Fini: niente stralci, dialoghiamo sul resto

04/02/2002





Il vicepremier rilancia una �concertazione alla Ciampi� e propone di congelare le norme sui licenziamenti – Spot del Governo senza art.18
Fini: niente stralci, dialoghiamo sul resto
�Ora concentriamoci su pubblico impiego e Mezzogiorno�
Lina Palmerini
ROMA – Le risorse sul pubblico impiego, l’articolo 18, gli scioperi degli scorsi giorni e il via alla campagna di spot del Governo sull’occupazione (che non conterranno messaggi sulle nuove misure decise sui licenziamenti). Nel Consiglio dei ministri di ieri il tema "sociale" dei rapporti tra Esecutivo e sindacati ha impegnato buona parte del tempo e delle discussioni. A gestire questa partita, oltre al titolare del Welfare, Roberto Maroni, � ormai soprattutto il vicepremier Gianfranco Fini che ha delineato quale deve essere la rotta del Governo. Una rotta che, per�, � necessariamente sul breve termine perch� gli esiti della vertenza sui contratti del pubblico impiego cambieranno radicalmente l’attuale quadro. Firmare un’intesa o rompere la trattativa traccer�, infatti, due scenari molto diversi nelle relazioni sociali e quindi nelle decisioni sull’articolo 18 e sulla previdenza. Per il momento il percorso disegnato da Fini prevede un accantonamento dell’articolo 18 (senza stralcio) per concentrare tutti gli sforzi negoziali e di dialogo sulla vertenza del pubblico impiego, sul Mezzogiorno (su cui ha chiesto l’apertura di un tavolo), su fisco e previdenza. Si spengono, quindi, i riflettori sullo scontro sui licenziamenti e si mettono in primo piano altri temi recuperando lo spirito della �vera concertazione� quella cio� di un dialogo che �non vieti al Governo di decidere�. Una linea che � stata condivisa dal ministro delle Politiche Agricole Alemanno e delle Politiche comunitarie Buttiglione che avrebbe aggiunto: �� il metodo come lo intende Ciampi che poi si � trasformato in una concertazione con diritto di veto�. Tutto il discorso di Fini � partito dalla discussione sulla campagna di informazione del Governo sull’occupazione ieri avallata dal Consiglio dei ministri. Gli spot non avranno alcun messaggio sull’articolo 18, almeno in un primo momento, ma solo sulle riforme che ci chiede l’Europa e quelle che ha gi� fatto il Governo. �Sarebbe un’inutile provocazione� � stato detto avallando una decisione molto significativa, coerente con la linea di prudenza sostenuta da Fini, ma che soprattutto tiene aperta la porta a cambi di rotta. Il pubblico impiego � la vera spina nel fianco. �C’� una proposta innovativa che spero possa essere accettata dai sindacati�, ha annunciato il premier Silvio Berlusconi che, nella conferenza stampa dopo il Consiglio dei ministri, si � detto ottimista sulla crescita (si dovrebbe assestare al 2%) e sull’occupazione. L’ipotesi sarebbe quella di legare (e giustificare) il maggior esborso di risorse pubbliche con l’efficienza e la produttivit� della pubblica amministrazione. Il nodo, per�, � la quantit� di risorse che il Governo metter� sul tavolo luned�, nel prossimo incontro con Cgil, Cisl e Uil, che determiner� anche il modo in cui verranno distribuite. C’� una linea di rigore e di intransigenza, espressa anche in Consiglio dei ministri, dal titolare dell’Economia, Giulio Tremonti che si � "scontrata" con quella pi� morbida di Fini e del ministro Frattini che vogliono portare a casa un accordo dirimente nella partita con i sindacati. Sembra che il Tesoro non sia disposto a dare pi� di 500-650 miliardi di lire: una cifra che sicuramente porterebbe alla rottura della trattativa e allo sciopero generale del 15 febbraio. Per questa ragione si sta lavorando ancora per arrivare a un punto di caduta diverso, pi� vicino alle richieste sindacali (2,1%, circa 2mila miliardi di lire) e che potrebbe aggirarsi tra i 500 e i 750 milioni di euro. Intanto ieri Cgil, Cisl e Uil unitariamente hanno "bocciato" il documento consegnato dal Governo gioved� e ne hanno riscritto uno nuovo con le controproposte. �Mi auguro – ha detto Antonio Foccillo, segretario confederale Uil – che luned� si ricominci a trattare su tutto perch� il testo dell’Esecutivo non ci convince in pi� punti: non � chiara la data di partenza degli aumenti, si parla di un’ispirazione alla politica dei redditi mentre noi chiediamo un rispetto di quelle regole, e anche sulla contrattazione e privatizzazione ci sono punti poco chiari�. Ma al Consiglio dei ministri di ieri si � parlato anche degli scioperi sull’articolo 18 che si sono appena conclusi. Una relazione di Maroni (che ha toccato anche le pensioni), molto ascoltata dal premier,"rassicurato" sull’effettivo impatto delle agitazioni. L’Esecutivo, per�, � preoccupato per il settore dei trasporti. �Le proteste sull’articolo 18 mi sembrano un pretesto. Noi stiamo solo cercando di importare un pezzettino d’Europa�, ha detto Maroni. Il dialogo, comunque, non si interrompe hanno ripetuto il ministro leghista e il suo sottosegretario Maurizio Sacconi che ha anche riproposto un confronto sulla riforma degli ammortizzatori sociali. Entrambi per� sono stati attaccati dai sindacati. �L’invito di Maroni � incomprensibile�, ha ribattuto Sergio Cofferati, leader della Cgil ripetendo la richiesta sindacale di uno stralcio dell’articolo 18 e accusando il Governo di voler �cancellare il sindacato�. Anche i leader di Cisl e Uil, Savino Pezzotta e Luigi Angeletti hanno ripetuto la richiesta di stralcio. Pezzotta ha anche invitato Confindustria �a non incitare il Governo a un braccio di ferro�. Ma sull’articolo 18 �il sindacato racconta bugie – ha detto ieri il direttore generale di Confindustria, Stefano Parisi – e non informa correttamente sul fatto che la riforma non lede i diritti di chi gi� lavora mentre crea occupazione per chi non ce l’ha. Il nostro intento non � licenziare n� di distruggere i sindacati ma allinearci all’Europa e allargare la base occupazionale anche per il bene delle finanze pubbliche�.

Sabato 02 Febbraio 2002