Firenze. La Regione mette in discussione il numero chiuso delle farmacie

14/06/2002

13 giugno 2002

Dopo le polemiche dei farmacisti contro la distribuzione diretta delle medicine
La Regione mette in discussione il numero chiuso delle farmacie


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«I farmacisti si preoccupano dei sistemi di distribuzione delle medicine? Bene, so come garantire un migliore accesso per tutti: liberalizzare il numero delle farmacie. In Regione apriremo un tavolo per studiare questa possibilità». L’assessore alla salute Enrico Rossi entra con ironia, ma rivelando un progetto realmente in fase di studio, nelle polemiche di questi giorni sulla distribuzione diretta da parte delle Asl dei farmaci ad alto costo. I farmacisti fiorentini dicono che si tratta di un sistema di erogazione poco pratico per i cittadini, costretti a fare lunghe code. Hanno anche realizzato un manifesto da appendere in tutti i negozi. Spiega ai cittadini che non sono obbligati ad andare a prendere i farmaci nelle strutture dell’azienda sanitaria ma che possono scegliere tra queste e le farmacie. «Purtroppo ci sono alcuni medici – dice Alessandro Rouf, presidente dell’associazione dei titolari di farmacie fiorentini – che forzano i pazienti ad andare alla Asl, non gli fanno capire che si tratta di una libera scelta. E così le persone sono costrette a lunghe code, anche di ore. D’altronde l’azienda ha otto punti di distribuzione delle medicine ad alto costo contro i nostri 120, per forza che il loro servizio non funziona bene. Il problema va ben oltre il danno economico patito dai farmacisti e riguarda la popolazione».
La Asl fiorentina ha firmato alcune settimane fa, ultima in Toscana, l’accordo con i medici di famiglia per la distribuzione diretta. Oltre alla consegna dei farmaci al momento della dimissione dal reparto ospedaliero o dal pronto soccorso, il provvedimento dispone anche che le medicine ad alto costo vengono consegnate anche da otto presidi della Asl. In questo modo il sistema risparmia: se l’azienda compra i farmaci dal produttore spende la metà di quanto paga se li rimborsa a chi li ha presi in farmacia. Si tratta di medicine care che rappresentano circa il 10 per cento della spesa totale per i farmaci pur essendo assunte dall’uno per cento dei pazienti.
«Abbiamo deciso di utilizzare una strategia organizzativa particolare – spiegano in un documento la direzione sanitaria della Asl e la Fimmg, il principale sindacato dei medici generici – Non tocchiamo minimamente il modo di prescrivere del dottore ma interveniamo sulla distribuzione di quelli costosi nelle farmacie della Asl. In questo modo si ottengono risparmi altissimi. Pur essendo i farmaci interessati pochi e fortunatamente riguardando poche persone, l’alto costo di questi permette dio ottenere ingenti risparmi. Il medico continuerà quindi a prescrivere le medicine di cui il paziente avrà bisogno: se fra i farmaci prescritti ve ne fossero alcuni ad alto costo, il dottore è chiamato, in base all’accordo, ad indicare al paziente la eventuale possibilità di utilizzare i presidi della Asl». «Se qualcuno gli dice che ci deve andare per forza sbaglia – chiude Mauro Ucci della Fimmg – Ma il cittadino deve sapere che se va alla Asl fa risparmiare il sistema e quindi tutta la collettività».
(mi.bo.)