“Fiorani” «Ingenti profitti per i politici»

15/12/2005
    giovedì 15 dicembre 2005

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    I VERBALI – I MANAGER GONFIAVANO LE SPESE O ADDIRITTURA SI INVENTAVANO COSTI INESISTENTI MA SOLO PER I PIÙ SPROVVEDUTI

      «Ingenti profitti per i politici»

        L’ex ad di Lodi ha sottratto almeno 70 milioni ai suoi clienti

        MILANO
        «Pur non potendosi allo stato quantificare l’entità dei profitti conseguiti dagli indagati e da altri soggetti a loro indubbiamente legati, essendo ancora in corso le indagini a riguardo, può dirsi allo stato che gli stessi abbiano comunque superato le diverse centinaia di milioni di euro – il solo Fiorani avrebbe ancora la disponibilità di circa 70 milioni di euro – con corrispondente nocumento per la banca e, si ripete, per i medi e i piccoli risparmiatori». Nelle 56 pagine dell’ordinanza del gip Clementina Forleo, si analizza punto per punto ogni operazione illecita messa a segno da Fiorani e soci nel corso degli ultimi anni, dove i guadagni venivano spartiti tra pochi e le perdite tra tutti. In particolare tra i «clienti inconsapevoli ed evidentemente “sprovveduti” e dunque “minori”, in sostanza incrementando commissioni e spese varie o addebitando loro spese fittizie». Un gioco cui l’ordinanza del gip chiesta dai pm Fusco e Perrotti ha posto fine l’altra sera con Fiorani in carcere, nel reparto infermeria, che venerdì dovrà essere interrogato insieme al suo ex braccio destro Gianfranco Boni, il fiduciario svizzero Conti e il «tesoriere occulto» Spinelli (ai domiciliari per l’avanzata età). Provvedimenti giustificati dal pericolo d’inquinamento probatorio, pericolo di fuga (come è successo per il fiduciario svizzero Paolo Marmont) e anche di reiterazione del reato. Ancora, fanno notare gli inquirenti, Fiorani possiede ingenti liquidità nascoste in paradisi fiscali, da Montecarlo a Singapore, e solo quindici giorni fa è stata ritrovata in una cassetta di sicurezza Svizzera una quantità di documenti definita «rilevantissima».

          Le protezioni politiche. Per gli inquirenti la ragnatela d’interessi e complicità messa in piedi dagli indagati stava insomma funzionando ancora a gonfie vele fino a condizionare persino la scelta del prossimo consiglio d’amministrazione. «Va evidenziato – scrive il gip – che la rete protettiva di cui si è detto è ancora in atto essendo in corso delicate indagini volte a focalizzare ruoli ricoperti nella vicenda da personaggi di ben altro livello ed in particolare di politici di rilievo che, a detta di uno dei collaboratori (Patrini, ex dirigente di Bpl Toscana, ndr) avrebbero tratto ingenti profitti da dette operazioni».

            E ancora: «Non va poi dimenticato che le società off shore e i relativi rapporti all’estero sono tutt’ora operanti e che pertanto deve considerarsi attuale, cioè “in permanenza”, la realtà illecita emersa, mentre d’altro canto detti rapporti non sono allo stato tutti ben individuati, con la conseguenza che lo status libertatis degli indagati finirebbe inevitabilmente per compromettere l’inchiesta in corso finalizzate soprattutto all’individuazione dei profitti “spariti” e dunque per consentire la definitiva dispersione degli stessi». Il gip segnala poi che «di recente il Fiorani ha pensato bene di trasferire i fondi esistenti su conti accesi presso banche europee e in parte già individuati, a Singapore, e ciò su consiglio di Ghioldi (avvocato, ndr) per cui appare doversi ricondurre a una mera dichiarazione finalizzata a interventi repressivi …il tenore della missiva con cui Fiorani e Boni hanno di recente palesato la volontà del predetto di far rientrare in Italia detti capitali».

