Fiom vara lo sciopero ma la minoranza chiede una svolta

10/09/2010

Un pacchetto di quattro ore di sciopero articolato a livello territoriale da tenersi entro il 16 ottobre, giorno in cui si svolgerà la manifestazione nazionale a Roma.
È la contromossa decisa dalla Fiom all’indomani dell’annuncio di Federmeccanica del recesso dal contratto del 2008, contenuta nel documento approvato ieri a maggioranza dal comitato centrale. Tra le 119 "tute blu" della Cgil la linea del leader della Fiom Maurizio Landini ha ottenuto 92 sì(77,3%), mentre 22 voti sono andati al documento della minoranza riformista di Fausto Durante (21,8%), ed un sindacalista si è astenuto.
Landini ha confermato che per la Fiom «rimane valido in ogni impresa il contratto firmato nel 2008 e votato da tutti i lavoratori» e, «dove necessario, il sindacato darà corso alle più opportune azioni giuridiche». Prima della naturale scadenza del contratto del 2008, ovvero entro gennaio del 2011, La Fiom terrà un’assemblea nazionale per presentare la piattaforma per il rinnovo del contratto, non riconoscendo valido il contratto nazionale siglato nel 2009 da Federmeccanica con tutte le altre organizzazioni sindacali. «È una pretesa assurda cancellare il contratto senza sentire il parere delle parti – ha sostenuto Landini –. Accettare il diktat della Fiat e far diventare Pomigliano la regola dei diritti nel nostro Paese è un grave errore perché si afferma l’idea che per lavorare bisogna cancellare i diritti». Secondo Landini le imprese «dovrebbero riflettere sul fatto che far accordi con sindacati minoritari non gli servirà a molto», perché «rischiano di non avere il consenso nelle loro fabbriche». Di qui la proposta lanciata a Fim e Uilm di sospendere qualsiasi confronto con Federmeccanica. A fianco della Fiom si è schierata anche la segreteria della Cgil che giudica la disdetta del contratto nazionale del 2008 decisa da Federmeccanica «una scelta sbagliata che accentua la divisione e, allo stesso tempo, determina la balcanizzazione delle relazioni industriali del settore». Con l’operazione decisa da Federmeccanica inoltre «si svuota di sostanza il contratto nazionale».
Sul referendum proposto dalla Fiom appare scontato il no di Fim e Uilm, che avevano già disdettato il contratto del 2008 un anno fa. La Uilm proprio ieri ha riunito la segreteria nazionale, ribadendo come con l’accordo siglato il 15 ottobre 2009 «sono confermate e migliorate le normative contrattuali e i trattamenti economici» e «questa intesa ha già superato, per fortuna, il contratto del 2008».
Anche per il numero uno dell’Ugl, Giovanni Centrella, «non è giusto semplificare la disdetta da parte di Federmeccanica del contratto 2008 come se fosse la fine del contratto nazionale o come se i lavoratori fossero rimasti senza un sistema di garanzie», perché «quel contratto è stato rinnovato nel 2009 sulla base delle nuove regole della contrattazione, non riconosciute da un solo sindacato».