Firenze: Città d’arte a caccia di mercato

28/02/2003




Venerdí 28 Febbraio 2003

Cultura e Turismo/ un patrimonio da gestire
Città d’arte a caccia di mercato


DAL NOSTRO INVIATO
FIRENZE – Nessun pregiudizio a una maggiore apertura ai privati nella gestione dei beni culturali. La premessa è di Leonardo Domenici, presidente dell’Anci e sindaco di Firenze. Gli imprenditori ne prendono atto, ma, per bocca di Cesare Annibaldi, presidente della Commissione impresa e cultura di Confindustria, chiedono le condizioni adatte per poter intervenire. Scenario del dibattito è stata la prima giornata dei lavori su "Le città della cultura", incontro promosso da Federculture, Anci, Upi, Legautonomie, Uncem e Conferenza dei presidente delle Regioni e delle Province autonome (si veda «Il Sole-24 Ore» del 24 febbraio). È la prima volta che gli assessori al turismo e alla cultura degli enti locali si riuniscono (i lavori si chiuderanno sabato) per discutere di una piattaforma comune di lavoro che riguarda le forme di gestione del tempo libero. Un "mercato" che, nonostante la crisi internazionale, ha retto. Come ha sottolineato il presidente di Federculture, Maurizio Barracco, il turismo culturale rappresenta il 23% dell’industria turistica nazionale e continuerà a fare da volàno. «Le proiezioni ufficiali – ha affermato Barracco – indicano che nei prossimi dieci anni il turismo sarà il primo settore economico del mondo». Le città italiane, ricche di monumenti e paesaggi spesso sconosciuti, hanno davanti una grande sfida. Tutto sta a saperla affrontare. «Non riuscire a sfruttare il proprio patrimonio – ha commentato Stefano Stefani, sottosegretario al ministero delle Attività produttive – sarebbe come per un’azienda non riuscire a capitalizzare i brevetti». Lo scenario ha inevitabilmente richiamato i nuovi ruoli attribuiti a Comuni e Regioni dalla riforma del Titolo V della Costituzione anche in materia di cultura. «Un pasticcio legislativo come pochi, di difficile se non impossibile applicazione», l’ha definita Nicola Bono, sottosegretario al ministero dei Beni culturali. Pronta la risposta di Domenici: «L’attuale sistema federale presenta aspetti poco chiari, ma ha anche alcuni meriti. Mettervi mano senza prendere atto di questo rischia di causare un cortocircuito istituzionale». In questo quadro il connubio tra pubblico e privato, che nella gestione del patrimonio culturale degli enti locali si sta timidamente realizzando, diventa complicato. «Creiamo le condizioni per incentivarlo – ha affermato Annibaldi -. Gli imprenditori sono interessati: possono intervenire con finanziamenti, ma possono anche scegliere la via della gestione del bene. Queste opportunità devono, però, essere rese concrete».
ANTONELLO CHERCHI