Fink licenzia 28 dipendenti

02/12/2013


L`azienda del gruppo Wiirth si unisce alla veronese Sofim

BOLZANO – La crisi colpisce ancora in Alto Adige. Dopo i 158 metalmeccanici licenziati dalla Hoppe, con la chiusura dello stabilimento di San Martino in Passiria, stavolta tocca al settore commercio: la Fink di Termeno, azienda del gruppo Wiirth specializzata in vestiario e attrezzatura da lavoro, ha siglato giovedì scorso con i sindacati del settore l`accordo per mettere in mobilità dall`i gennaio 28 dipendenti su 40. Secondo quanto appurato da Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs, l`azienda negli ultimi anni ha subito un progressivo calo dei fatturati per la congiuntura negativa in tutti i settori produttivi che acquistano vestiario e attrezzatura specifica, tanto da rendere necessaria una profonda ristrutturazione.
La soluzione individuata è la progressiva fusione con la veronese Sofim del gruppo europeo Reca. Entrambe hanno 13.000 clienti, pochissimi dei quali in comune. Fink manterrà la produzione di vestiario (il settore ricamo rimarrà a Termeno), Sofim fornirà gli utensili: insieme le due aziende avranno quasi 26.00o clienti e buone prospettive di mercato. Potranno anche beneficiare delle rispettive reti di vendita, fornendo un servizio completo. I 28 dipendenti in esubero saranno in mobilità dall`i gennaio, tranne alcuni che rimarranno fino a marzo. L`azienda ha comunque concordato un incentivo all`esodo. Rimanendo nel settore commercio e servizi, non si sblocca la vicenda dei 5o dipendenti altoatesini della Nes, più una decina della sala conta, l`azienda di vigilanza a trasporto valori incappata in una voragine che ormai superi i 104 milioni causata dallo stesso titolare con un`allegra gestione. Sei sono passati alla concorrente Battistolli, una quarantina sono quelli rimasti in Nes ma sono da due mesi senza stipendio e la cassa integrazione non è ancora partita. I sindacati del commercio attendono la convocazione al ministero del lavoro. Sempre al ministero è attesa la convocazione per la vertenza Metro, dopo che i 23 licenziamenti a Bolzano sono stati revocati: si attende che il ministero valuti la richiesta di cassa integrazione, non si sa se per un anno causa crisi o due anni per ristrutturazione. Infine la Memc, che ha da due anni 30o dipendenti su 500 in cassa integrazione: l`iniziativa dei sindacati e della rsu, d`intesa con l`azienda, per la mobilità volontaria è andata a buon fine. Undici lavoratori accompagnabili alla pensione sono interessati ad andar via nel 2014, altri 8 entro il 2017. Le parti si rivedranno la prossima settimana per un accordo. L`azienda risparmierebbe a regime 800mila euro l`anno.