              La scalata ad Antonveneta. Nell’ordinanza l’operazione viene descritta attraverso le parole dello stesso Fiorani che dice «di aver organizzato la scalata assieme al finanziere bresciano Emilio Gnutti con cui aveva appunto progettato di far confluire pacchetti di azioni in “mani amiche” che ovviamente non avrebbero dovuto entrare formalmente nel patto perché si sarebbe dovuta lanciare l’Opa obbligatoria». Si cita anche il presidente di Unipol Giovanni Consorte, in questi termini: «Anche il Consorte, già emerso nella vicenda da numerose conversazioni intercettate, veniva indicato da Fiorani come soggetto che aveva partecipato alla loro iniziativa acquisendo ulteriori azioni Antonveneta, oltre a quelle già possedute, sino a raggiungere il 3,4-3,5 %».

                Pop Crema e Bankitalia. Una delle più importanti acquisizioni effettuate da Fiorani e dai suoi era stato l’istituto di credito cremasco. Operazione importante che aveva goduto di forti protezioni, almeno stando a quanto racconta uno dei testimoni, Luca Simona, vicepresidente della Summa sa: «Aveva appreso – scrive il gip – che il Fiorani aveva degli interessi in ordine alla scalata alla banca Popolare di Crema ed era stato proprio il Fiorani a dirgli che era un’operazione “sicura e garantita in quanto coperta e voluta dalla Banca d’Italia”».

                  Acquisizioni, arricchimenti. Non c’era operazione finanziaria che non portasse soldi nelle tasche private dei partecipanti. Gli arrestati «in ultima analisi si erano impadroniti del controllo di tale istituto (la Bpi, ndr) utilizzandolo – attraverso una serie innumerevole e variegata di operazioni illecite nonché attraverso l’ausilio di numerosi clienti – sia per acquisire il controllo di altri istituti di credito, ma anche e soprattutto per acquisire ingenti vantaggi patrimoniali in favore proprio e di terzi, gestendo il loro complessivo operato in pieno arbitrio, nell’assoluta assenza e nella presumibile complicità degli organi di controllo interni, esterni e soprattutto istituzionali». Così scrive Forleo, ed è una descrizione che non lascia spazio a dubbi.

                    I clienti privilegiati. Ma chi sono i «terzi» che si sono avvantaggiati delle varie operazioni? «Clienti privilegiati – dice il gip – i quali non risultavano aver sottoscritto gli ordini relativi alle singole operazioni compiute pur significativamente usufruendo di condizioni particolarmente vantaggiose quando la controparte di dette operazioni era la stessa banca». In cambio questi clienti «permettevano» ai vertici della Bpi di operare in libertà sui loro conti. Chi sono questi clienti? Il gip cita tra i «nominativi interessati dalle sue esposte anomalie» quelli di Consorte e del suo vice Ivano Sacchetti che «risultavano aver ricevuto ciascuno un affidamento per 4 milioni di euro senza alcuna garanzia, risultati utilizzati per operare su opzioni put relative a titoli Stm. Alleanza, Assicurazioni Generali, Enel, Autostrade, che avevano loro consentito di conseguire nel corso del solo 2005 guadagni per 1,7 milioni di euro ciascuno».

                      Conti e case. Soldi in mezzo mondo, e anche abitazioni. Alcune società erano state costituite da Fiorani al solo fine di investire in immobili, come la «Liberty» che era servita per acquistare una villa a Cap Martin, sulla Costa Azzurra; e come la «Giorni Sereni» con cui aveva acquistato un’altra villa, chiamata «Alberta», in Sardegna, a Cala di Volpe. Nel nome della società c’era forse tutta la sicumera del banchiere di Lodi che immaginava il suo futuro nel lusso e nella tranquillità; poi sono arrivate le manette.

                        Un bagno di denaro. Spunta anche un tentativo di occultamento in bagno, gettandoli nel water, di alcuni documenti relativi a operazioni immobiliari, realizzato nel corso di una perquisizione in casa sua dall’imprenditore edile Marino Ferrari, persona di fiducia di Fiorani. Quest’ultimo «tentava di occultare… nel locale adibito a bagno» una «copiosa documentazione concernente pratiche relative a rapporti intessuti dal Fiorani con società immobiliari quali la Immobiliare del porto, la Immobiliare Mazza-Porto Cervo e la Ifil srl», quest’ultima società che fa capo alla moglie di Fiorani. L’anomalo tentativo è stato tra l’altro giustificato da Ferrari «con il disagio e l’ emozione provati nell’ occasione». [p.col.]