“Fiorani” Il gip accusa Bankitalia

15/12/2005
    giovedì 15 dicembre 2005

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    LE SCALATE SOTTO INCHIESTA – SCOPERTI GLI AFFARI ILLECITI LA VIGILANZA DI VIA NAZIONALE CAMBIA GIUDIZIO: «MAI VISTO UN ISTITUTO NELLE CONDIZIONI DELLA POPOLARE»

      Il gip accusa Bankitalia: ha coperto Fiorani

        «Il banchiere ha operato in pieno arbitrio. Autorità istituzionali inesistenti. Traditi i risparmiatori»

          Paolo Colonnello

            MILANO
            «Il riferimento è a chi per anni, nonostante numerosi e dettagliati esposti provenienti da qualficate associazioni di consumatori e anche da privati cittadini, è rimasto inerte, tradendo numerosissimi piccoli risparmiatori, continuando pervicamente a difendere l’istituto in questione anche nell’ultima clamorosa vicenda, quella relativa alla scalata Antonveneta». Parola del gip Clementina Forleo.

              L’assunto è semplice: se Fiorani e soci hanno potuto per anni prosperare fino a trasformare una piccola banca popolare in un forziere personale per affari e interessi illeciti, qualcuno che doveva controllare e vigilare come minimo non ha svolto il proprio compito. Come minimo. Perchè poi, leggendo bene (e nemmeno troppo tra le righe), il provvedimento con il quale ieri il gip Forleo ha spedito in carcere l’ex amministratore delegato della Bpi, si capisce che le responsabilità ipotizzate dai magistrati nei confronti dell’omessa vigilanza sono ben più pesanti. Tanto che, scrive a proposito di Fiorani e soci, che hanno agito «soprattutto per acquisire ingenti vantaggi patrimoniali in favore proprio e di terzi, gestendo il loro complessivo operato in pieno arbitrio, nell’assoluta assenza e nella presumibile complicità degli organi di controllo interni, esterni e soprattutto istituzionali». E visto che, nella loro ultima relazione sull’ispezione tutt’ora in corso presso l’istituto di credito lodigiano, i funzionari della Banca d’Italia hanno evidenziato una tale vastità di “anomalie” che li hanno spinti ad affermare «di non aver mai visto una banca nelle condizioni della Lodi». Eppure di ispezioni ce n’erano state altre in questi anni: perchè prima non era mai emerso nulla?

                È chiaro dunque che la sponda – per altro accennata nelle 56 pagine del provvedimento – di questa associazione per delinquere finalizzata all’appropriazione indebita, al riciclaggio e all’aggiotaggio che l’altra sera ha portato in carcere 5 persone e ieri causato perquisizioni a tappeto ai vertici della Bpi, va ricercata nel ruolo svolto dal Governatore di Bankitalia, Antonio Fazio. Per il quale ieri i pm hanno precisato, rispondendo a un’interrogazione parlamentare di Francesco Cossiga, di non aver mai chiesto un ordine di custodia. Ma sul quale nutrono ovviamente gravi sospetti. Scrive il gip a pagina 16: «In altri termini può dirsi che la Bpl ha rappresentato per anni l’epicentro di rilevantissimi illeciti affari, con evidenti gravi ricadute sul sistema bancario e finanziario nazionale ed anche estero, e dunque con notevoli danni per i medi e soprattutto i piccoli risparmiatori». E dopo aver analizzato per quasi cinquanta pagine tutte le operazioni e gli affari illeciti del gruppo capitanato da Fiorani, giunge a queste conclusioni: «La rete di complicità che i predetti hanno avuto, oltre a coinvolgere complici di rilievo all’interno della banca, ha altrettanto evidentemente riguardato soggetti esterni ed anche istituzionali». Chi? Il gip non lo dice esplicitamente, ma il riferimento a Fazio è lampante e duro: «Ci si riferisce – scrive – non solo ai vertici di altre banche italiane ed estere e di società anch’esse italiane ed estere emerse nell’indagine… Peggio: coloro che avrebbero dovuto controllare la banca «non potevano certo essere inconsapevoli di quello che in detto istituto avveniva nè potevano aver agito – di nuovo in neretto – per tutelare tout court l’”italianità” del sistema bancario, volendosi ed anzi dovendosi a tutti i costi con essa proteggere – per evidenti e necessitate alleanze politiche ampiamente emerse durante numerose conversazioni intercettate – chi solo dall’”italianità” del sistema bancario, avrebbe potuto continuare a fruire di ingenti e illeciti profitti». Già: le alleanze politiche e gli uomini dei partiti, i cui nomi vengono omissati. «Un’attività di lobbing», racconta Fiorani nel suo verbale del 10 ottobre scorso. Ma per i pm non è così: i conti, con ricche plusavlenze, di Tarolli (Udc) e Grillo (F.I), nonchè quello della moglie del parlamentare forzista Aldo Brancher, considerato l’ufficiale di collegamento tra Berlusconi e la Lega, aperti presso la Bpi, raccontano di altri interessi che gli inquirenti ritengono adesso meritevoli di maggiori attenzioni.

                  Le indagini proseguono anche in altre direzioni. Non è un caso dunque che ieri, dopo la nottata di arresti, sono seguite perquisizioni a tappeto tra vecchie conoscenze, i cosidetti “furbetti del quartierino”, cioè i vari immobiliarsiti indagati, da Ricuci a Coppola, Zunino e Bellavista Caltagirone, i correntisti “privilegiati”, fino ai più recenti vertici di Bpl come Desiderio Zoncada, vicepresidente della banca fino a poco tempo fa, per il quale i magistrati hanno autorizzato perquisizioni perfino sulle automobili di sua proprietà.