Fini: l’art. 18 è un simbolo e noi vogliamo colpirlo

03/12/2001


La Stampa web





ECONOMIA
Domenica 02 Dicembre 2001
Scontro sui licenziamenti
Fini: l’art. 18 è un simbolo e noi vogliamo colpirlo
ROMA Sintomatico che Gianfranco Fini ne parli già al passato. «Per i sindacati l’articolo 18 era un dogma, un simbolo» dice Fini parlando all’Assemblea nazionale di An. Va giù duro: «il governo ha voluto colpire questo simbolo. Sull’articolo 18 l’intervento del governo è stato simbolico e tutt’altro che antisociale, e ha determinato una protesta altrettanto simbolica». I sindacati, secondo il vice presidente del Consiglio, sono ormai divisi, la Cgil isolata. «Non è vero come qualcuno ha sostenuto che questa polemica abbia compattato i sindacati, anzi: la Cgil è stata isolata» dice Fini. Che avverte: «il dialogo sociale non è un obbligo di intesa preventiva». E accusa: «il volantino della Cgil sul licenziamento dei dipendenti pubblici è un autentico falso». Stessa linea di Silvio Berlusconi, che ieri ha bollato come «menzogne» le accuse del leader della Cgil, Sergio Cofferati. Mentre il capogruppo Ds alla Camera, Luciano Violante, ha ammesso che «non bisogna fermarsi solo sulla difesa dell’articolo 18» e che «bisogna sviluppare anche le difese dei lavoratori a tempo determinato», Cofferati è tornato a denunciare «un attacco aggressivo, vistoso, pesante e privo di fondamento» ai diritti dei lavoratori da parte del governo. «Siamo in presenza di annunci e atti concreti assai pericolosi. Si ricorre ad una mistificazione dell’idea di libertà», ma si è in presenza di «un attacco ai diritti che avviene sotto una coltre di menzogne e bugie». «Mettere in discussione un modello di relazioni e gli effetti della concertazione sostituendola con il dialogo sociale – ha ribadito Cofferati – non può che avere come conseguenza il conflitto. L’attacco non è solo ai diritti individuali, ma anche a quelli collettivi, al sindacato in quanto tale. La verità – ha detto il segretario della Cgil – è che non sono stati capaci di scegliere la via alta alla competizione, hanno adottato quella bassa che presuppone il taglio dei costi e dei diritti. Sebbene non propriamente compatto, il fronte sindacale, almeno per ora, sembra tenere. «Credo che sull’articolo 18 sia oggi difficile trovare dei grossi punti di mediazione» ha chiarito il leader della Cisl, Savino Pezzotta. «Il governo – ha detto – deve stare attento a valutare i prossimi passi. La Cisl resta disponibile al confronto. Occorre però che tutti gli impedimenti siano sgombrati dal campo. Se il governo voleva affrontare questi temi non doveva usare lo strumento della delega. Doveva porre le questioni e si sarebbe ragionato» ha detto Pezzotta. «Il dialogo sociale è essenziale per ricercare il massimo consenso possibile nelle scelte di modernizzazione del mercato del lavoro e delle relazioni industriali, ma la responsabilità politica è pur sempre dei governi» ha però ribadito il ministro del Lavoro, Roberto Maroni. «Il governo italiano – ha detto Maroni – non intende abdicare al compito al quale è stato chiamato democraticamente dagli elettori, procedendo con determinazione nel senso della modernizzazione, così come precisato nel Libro Bianco. Esistono indiscutibilmente soluzioni rispettose delle tradizioni nazionali che devono essere elaborate autonomamente dai governi con la collaborazione delle parti sociali». «Esattamente il 2 febbraio di quest’ anno» ha ricordato il ministro delle attività produttive, Antonio Marzano, «la Uil proponeva la sospensione nel Mezzogiorno dell’ articolo 18. Noi proponiamo una cosa molto più limitata, cioè che questo si continui ad applicare per tutti i lavoratori che hanno già un contratto a tempo indeterminato, per cui non cambierà nulla per gli occupati». «Per i lavoratori che provengono da aziende sommerse e che non hanno alcuna garanzia invece – ha proseguito Marzano – per i giovani con contratti a tempo determinato in scadenza, per i dipendenti di aziende con meno di 15 occupati, prevediamo il contratto a tempo indeterminato senza obbligo di reintegro in caso di licenziamento. Mi sembra una proposta ragionevole». [r. r.]
SI FA DIFFICILE IL CONFRONTOTRA GOVERNO E SINDACATI CREMASCHI TORNA A ROMA Giorgio Cremaschi (foto) lascia, dopo quasi otto anni, la guida della Fiom Piemonte: il congresso regionale del 19 e 20 dicembre nominerà il suo successore. Tornerà a Roma, candidato alla segreteria nazionale di «Essere sindacato», la corrente di minoranza della Cgil.
PENSIONI, NUOVO INCONTRO Nell’incontro governo-sindacati di martedì prossimo il governo proporrà probabilmente la decontribuzione per i nuovi assunti. Sarebbe un incentivo alle imprese in cambio della cessione di una parte consistente del Tfr da destinare ai fondi di previdenza integrativa (nella foto il ministro Maroni). I GIOVANI: POSTO FISSO ADDIO Ai ragazzi italiani, secondo una ricerca delle Acli, il lavoro piace autonomo, con orario flessibile, organizzato sul gruppo. Il posto dovrebbe avere un orario flessibile per il 53,1% degli intervistati; ma per il 73,1% dovrebbe avere anche un luogo definito e per il 55,5% una retribuzione fissa in base all’orario.


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