Firenze. Partì per accudire la madre, licenziamento annullato

18/10/2001



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Firenze
Pagina 7
Partì per accudire la madre
licenziamento annullato

Il giudice obbliga il McDonald’s dove lavorava a riassumerla

MARZIO FATUCCHI


La lettera di licenziamento le è arrivata mentre era ad assistere la madre, malata di cancro, in Belgio. Adesso, il giudice del lavoro ha obbligato McDonald’s a riassumerla. La sentenza, depositata ieri dal giudice Bruno Varriale, riguarda una donna di 38 anni, nubile, che si era vista licenziare in pieno agosto, dopo che aveva chiesto un congedo, senza stipendio, di 6 mesi per seguire il decorso post operatorio della madre, operata di tumore e sotto chemioterapia. «Mi hanno inviato la lettera quando ero in Belgio, e loro lo sapevano che non ero a Firenze» dice la signora, che lavorava nel reparto «Spizzico» del McDonald’s di fronte alla Stazione Santa Maria Novella. Quando, nel giugno del 2000, aveva scoperto che la madre, che vive in Belgio, era malata, la signora aveva chiesto un permesso di 8 giorni. Invece, quei giorni le sono stati conteggiati come ferie. A luglio aveva poi inviato un lettera chiedendo un congedo non retribuito da agosto fino al gennaio successivo, con diritto alla conservazione del posto di lavoro. Una possibilità prevista dalla legge sui congedi parentali, che era stata approvata pochi mesi prima, a marzo. «Invece, non mi hanno mai risposto in modo positivo, anzi mi hanno chiesto a più riprese nuove informazioni, rinviando fino a quando non sono dovuta partire». Ad agosto, le hanno prima inviato per lettera una infrazione disciplinare, per non aver rispettato gli standard di preparazione della pizza, poi, 7 giorni dopo, le hanno contestato l’assenza, infine è arrivata la lettera di licenziamento «per giusta causa». Quando, rientrata dal Belgio a settembre, ha trovato la comunicazione, la donna ha messo tutto in mano all’avvocato Umberto Galasso. E il giudice un anno dopo le ha dato ragione, nonostante l’azienda avesse contestato l’applicazione della legge sui congedi parentali, perché nel momento della vicenda non era stato ancora emanato il regolamento applicativo. «La precettività di una norma non resta subordinata alla emanazione di un regolamento» recita la sentenza. La legge era insomma valida anche se il regolamento non era stato approvato. A questo punto, la donna licenziata (a cui il giudice ha anche riconosciuto circa 11 milioni in più di stipendio perché gli orari che le davano erano troppo gravosi) può rientrare a lavorare a McDonald’s. «Ancora non mi hanno richiamato – racconta la signora – ma se il clima era già brutto prima, figuriamoci adesso, l’azienda ha fatto sempre pressioni». Poca anche la solidarietà tra i lavoratori sul luogo di lavoro, «tranne qualche persona, più vicina, c’è stata molta indifferenza. C’è talmente tanto ricambio che ognuno pensa per sé, anche se in molti erano a conoscenza della situazione, non gli interessava più di tanto. Ed anche il sindacato ha potuto fare poco: lì, ad avere la tessera in tasca, saranno a malapena in quattro o cinque».