Fini: per il governo la sola priorità è economico-sociale

02/02/2004

    31 Gennaio 2004

    CONFRONTO NEL CENTRODESTRA IN VISTA DELLA VERIFICA
    Fini: per il governo la sola priorità è economico-sociale
    Invocata «una nuova politica dei redditi» per tutelare il potere d’acquisto
    delle famiglie. Follini: «Ci sono troppi ritardi nelle riforme economiche»

    Ugo Magri

    ROMA
    Anche il rapporto annuale dell’Eurispes è entrato nella verifica di governo. Difatti An e Udc hanno brandito l’analisi presentata dall’istituto di ricerca sul disagio economico e sociale, per sostenere che c’è urgente bisogno della svolta reclamata da entrambi i partiti. Non che Gianfranco Fini e Marco Follini siano stati illuminati sulla via di Damasco: sono tesi espresse da parecchio tempo; però lo studio Eurispes ha fornito una sorta di appiglio «scientifico», una dimostrazione fattuale che l’allarme è giustificato, e non rappresenta dunque una «scusa» messa in campo dagli alleati di Forza Italia per scucire qualche poltrona in più.
    Il primo a cogliere la palla al balzo è stato il vicepresidente del Consiglio. Fini ha affidato il proprio commento a una dichiarazione dove si osserva: «Il malessere del ceto medio e la diffusa insicurezza delle famiglie sono dati che l’Eurispes forse enfatizza, ma che erano già emersi in altre indagini sociologiche e che derivano dalla grave crisi internazionale». Il leader di An ne ricava un’indicazione di rotta per governo e maggioranza: «Lo studio conferma che l’assoluta priorità nell’agenda dell’esecutivo dev’essere la questione economico-sociale». In altre parole, secondo Fini l’Eurispes segnala la «necessità di una forte politica per lo sviluppo e la ripresa del confronto con le parti sociali, per giungere a una nuova politica dei redditi in grado di tutelare il potere d’acquisto di salari, stipendi e pensioni».
    Qualcuno ha letto, in queste parole, una salva d’artiglieria indirizzata al capo del governo, un modo come un altro per mettere in guardia il premier alla vigilia della trattativa finale sulla verifica e avvertirlo che An fa sul serio. Fonti prossime a Fini, peraltro, smentiscono un’interpretazione anti-berlusconiana. Spiegano che il clima dei rapporti col Cavaliere è «costruttivo», e che a via della Scrofa c’è «ottimismo» circa il buon esito della verifica. La conclusione è slittata alla settimana nuova, ma solo perché ieri Berlusconi era impegnato al vertice quadrilaterale in Slovenia, oggi e domani saranno giorni consacrati al relax.
    Letta in filigrana, comunque, l’uscita di Fini ha un chiaro bersaglio polemico: Giulio Tremonti, con il quale il vice-premier è notoriamente ai ferri corti. Lo accusa di avere il braccio corto, di non osare abbastanza, di lesinare le risorse allo sviluppo. E poi di tenere un atteggiamento troppo rigido coi sindacati sulle pensioni, laddove Fini vorrebbe coinvolgere Cisl e Uil in una sorta di nuova «politica dei redditi». La verifica, secondo il leader di An, deve servire proprio a mettere nero su bianco queste priorità, e a riequilibrare il potere decisionale nella «stanza dei bottoni».
    Sia pure con tono assai soft, nemmeno Follini ha perso la battuta. «E’ un documento sul quale meditare», ha detto il segretario dell’Udc, «anche se va inserito in un quadro mondiale certo non roseo». Sotto accusa non è tanto la gestione della finanza pubblica, quanto «il ritardo strutturale del comparto economico nazionale». E’ un chiodo su cui l’Udc batterà durante la stesura del documento politico-programmatico destinato a concludere la verifica. Ma gli ex-Dc si ergeranno anche, nell’occasione, a strenui difensori dell’euro che Lega Nord Flash (foglio del Carroccio) ieri ha di nuovo bersagliato. Un’interpellanza presentata da Luca Volontè, capogruppo centrista alla Camera, chiede al ministro delle Attività produttive l’elenco in dettaglio delle «misure prese per contrastare la forte lievitazione dei prezzi al consumo negli ultimi mesi». L’Udc poi chiede lumi sulle iniziative con le quali il governo intende agire nel futuro sul fronte dei prezzi e rivolge ad Antonio Marzano una serie di quesiti da cui si deduce che c’è l’intento di mettere il ministro sotto pressione. Sono contestazioni alle quali Marzano, nelle ultime settimane, ha fatto il callo. Il suo nome è stato spesso indicato tra coloro che in un possibile rimpasto avrebbero rischiato il posto. Ma il mite professore napoletano s’è difeso, dicono, con una grinta insospettata. Quando pareva che fosse An a chiederne la testa, si racconta che Marzano abbia apostrofato Fini nei seguenti termini: «Volete che me ne vada? Benissimo, allora non dovete far altro che votarmi una mozione individuale di sfiducia…».