rileva un solo dato significativo: la Fiom, la Cgil, «non ci sta». Reazione non sorprendente e tuttavia singolare, giacché non ci si pone affatto la domanda, pure non peregrina: perché Cisl e Uil invece firmano? Perché firmano 3000 licenziamenti senza battere ciglio, senza cambiare il testo scritto dalla Fiat (magari avranno aggiunto qualche virgola), perché sottoscrivono al buio il presunto futuro piano di rilancio di chi ha continuato a giocare su altri tavoli, finanziari semmai, decimando via via lavoratori, produzioni, consumando un lauto pubblico foraggiamento?

Perché Cisl e Uil firmano tutto, a rotta di collo, i capitoli del «Patto per l’Italia» e qualunque altro testo? E continueranno a firmare: ormai sembrano esistere in quanto firmano, una sorta di cupio dissolvi per chi si vanta «rappresentante» dei lavoratori (ma non a caso non si sottopone al loro voto). Hanno imboccato ormai la strada senza ritorno che li fa partner stabili del governo Berlusconi, gestori istituzionali del suo «nuovo» mercato del lavoro?

Parrebbero domande legittime, ma se le pongono in pochi. Porsele fino in fondo significherebbe, per forze politiche o d’opinione, dover prendere atto, e posizione, sulla disarticolazione sociale e istituzionale perseguita dal governo di destra con i suggerimenti del caso della Confindustria. Un quadro generale, non il singolo scontro sulla giustizia, rogatorie, conflitto d’interessi, sulla libertà d’informazione, che sono reiterati, che compongono quel quadro, ma su cui si può gridare di volta in volta, sull’uno o sull’altro, senza l’obbligo di mettere insieme le tessere del puzzle che Berlusconi sta componendo.

E’ proprio il conflitto sul lavoro, quello che mette a nudo l’intelaiatura del piano del Cavaliere, il potere sempre più largo, assoluto se possibile, dato al comando d’impresa, la briglia sciolta alla corsa del capitale a precipizio su una china che travolge destini, diritti, istituzioni, anche quelle liberali più concilianti.

Gli scandali americani danno solo l’ultima scossa, in uno con la guerra ormai permanente. Ma in Europa, i nuovi governi di destra (compreso Blair) si affannano ugualmente lungo la china: il bersaglio è per tutti il lavoro, suo corollario la prigionia per gli immigrati, poi l’uno o l’altro eventualmente condiscono con un po’ di populismo.

Il piano del Cavaliere, e consoci europei, prevede per la sua piena riuscita l’eliminazione di qualunque corpo intermedio si interponga, dunque in primis quelli tradizionali, come i sindacati, e qualunque altra pretesa rappresentanza sociale. Il senso del conflitto in atto ormai da un anno è questo. Si capisce perché sia cresciuta una opposizione sociale a Berlusconi. Quella `politica’ resta esangue. Si capisce perché la Cgil sia in campo. Ma Cisl e Uil da che parte stanno?