Firenze. Ma chi comanda, i commercianti?

17/10/2001



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Firenze

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Ma chi comanda, i commercianti?
Cresce il peso delle categorie sulle scelte cittadine
Confesercenti e Confcommercio rappresentano parte consistente dei maggiori produttori cittadini. E lo fanno sentire

MASSIMO VANNI


OGGI è il caso della Zcs notturna e della giunta che torna sulle sue decisioni riaprendo le piazze alle auto. Un anno fa fu il caso di Porta Romana, dove la protesta ebbe la meglio sui sensi di marcia del Poggio Imperiale. Poi vennero gli aumenti tariffari, riaggiustati riunione dopo riunione. E che dire del mercatino multietnico? Non è forse per una parte dei commercianti che è finita com’è finita? Senza contare il naufragio della «tassa di scopo», i rinvii per il piano dei motorini, i bracci di ferro per le targhe alterne.
C’è un «filo rosso» che tiene insieme le cose decise e modificate, le cose non fatte e quelle rimandate: la protesta dei commercianti. Molte delle decisioni vengono cambiate o vanificate dall’opposizione dell’economia che vive di negozi, di servizi ai turisti e servizi ai negozi. E’ giusto che il commercio pesi così tanto?
I dati dicono che a Firenze le 16.663 aziende del commercio e del turismo occupano, al primo gennaio 2000, 38.167 persone, circa il 33 per cento del totale degli occupati nel privato (116.292). A queste cifre si deve poi aggiungere l’indotto del terziario, dai furgoni che riforniscono i negozi alle lavanderie degli alberghi: così il totale degli addetti sfiora il 60 per cento. Mentre il valore aggiunto sul totale prodotto in città arriva al 55. E’ legittimo che pesi così tanto? Che la ricerca del consenso delle categorie economiche condizioni costantemente il governo?
«I commercianti rappresentano interessi legittimi anche se parziali», sostiene Alessandro Lo Presti, consigliere comunale e segretario cittadino dei Ds, maggior partito di governo in città. «Non pesano in modo eccessivo su questa giunta ma hanno pesato molto in questa città», dice Ugo Caffaz, il capogruppo Ds che a Palazzo Vecchio non ha mai fatto l’assessore. «Più che una forza conservatrice i commercianti li definirei corporativi, hanno tutto il diritto di dire la loro ma poi sta al governo riequilibrare tutto», aggiunge Caffaz.
«Corporativi noi? Siamo stati eletti per difendere gli interessi degli associati, forse i partiti non sono corporativi? Firenze vive di turismo e di commercio applicato al turismo e se non si capisce questo è inevitabile che i nodi vengano al pettine», dice Paolo Soderi, presidente di Confcommercio. Cosa fare per evitare i nodi? «Sentire i commercianti quando si prendono le decisioni: possono fare le riunioni con chi vogliono ma il commercio ha questo peso», aggiunge Soderi. Come dire, al peso economico deve corrispondere il peso politico. Ma non è stato forse il «no» di una parte delle categorie economiche a far naufragare la tassa di scopo, cioè il contributo da chiedere ai turisti? «Se è stata un’occasione persa è perché è nata in modo stupido, non può essere un balzello per i commercianti» replica Soderi.

«Un momento, non tutti i gatti i sono grigi perché sulla tassa di scopo c’è chi la pensava in un modo e chi in un altro», sostiene Marco Massaccesi, segretario della Confesercenti. Come dire, se Soderi e gli albergatori si sono opposti, non così si può dire per la Confesercenti. Forse non tutti i commercianti sono corporativi? «Volete sapere come la penso? Questa è una città bloccata da decenni di veti contrapposti della classe politica – dice Massaccesi – e se adesso si muove qualcosa è per merito del mondo economico». I parcheggi e l’interramento di viale Strozzi previsti dalla «finanza di progetto», l’aeroporto «che è decollato con la collaborazione della Camera di Commercio», sono per la Confesercenti gli esempi lampanti della nuova spinta impressa dal mondo economico alla politica. «Di fronte a questo penso perfino che la politica dovrebbe fare un passo indietro, che il mondo del commercio, al contrario di ciò che pensano molti, non ha il peso che dovrebbe avere, perché c’è una differenza tra l’essere solo corporativi e giocare un ruolo nello sviluppo della città avanzando proposte di qualità».