Fini:«Sulla riforma degli Ordini il confronto riparte da zero»

19/07/2001

Il Sole 24 ORE.com






    Per il riassetto delle professioni il vice-premier giudica inadeguato il Ddl Fassino

    Fini: «Sulla riforma degli Ordini il confronto riparte da zero»
    Maria Carla De Cesari
    ROMA – Sulla riforma delle professioni, quando il tema sarà inserito all’ordine del giorno del Governo, il confronto ripartirà da zero. L’Esecutivo non ritiene infatti condivisibili i princìpi del disegno di legge approvato dal Governo Amato nel novembre scorso e di cui la Camera aveva solo iniziato la discussione. È stato il vicepresidente del Consiglio, Gianfranco Fini, a mettere "il punto a capo" sulla questione rispetto ai tentativi della XIII legislatura, rispondendo a un’interrogazione a Montecitorio. «I principi ispiratori del progetto di riforma che il Governo si accinge a discutere — ha detto Fini — saranno valutati nel corso di un confronto che avverrà, in particolar modo, con le categorie interessate». Due i criteri-base, secondo Fini: l’azione di riforma non dovrà essere lesiva degli Ordini professionali e si dovrà delineare un quadro in cui venga tutelata la qualità delle prestazioni a vantaggio degli utenti. Come? Saranno gli Ordini e le future Associazioni professionali riconosciute a garantire l’affidabilità dei professionisti. Accanto alla promessa di «evitare ogni misura lesiva dell’autonomia degli Ordini», Fini ha infatti preannunciato la volontà di «dare un quadro giuridico preciso alle associazioni professionali non regolamentate». Entrambe le forme di organizzazione delle professioni — Ordini e Associazioni — avranno il compito di assicurare la qualità dei servizi agli utenti. Fini, nel breve spazio concesso per la risposta all’interrogazioe di Antonino Lo Presti (An), non ha accennato alle modalità in cui verranno declinati dal Governo questi princìpi. Tuttavia, la sfida per l’Esecutivo non sarà scontata se restano fermi i due cardini del sistema professionale: Ordini, per le attività (o professioni) connotate da un rilevante interesse pubblico, e Associazioni, per "rappresentare" chi opera in campi le cui dinamiche sono in larga parte lasciate al mercato. Tuttavia, gli organismi di rappresentanza che mirano a ottenere il riconoscimento pubblico dovranno rispettare alcuni paletti e assicurare una struttura organizzativa e tecnico-scientifica adeguata. Del difficile rapporto tra Ordini e Associazioni è stato buon testimone l’ex ministro della Giustizia, Piero Fassino, che ha dovuto faticare non poco prima di arrivare a definire i compiti delle future oranizzazioni riconosciute. Anche in accordo con le direttive europee (89/48 e 92/51) il disegno di legge Fassino prevede che le Associazioni «possano rilasciare attestazioni di preparazione professionale e di qualificazione tecnico-scientifica e deontologica dei propri associati». Ma in questo quadro è stata accantonata un’ipotesi che poteva creare un pregiudizio alla funzione degli Ordini, attribuendo alle Associazioni che attingono i loro iscritti tra i professionisti degli Albi la possibilità di rappresentare per i propri aderenti un «segno distintivo del compimento di specifici percorsi formativi ovvero professionali». Infatti, più volte, gli Ordini avevano segnalato «l’assoluta necessità di evitare qualsiasi confusione di ruoli e ambito di compenze tra Ordini e Associazioni». È dunque questo un punto delicato, dalla cui soluzione dipenderà l’assetto professionale e la sua capacità di aderire ai cambiamenti e di governare l’emergere di nuove attività, senza dover ricorrere continuamente all’intervento del Parlamento per istituire elenchi di professionisti tenuti dallo Stato. Senza contare che è probabilmente impraticabile, dopo le numerose prese di posizione dell’Antitrust, percorrere a tappeto la strada di nuovi Albi per dare "visibilità giuridica" alle professioni senza Ordine.
    Giovedí 19 Luglio 2001
 
|

 
Tutti i diritti riservati © 24 ORE NetWeb S.p.A.