“Fiorani” Fazio: «L’orologio in regalo? Non era nemmeno d’oro…»

15/12/2005
    giovedì 15 dicembre 2005

    Pagina 3 Primo Piano

    LA DIFESA DI PALAZZO KOCH «HO SEMPRE AGITO CON TRASPARENZA E I RAPPORTI SONO STATI CORRETTI»

      Fazio: «L’orologio in regalo? Non era nemmeno d’oro…»

        E Bossi avverte Berlusconi: attento, i giudici punteranno a destra

          retroscena
          Augusto Minzolini

            Lui, il governatore Antonio Fazio, quello che è sempre stato il nume tutelare, il Totem dell’allegra brigata del giro di Gianpiero Fiorani, se ne sta tranquillo. Addirittura con gli amici appare – o vuole apparire – serafico. Neppure l’arresto del suo pupillo, almeno apparentemente, ne ha scalfito la tempra. Nè quella strana sensazione di avere i magistrati di Milano che gli girano attorno, come gli squali che aspettano il momento giusto per colpire. «Io – ha ripetuto il numero uno di Bankitalia a tutti quelli che gli hanno parlato ieri – sono tranquillo. Ho sempre agito con trasparenza e i miei rapporti sono sempre stati più che corretti. Anche con Fiorani. Nessuno mi può accusare di niente. Per questo sono sereno, più che sereno».

              Chi legge i giornali o le notizie d’agenzia eppoi ha la fortuna di conversare con Fazio ha la netta sensazione di vivere in un paese diverso da quello del Governatore. Lui è da un’altra parte. Addirittura condisce le complesse procedure che regolano la vita dell’Istituto di via Nazionale e le storie di queste settimane, con delle battute di spirito. «La vicenda Bnl-Unipol è ancora subjudice in Bankitalia. E non credo che ne uscirà presto con un ok, anche perchè con le inchieste di queste settimane ora l’intera operazione è subjudice nel vero senso della parola». Se poi qualcuno tira in ballo con il Governatore l’elenco dei regali che avrebbe ricevuto da Fiorani, rinvenuto nel computer del numero uno della Banca Popolare di Lodi, lo invita a nozze. Fazio sull’argomento sprizza ironia. «I regali? – si infervora con i suoi interlocutori – Ma quali regali! In quell’elenco ci sono regali che mi hanno fatto e che ho fatto. Penso che sia un’usanza comune tra amici. L’orologio che ho ricevuto? Non era neppure d’oro e l’ho anche riregalato. Sono cose che avvengono in tutte le famiglie italiane: ad esempio Fiorani ha regalato un orologio a una delle mie figlie per il suo diciottesimo compleanno; e io ne ho regalato un altro ad uno dei suoi figli quando ha fatto la prima Comunione. Non credo che sia un reato, nè un peccato: succede in tutte le famiglie italiane».

                Insomma, Fazio resta Fazio. D’altra parte lui non è il solo a rimanere immobile, a non mutare posizione. Anche Silvio Berlusconi ha continuato a sposare nei confronti del Governatore la posizione di questi mesi. Gli ultimi eventi non l’hanno mutata: «Istituzionalmente – è tornato a spiegare ieri il Cavaliere – il governo non ha nessun potere per mettere fine al mandato del governatore di Bankitalia Fazio. Per cui è inutile parlarne».

                  E’ la premessa di una posizione improntata alla prudenza anche perchè per Berlusconi i contorni dell’intera vicenda sono tutt’altro che chiari. Ieri per tutta la giornata sono circolati i nomi dei parlamentari del centro-destra che potrebbero essere tirati dentro al storia di Fiorani: dal leghista Calderoli all’uomo di collegamento tra il Cavaliere e Bossi, Aldo Brancher; dal senatore di Forza Italia, Luigi Grillo, a quello dell’Udc, Tarolli. Inoltre il premier vuole anche capire se le inchieste nelle prossime settimane si allargheranno, dando impulso a quella che sta investendo una delle casseforti della sinistra, l’Unipol di Consorte. Ecco perchè il premier è attendista.

                    Ieri ha ricevuto a Palazzo Chigi sia Calderoli, sia Brancher, gli ha consigliato di muoversi con cautela e alla domanda dei suoi interlocutori che gli chiedevano cosa ne pensasse dell’arresto di Fiorani, si è limitato a dare una risposta secca: «Non sono fatti miei. E, comunque, in queste storie è meglio riflettere prima di agire. Vedere cosa c’è dietro».

                      Un ragionamento che il premier ha ripetuto nella cena con Bossi ad Arcore anche se è stato attento alle congetture del suo ospite. «Caro Silvio – è l’analisi illustrata dal Senatur – ci risiamo. Tu ne sai qualcosa. Si avvicinano le elezioni e i magistrati ci sono tornati addosso. Non farti illusioni, nel mirino alla fine ci finiremo solo noi del centro-destra. E’ già capitato in passato».

                        Già, lo scanario prospettato dal Senatur non è certo quello che piace a Berlusconi. Ma prima di muoversi, prima di prendere posizione in una vicenda che può avere gli sviluppi più impensabili, il premier vuole avere le idee chiare. Anche se come Bossi in questi anni ha maturato la convinzione che dai pm il suo schieramento non deve aspettarsi mai nulla di buono.

                          Ad esempio, uno degli ultimi arrivati nella cerchia ristretta dei consiglieri del Cavaliere, Maurizio Lupi, l’uomo forte di Cl in Lombardia, ha già in testa alcune intuizioni su quello che si potrebbe verificare nei prossimi mesi, da qui alle elezioni politiche: «Sembra di essere tornati – spiega – al ‘92-’93. La magistratura arresta Fiorani per farlo parlare o per estorcergli delle accuse. Poi prende per le palle tutta la classe politica, dal centro-destra al centro-sinistra. Quindi uccide una delle due parti e tratta con l’altra. Insomma, potrebbe colpire alcuni di noi, alcuni ds e magari poi trovare una mediazione con una parte del centro-sinistra che potrebbe non essere quella di D’Alema. Basta guardare alle dichiarazioni di alcuni esponenti della Margherita. Certo, le mie sono solo supposizioni. Ma il fatto che l’amministratore delegato di una Banca per qualsiasi atto debba avere il benestare di un magistrato non può che lasciare perplessi. Ho la netta sensazione che siamo tornati indietro negli anni. Ecco perchè dovremmo reagire tutti, come classe politica».