Firenze. Negozi, riposo facoltativo commercianti allo scontro

19/11/2001










 


Negozi, riposo facoltativo commercianti allo scontro


MASSIMO VANNI




NEGOZI e supermercati, scontro sulla chiusura settimanale. Palazzo Vecchio propone di trasformare dal gennaio 2002 la mezza giornata di chiusura da obbligatoria a facoltativa. E il mondo del commercio si spacca, si divide tra favorevoli e contrari. Da una parte la Confcommercio, tra i cui iscritti figura l’Esselunga, e l’intero fronte della grande distribuzione, Coop compresa. Dall’altra i sindacati e la Confesercenti, che vedono nella cancellazione dell’obbligatorietà un via libera ai supermercati e, di conseguenza, uno stop al piccolo commercio.
Due giorni fa l’incontro che avrebbe dovuto sancire la nuova rivoluzione oraria si è chiuso con un rinvio: di fronte alla spaccatura, l’assessore al commercio Francesco Colonna ha chiesto tempo. Ma quello che non è stato deciso venerdì verrà deciso nei prossimi giorni. E non è facile trovare un compromesso: chiusura obbligatoria per tutti oppure no? Non è solo affare degli addetti ai lavori: se è vero che già da due anni i commercianti possono scegliersi la chiusura in qualsiasi giorno della settimana, è anche vero che la prassi spinge ancora molti alimentari a chiudere il mercoledì pomeriggio e molti negozi d’abbigliamento a tenere abbassata la saracinesca il lunedì mattina. Dietro lo scontro sulle chiusure c’è anche la questione degli orari della città, delle abitudini dei suoi abitanti.
«Quello che abbiamo proposto è la prosecuzione dell’accordo siglato a gennaio 2000», spiega l’assessore Colonna, ricordando il documento sulle chiusure di un anno fa. «Nessuna prosecuzione, è una rottura unilaterale bella e buona perché nel documento non c’era nessun automatismo», contesta il segretario della Confesercenti Marco Massaccesi. «Nell’accordo di un anno fa era stato previsto un Osservatorio che non è mai nato e adesso non abbiamo i dati per valutare decisioni del genere», si oppone anche la Cgil. «Non sono contrario all’Osservatorio, nel documento però è stata fissata la data del 2002», ribatte Colonna. Ma il vero scontro è nel merito della questione.
«La grande impresa è strutturata per il prolungamento dell’orario, i piccoli invece hanno bisogno della chiusura settimanale per tutti gli adempimenti che non si possono fare negli altri giorni, dai contatti con i fornitori a tutto il resto. E riconoscere oggi, in un momento non proprio favorevole, dei vantaggi alla grande distribuzione equivale a penalizzare le piccole aziende», sostiene Massaccesi. «La verità è che l’amministrazione sta cedendo alle pressioni della grande distribuzione e chi rischia di farne le spese sono le piccole aziende», insiste Massaccesi.
«Niente affatto, la difesa del piccolo commercio non passa dalla guerra con la grande distribuzione, la sfida si gioca sulla qualità, in tempi di legge Bersani fare la guerra ai supermercati è come combattere contro i mulini a vento», dice però Marco Squillantini dirigente Confcommercio. E la partita resta per il momento aperta, anche se Palazzo Vecchio spinge per la retrocessione della chiusura da obbligatoria a facoltativa e, in generale, per ogni misura che allunghi l’orario di apertura delle attività commerciali. «Già così il nostro orario è uno dei più lunghi d’Europa, pensare di stravolgere il modello italiano per arrivare fino a tenere aperti i negozi mezzanotte è follia, perfino i supermercati chiudono alle 20 pur potendo restare aperti fino alle 22», dice Massaccesi.