Firme per il referendum sull’articolo 18

30/05/2002

30 maggio 2002



Firme per il referendum sull’articolo 18
Il Comitato promotore contro le «strumentalizzazioni politiche». Diviso sul voto l’Ulivo


CARLA CASALINI


Ieri a Roma si è costituito ufficialmente il «Comitato di sostegno» nazionale che si dedicherà alla «azione pratica» di raccolta delle firme per i due «referendum sociali» di estensione dell’articolo 18 e dell’articolo 35 dello Statuo dei lavoratori alle aziende sotto i 15 dipendenti: Pietro Alò e Paolo Cagna Ninchi, a nome del Comitato promotore nazionale, dell’appuntamento hanno fatto occasione di «una discussione franca tra noi», e di «un’azione di chiarificazione» rispetto alle «strumentalizzazioni già in atto». Quanto alle strumentalizzazioni, Cagna ha sottolineato «l’operazione in corso, visibile su
Repubblica e e sul Foglio», che definisce «referendum di Bertinotti, ossia degli `estremisti’…» un referendum che nasce ben altrimenti. Rivendicano la propria iniziativa i promotori del Comitato, quei «14 cittadini, sostenuti da una quarantina di personalità eminenti del mondo civile», che il 28 febbraio hanno «depositato i due quesiti » dando origine alla vicenda referendaria. Quanto al Comitato di sostegno – al quale si sollecita la partecipazione di «forze politiche, sociali» e di «singoli, indipendentemente da ogni appartenenza», giacché questa è «battaglia di libertà, democrazia, trasversale a ogni schieramento» – ci sono già, per avere aderito all’iniziativa, Rifondazione comunista, Verdi, Socialismo 2000 (l’area di Salvi nei Ds); c’è la Fiom nazionale, e la sinistra Cgil di «Cambiare rotta-Lavorosocietà»; il Social Forum di Roma, Attac, SinCobas e Cobas.

Ci sono differenze nel comitato di sostegno, su merito e natura dello strumento referendario. Il Comitato promotore nazionale ha chiarito che la sua raccolta di firme riguarda i due «referendum sociali», e altrettanto ha fatto la Fiom, e Gian Paolo Patta per la sinistra Cgil: si tratta di abrogare la soglia che limita la tutela generale dai licenziamenti individuali illegittimi, l’art.18, e il diritto di associazione e espressione di libertà sindacale, l’art.35 – una estensione di diritti «capace di reggere» anche a futuri marchingeni berlusconiani. Altre forze invece accostano a questo «punto cruciale» dei diritti nel lavoro anche i referendum sulla scuola, sull’ambiente, «unificati tutti nell’attacco liberista» – come ha fatto presente Vernaglione, per Attac, e per il Prc Musacchio, con un equilibrato intervento che ha sollecitato tutto l’Ulivo alla battaglia sui referendum sociali.

Ma anche ieri nel centrosinistra, accanto ad alcuni primi segnali positivi, c’è stata una sventagliata di no al referendum dai Ds e dalla Margherita. L’aggettivo più o meno comune per definire il referendum sull’art. 18 è «inappropriato», o «inefficace». Certo vanno estesi i diritti, ma non va bene «applicare la stessa tutela contro il licenziamento per grandi o piccole imprese», reagisce Tiziano Treu, chiamando a sostegno sentenze della Corte costituzionale che «sottolineano la particolarità dei legami personali con cui si caratterizzano piccole unità aziendali», spesso «legami familiari», precisa Treu. In realtà, trattandosi comunque di rapporti di disparità tra padrone e addetti, le relazioni «personali» nel caso sembrerebbero piuttosto aggiungere elementi di ricatto contro l’esercizio di un diritto individuale, piuttosto che giustificare la negazione di tale diritto.

Al proposito è chiarificatore l’intervento della Cgia di Mestre: gli artigiani precisano che già esiste una «tutela» nelle piccole aziende, la legge 108, che «non prevede il reintegro obbligatorio» del dipendente licenziato illegittimamente, ma «dà la possibilità al titolare o di riassumerlo o di riconoscergli un risarcimento economico». Insomma, decide il «titolare» che fare del malcapitato, pur dopo che il giudice sentenzi l’illegittimità del licenziamento. Appare perciò grave una tale limitazione di un diritto fondamentale di libertà individuale: aggravata, semmai, laddove l’azienda si qualifichi come «familiare». Nei Ds il referendum non piace a molti, da Violante al responsabile lavoro della Quercia Cesare Damiano; e nella minoranza è a favore Cesare Salvi ma non Pietro Folena, in attesa della riunione di confronto convocata per oggi.

Registriamo, sul tema lavoro, l’ultima parola di Berlusconi. Ottimista sull’«intesa coi sindacati»; vago sui tempi di un incontro: «abbastanza presto» – dice, giacché restano ancora in gioco i ballotaggi elettorali.