Fini rilancia il confronto: lo Statuto dei lavoratori non è un totem

11/03/2002






Per il vicepremier si deve evitare lo scontro sociale. Le aperture sul sommerso

Fini rilancia il confronto: lo Statuto dei lavoratori non è un totem


Pezzotta ha però ammonito: nelle deleghe non ci devono essere riferimenti all’articolo 18

      ROMA – Non rinunciare del tutto a intervenire sull’articolo 18 (regole sui licenziamenti), ma farlo in modo da evitare un nuovo scontro coi sindacati. Questa la linea tracciata ieri dal vicepresidente del Consiglio, Gianfranco Fini: «Dobbiamo mettere a punto una proposta che riesca a garantire che la riforma si faccia evitando i rischi di uno scontro sociale. Lo statuto dei lavoratori è della fine degli anni Sessanta. Nel 2002 non si può considerarlo ancora come un totem e dire che non si tocca: noi non vogliamo cancellare l’articolo 18, ma adeguarlo ai grandi cambiamenti in atto». E il ministro degli Affari regionali, Enrico La Loggia, è stato ancora più esplicito, spiegando che bisogna «collegare meglio, in modo più organico e funzionale l’emersione dal sommerso all’articolo 18 dello statuto». L’ipotesi che quindi ha più chance resta quindi quella di uno stralcio delle modifiche all’articolo 18 dalla disegno di legge delega sul mercato del lavoro, come chiedono Cgil, Cisl e Uil, e di un parziale recupero delle stesse nella legge sul sommerso. Il ministro dell’Economia Tremonti si è limitato a osservare «il governo deciderà unito» pur annunciando modifiche sul sommerso. In pratica, comunque, si potrebbe stabilire che alle aziende che emergono non si applica, per un certo periodo (uno o più anni) lo statuto (e quindi l’articolo 18). Queste imprese, cioè, potrebbero licenziare dietro indennizzo, senza che il giudice possa disporre il reintegro del lavoratore in azienda. Ha spiegato lo stesso La Loggia: «Visto che è stato sollevato dai sindacati un problema di difesa di diritti acquisiti, il punto dal quale ripartire è quello di concentrarsi su chi di diritti ne ha meno: chi lavora in nero o in condizioni di precariato».
      E se Fausto Bertinotti propone un referendum per estendere l’articolo 18 a tutti i lavoratori, dal sindacato non vengono segnali di disponibilità. Non solo dalla Cgil. Ma neppure da Cisl e Uil. Ieri la Cisl ha svolto la sua giornata di manifestazioni territoriali. Il segretario, Savino Pezzotta, ha parlato in un cinema romano davanti a una platea composta per la gran parte di pensionati. «Nella riscrittura della legge delega che il governo ci proporrà – ha detto – non ci devono essere riferimenti all’articolo 18, altrimenti saremmo punto e a capo». Il leader della Cisl ha quindi annunciato che «sulla base della proposta, decideremo le forme di lotta: se manterranno un intervento sull’articolo 18, la Cisl andrà allo sciopero generale». Ma non aderirà «mai a quello proposto da altri», ha aggiunto. Sindacati divisi, quindi. E polemica alta: «Quello della Cgil non è uno sciopero "generale", ma "particolare"», ha detto Pezzotta. Infine una stoccata al leader della Cgil, Sergio Cofferati: «Noi non saremo mai il sindacato di nessuno, ma dei lavoratori e dei pensionati. Questa è la nostra autonomia».
Enr. Ma.