Fini, sfida sugli immigrati

08/10/2003

mercoledì 8 ottobre 2003
 
Pagina 2 – Interni
 
 
Fini, sfida sugli immigrati
"Diamogli il voto". Rivolta della Lega. Applaude l´Ulivo
          Appello a Berlusconi: "Richiami tutti al senso di responsabilità. E quando dico tutti intendo uno in particolare"
          Follini: "Scelta doverosa, quella legge è più di Gianfranco che di Bossi". Violante: confrontiamoci seriamente

          GIOVANNA CASADIO


          ROMA – «I tempi sono maturi per discutere del diritto di voto, almeno amministrativo, per gli immigrati». Alle 13,30 intervenendo puntuale a un convegno del Cnel a Roma sulle politiche europee per l´immigrazione il vice premier Gianfranco Fini fa l´annuncio-bomba. Un altro fronte di scontro si apre nella coalizione di governo, ma invece di frenare e calmare le agitatissime acque della Casa delle libertà, Fini rilancia. Con un comunicato, poche ore dopo, ribadisce: «Confermo che a mio avviso sono maturi i tempi per discutere del diritto di voto amministrativo per gli immigrati che vivono, lavorano, pagano le tasse in Italia e hanno ottenuto la carta di soggiorno. Spero che la Lega dimostri di esserne cosciente: non avere la nazionalità italiana non può voler dire essere cittadini di serie B».
          Scoppia la bagarre. Bossi e i suoi accusano il vice premier (e l´Udc) di portare il governo nell´anticamera della crisi. Fini risponde agli attacchi attaccando: «Berlusconi deve richiamare tutti al senso di responsabilità. Nella coalizione non può esserci qualcuno che ha libera patente di corsa e scorrazza a destra e a sinistra perché tanto parla ai suoi elettori, e altri che al contrario esercitano il senso di responsabilità». Scandisce: «Sono stato chiaro, quando dico tutti, vuol dire tutti. E da noi vuol dire in particolar modo uno». Ovvero Bossi. Chiede inoltre Fini un cambio di marcia nel governo.
          I leghisti in rivolta passano dall´incredulità («Mi risulta difficile credere che Fini abbia detto una cosa del genere», è la reazione a caldo del guardasigilli Roberto Castelli) all´ira. «Un´idea sconcertante. No al diritto di voto per gli stranieri… può finire per determinare una crisi, e quindi alla nascita di un governo tecnico. È un´azione contro Berlusconi», afferma il coordinatore del Carroccio, Roberto Calderoli. Ancora più perentorio Alessandro Cé: «Mi auguro che Fini per questioni di visibilità non voglia andare al voto». L´Udc invece plaude. Marco Follini, il segretario centrista: «Il voto agli immigrati è doveroso. La legge Fini-Bossi sull´immigrazione è più Fini che Bossi».
          Ma l´apprezzamento arriva dall´Ulivo e da Cgil, Cisl e Uil. Luciano Violante (Ds) lancia un appello: «Ora confrontiamoci seriamente». Il sindaco di Roma, Veltroni parla di «una questione di civiltà», come Pierluigi Castagnetti (Margherita). Piero Fassino ricorda che la Quercia ha lanciato una campagna per il voto agli immigrati e ora sollecita la commissione Affari costituzionali della Camera perché metta subito all´ordine del giorno la pdl di Livia Turco. Fausto Bertinotti (Prc): «È la prima cosa buona di Fini al governo». Un certo sconcerto c´è anche in An, dove solo Giampaolo Landi è disposto a presentare «una proposta con alcuni paletti». Le "aperture" di Fini riguardano anche la possibilità di abolire le quote e fare una diversa politica dei flussi (come chiede il direttore della Confindustria, Stefano Parisi). Conteggia il vicepremier in 650 mila (su 702 mila richieste) gli immigrati che saranno stati regolarizzati entro la fine dell´anno, grazie alla sanatoria. Vanta le norme più rigide anticlandestini. «Stiamo bonificando una palude. La legge funziona, alla faccia di chi gufava» conclude.