Firenze. Domenica no shopping: commercianti favorevoli consumatori no

26/05/2005
    giovedì 26 maggio 2005

    Pagina III – Firenze

      LA POLEMICA
      Proposta dei cattolici: serve una nuova legge
      Domenica no shopping
      commercianti favorevoli consumatori no
      Aduc: "Le religioni non devono entrare nelle regole commerciali" Federconsumatori: "Niente aperture selvagge, quel giorno dedichiamolo ad altro"

      ILARIA CIUTI

      I cattolici partono all´attacco contro la domenica a negozi aperti: «per salvare la festa delle persone e della comunità dal consumismo», ha detto presidente delle Acli, Luigi Bobba al Congresso eucaristico nazionale di Bari, invocando «il ritorno alle nome di alcuni anni fa per cui le domeniche aperte, oltre al periodo natalizio, erano solo otto».

      Prontamente si sono schierate con lui una dozzina di associazioni cattoliche. Sollevando la ribellione dei consumatori dell´Aduc. «In Italia – insorge il responsabile Vincenzo Donvito – non esiste solo la religione cattolica, bisognerebbe chiudere anche il sabato, il venerdì o chissà quando. Che le religioni non entrino nelle regole commerciali e che si apra 24 ore su 24 e tute le domeniche». Più perplesse le altre associazioni. «L´appello cattolico mi lascia incerto. Come filosofia di vita anch´io penso che la domenica si un giorno di riposo – dice Giulio Caselli dell´Abusdef – Però penso che l´apertura domenicale è utile per chi gli altri giorni lavora e voto a favore». Più controcorrente il responsabile di Federconsumatori Romeo Romei: «Niente aperture selvagge, meglio cercare di dedicare la domenica ad altro, come d´altra parte è stato lo stile toscano fino a poco tempo fa».

      Dall´altra parte della barricata, negozi e sindacati dei commessi finiscono, seppur con minore rigidità dei cattolici, non si dichiarano entusiasti della domenica aperta. «La legge evocata da Bobba- reagisce il presidente di Confcommercio Gianni Biagiotti – è solo la famosa Bersani che in realtà è ancora in vigore ma è stata via via modificata da accordi territoriali: nell´area fiorentina estesa a 20 domeniche perché alla fine l´Ikea teneva aperto 52 domeniche l´anno e la grande distribuzione premeva. Io vado a messa e fosse per me la domenica si farebbe festa.

      Siccome sono il presidente di Confcommercio devo mediare gli interessi di tutti, dai negozi di vicinato che preferiscono chiudere alla grande distribuzione che tende a aprire». Anche il presidente di Confesercenti, Franco Bertini, è perplesso sulla spesa festiva: «Lo ha dichiarato anche il mio vicesegretario nazionale Mauro Bussoni che la domenica si potrebbe fare altro che comprare. Al settimo giorno, si può riposare, sei giorni bastano per comprare». Purchè non ci siano rigidità: «Se esistono necessità da parte dei consumatori si può pensare a presidi aperti nei vari quartieri e se un imprenditore ritiene che la domenica aperta lo aiuti a superare la crisi, faccia pure. Meglio mettersi d´accordo che proibire per legge».

        La domenica non si tocca dice Marco Bacellini che vende alimentari in via dei Neri: «Abbiamo diritto a un giorno di riposo e quando abbiamo provato a aprire non è mai venuta una folla di clienti». Il diritto al riposo vale anche per Massimo Fibbi, ottico di viale Europa. Dice, invece, Romano Boretti di Conte of Florence. «Io sto aperto la domenica dal 1980. Altrimenti non si ammortizzano i costi. Ma perché sono in Por Santa Maria, se stessi in periferia non aprirei». Infine il sindacato. Ha aderito all´appello dei cattolici la Cisl nazionale. «Nella mia vita – spiega Adriano Fratini, segretario cittadino – ho firmato accordi per tenere aperte le fabbriche sette giorni su sette quando serviva a rilanciarle. Ma nelle aperture domenicali della grande distribuzione non c´è nessuna necessità al di fuori della cultura del consumismo. La Cisl si schiera per un´altra cultura che serva a non passare la domenica nei centri commerciali». Neanche il segretario della Filcams-Cgil, Sergio Pestelli, si scandalizza troppo della proposta dei cattolici. «L´appello è interessante – dice – Anche noi siamo dell´idea di non lavorare i giorni di festa. Mi piace rilanciare l´idea non consumistica della festa anche se bisogna anche trovare un equilibrio tra la grande distribuzione che vuole tenere aperto, i commessi che assolutamente no, i piccoli negozi che non ce la fanno e i consumatori».