Fiom: ora lo sciopero generale. Ma Camusso non ne parla

28/01/2011

La classe operaia non è morta. Gli operai esistono, e tornano a farsi sentire nelle piazze. Sono tanti: 30, forse40 mila in Piazza Maggiore a Bologna, per questo primo sciopero regionale anticipato in Emilia-Romagna. E con loro ci sono anche studenti, intellettuali, scrittori, politici, tanti cittadini. Il lavoro e i diritti conquistano la città, che parteggia per le tute blu e diffida di Marchionne, del Governo del «bunga bunga» che vuole togliere ancora a chi fatica di più e meno ha. La protesta conquista anche i cuori, perchè «senza cuore saremmo solo macchine», dice un cartello. E chiama a gran voce una protesta più grande: lo sciopero generale «per battere Confindustria, cambiare la politica e il governo del Paese», come invoca il segretario nazionale della Fiom, Maurizio Landini, al termine del suo appassionato e applauditissimo comizio; «sciopero generale subito» come urlano alcune centinaia di studenti, precari e giovani dei centri sociali che hanno conquistato il centro della piazza e che contestano per tutta la durata del suo intervento, anche se in modo soft, la segretaria della Cgil, Susanna Camusso, che di sciopero generale non parla. Una scena che ricorda quella della manifestazione del 16 ottobre scorso a Roma, quando un gruppo di manifestanti tirò per la giacchetta dello sciopero generale l’ex segretario, Guglielmo Epifani. Camusso deve alzare il tono della voce. Dal palco attacca Federmeccanica, Fiat, Confindustria e il Governo. «Non è la Fiom che tiene lontani gli investimenti stranieri dall’Italia, bensì l’immagine che il Governo sta dando dell’Italia all’estero. Se il nostro Presidente del Consiglio la smettesse di essere lo zimbello del mondo, forse le cose andrebbero diversamente ». Alla Fiat dice che «non si può governare una fabbrica come se fosse una caserma».E avverte Federmeccanica e Confindustria che «se inseguiranno quel modello, la Cgil sarà al fianco dei lavoratori e della Fiom», perchè «lo sciopero dei metalmeccanici, cominciato da Bologna, vuole affermare proprio il nostro no al modello Fiat, a chi vuole cancellare il contratto nazionale e peggiorare le condizioni di lavoro». Econclude annunciando «una grande campagna per la democrazia e la dignità del lavoro», perchè «un Paese che non ha dignità e non rispetta la democrazia non rispetta nessuno di noi»; perchè «i lavoratori devono avere il diritto di scegliere a quale sindacato iscriversi e di eleggere i loro rappresentanti». Ma slogan e fischi non si fermano, e diverse persone lasciano la piazza prima della fine del comizio. La reazione degli altri 30-40mila è comunque freddina, con pochi applausi. Quando scende dal palco, ai cronisti che le chiedono un commento, Camusso non risponde. «Basta, ho già parlato». E il suo staff si limita a dire che «a contestare erano solo una trentina». Pure Landini ridimensiona, non vuol sentire parlare di contestazione a Susanna Camusso: «Ho sentito una richiesta forte di sciopero generale, non altre cose. Ho visto invece nella piazza un consenso generale all’iniziativa di oggi e alla manifestazione. Questa a me pare la notizia vera, non trasformiamo qualche fischio nella notizia». Poi aggiunge: «Il tema c’è, mi pare che abbia un consenso ampio. Anch’io penso che sia necessario, e che ci si arriverà. Ma non si decide qui, in una manifestazione. La discussione è aperta, il direttivo della Cgil è già convocato». «Lo strumento di per sé – continua Landini – non è in grado di cambiare le cose, ma dà un messaggio forte e chiaro, unifica le persone. Dice a Confindustria che se mantiene queste posizioni si aprirà una fase di conflitto più esteso. E serve a contrastare un Governo che sul lavoro, soprattutto col ministro Sacconi, sta facendo danni senza precedenti». È stata, in ogni caso, una grande manifestazione. Il lungo corteo per i viali e le vie del centro. La piazza strapiena. Davanti al palco, gli striscioni delle fabbriche emiliano-romagnole della Fiat: Ferrari, Maserati, Magneti Marelli, Cnh. Sul palco un grande striscione: «Il lavoro è un bene comune». E gli annunci che parlano di adesioni allo sciopero dell’80, 90, 100% nelle fabbriche. Uno sciopero «sbagliato, tutto politico » per Cisl, Uil e Sacconi.